Differenze tra le versioni di "Indro Montanelli e Mario Cervi"

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*Due giorni dopo il Natale (1979) le truppe sovietiche invadevano l'[[Afghanistan]] portando al loro seguito un Quisling, Babrak Karmal, che si insediava alla testa del Paese dopo che il suo predecessore Amin (anche lui asservito a Mosca, che tuttavia non lo gradiva più) era stato spicciativamente ammazzato. Sorte toccata del resto anche al predecessore del predecessore, ossia Taraki. Il mondo libero insorse, il Consiglio di sicurezza dell'Onu non poté votare una risoluzione di condanna solo perché l'Urss oppose il suo veto, il presidente degli Stati Uniti [[Jimmy Carter|Carter]] deliberò una serie di sanzioni contro l'Urss, la più clamorosa delle quali fu il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca dell'estate successiva. Anche in Italia la deplorazione fu sostanzialmente unanime. Ad essa si associò il Pci, ricorrendo tuttavia all'espediente che, in circostanze come questa, gli consentiva di non rinnegare totalmente le sue amicizie e il suo passato. Berlinguer si fece apostolo di pace, fustigò tutti gli imperialismi (l'Afghanistan come il [[Vietnam]], i Pershing e i Cruise come gli SS 20, la Nato che era in [[Germania]] o in Italia come l'Armata Rossa che era in [[Polonia]] o nella [[Repubblica Democratica Tedesca|Germania Est]]). «Fermiamo la corsa al riarmo, fermiamo il pericolo atomico» fu uno dei suoi ''slogan'' generosi ed evasivi. (pp. 66-67)
*L'equivoca storia di [[Ciro Cirillo]] è riaffiorata anche di recente nelle cronache della malapolitica napoletana: alla quale senza dubbio appartenne; così come appartenne ad una estrema fase del terrorismo durante la quale – per alleanze carcerarie o per collusioni d'altro genere – le Br vollero agganciare la criminalità organizzata, o ne furono in qualche misura agganciate. Più rilevante, ai fini d'un giudizio sul comportamento delle autorità, è il diverso modo in cui il caso Cirillo fu trattato, in confronto al [[caso Moro]]. È vero che l'immagine pubblica del piccolo assessore napoletano non era paragonabile a quella del presidente democristiano; è vero che l'adesione alla trattativa, e il coinvolgimento in essa di capi camorristi – e anche, sembra, del faccendiere Pazienza – non ebbero carattere di ufficialità. Ma la vita di Ciro Cirillo poté in qualche modo sembrare più importante della vita di Aldo Moro: e i fautori della trattativa per Moro osservarono ragionevolmente che il fronte della fermezza – la Dc in particolare – non aveva obbedito, irrigidendosi allora, a un principio sacro e inviolabile, ma a motivazioni contingenti: che poterono, a distanza di pochissimi anni, essere tranquillamente trasgredite. Non sappiamo, essendo stato trovato un miliardo e mezzo per salvare Cirillo, quanti milioni siano stati trovati per le famiglie dei due uomini di scorta abbattuti. Speriamo molti. (pp. 126-127)
*Mentre lo Spadolini II decollava per un breve e periglioso viaggio a Palermo venivano falciati, in un agguato di strada (3 settembre 1982) il prefetto [[Carlo Alberto dalla Chiesa|Carlo Alberto Dalla Chiesa]] e la giovane moglie Emanuela Setti Carraro. La mafia lanciava così allo Stato una sfida di ferocia e arroganza senza precedenti, abbattendo l'uomo che della guerra alle cosche avrebbe dovuto essere – senza averne i mezzi e l'autorità – il condottiero, e che ne era comunque la personificazione. C'era stato un tempo in cui la mafia patriarcale e contadina, surrogato perverso ma a suo modo efficiente dello Stato assente o carente, s'era astenuta dal suscitare il clamore e le reazioni violente ch'erano inevitabili quando veniva scelto, come bersaglio, un esponente di primo piano delle istituzioni. Quel tempo era passato da un pezzo. Legata a reti criminali internazionali per il traffico di droga, fortemente collegata alla politica e all'amministrazione nella speculazione edilizia e nell'assegnazione degli appalti, pronta a negoziare il «voto di scambio» (come nelle sue stagioni remote), ma pronta anche a uccidere chi si rifiutasse di scambiare, la mafia s'era, se possibile, imbarbarita: anche quella in doppiopetto. Al fucile a canne mozze aveva associato il mitra e l'esplosivo, i pezzi da novanta alla [[Calogero Vizzini]] erano diventati ''boss'' alla [[Lucky Luciano]], era esperta di omicidi, della lupara bianca ma anche di computer e di riciclaggio del denaro sporco. (pp. 143-144)
*Il 24 giugno 1985, al primo scrutinio, [[Francesco Cossiga|Cossiga]] passò con 752 voti favorevoli e 141 schede bianche. L'eletto disse di voler essere il Presidente «della gente comune» e restituì la tessera della Dc. Gesto che fu dai più considerato formale, ma che più tardi si rivelò invece indicativo d'un deliberato distacco dal partito cui Cossiga aveva sempre appartenuto. Craxi fu sveltamente confermato alla Presidenza del Consiglio, Fanfani ridivenne Presidente del Senato. (p. 176)
*Tra tante celebrità, nessuno fece caso ad un senatore, anzi ad un ''senatur'', che la Lega lombarda era riuscita a portare a Palazzo Madama (insieme a un deputato, l'architetto Giuseppe Leoni, a Montecitorio). Si chiamava [[Umberto Bossi]] e pareva destinato, con la sua pronuncia brianzola e le sue cravatte da bar dello sport, a far magra figura tra gli incalliti marpioni. (p. 220)
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