Differenze tra le versioni di "Thomas Mann"

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La Germania e i tedeschi
(La Germania e i tedeschi)
*Proprio "lui" dimostrò cosa fosse in realtà il dispotismo: prima non se ne aveva avuto un concetto ben definito e, per completare il significato del termine, doveva arrivare un re in grado di lavorare come lui. Egli creò però anche una varietà di dispotismo: era il despota illuminato, in quanto i suoi sudditi potevano pensare e dire ciò che volevano, purché lui, da parte sua, potesse fare ciò che voleva, e questo era un accordo proficuo per entrambe le parti, come si fu costretti ad ammettere. Le religioni non avevano importanza, dato che le disprezzava. Nei suoi stati gli atei perseguitati trovarono non solo asilo, ma anche impieghi ufficiali. Non si curava delle satire, degli scritti denigratori e dei libelli indirizzati contro di lui; non temeva lo spirito perché, finché esso era innocuo, sapeva trovare un giusto equilibrio fra amore e disprezzo. Quando sentì parlare di un suddito tendenzialmente critico, chiese:<br />«Ha centomila uomini? Se no, cosa volete che me ne preoccupi!». (p. 21)
*Federico scrisse l'''Antimachiavelli'', ma non si trattava di ipocrisia, era semplicemente letteratura. Amava l'umanesimo, la ragione, la secca chiarezza — un amore problematico, derivato dagli elementi demoniaci e utilitari riuniti in lui. Così amava Voltaire, il figlio dello spirito, il padre dell'illuminismo e di ogni cultura antieroica. Baciava la mano magra che scriveva: «Odio tutti gli eroi», ed egli stesso faceva dell'ironia sulla guerra dei sette anni con le parole «debolezze eroiche». Metteva però anche nero su bianco: se avesse voluto punire una provincia, l'avrebbe fatta governare da letterati; il suo illuminismo era così superficiale, che se ne sentiva immune. Quando poi vuole chiarire il vero motivo che lo ha indotto a scambiare la dolce quiete di una vita dedita alla letteratura con i tremendi sforzi ed i sanguinosi orrori della guerra, parla in generale di un «segreto istinto». Ciò che egli definisce in questo modo era più forte della letteratura: diresse le sue azioni e decise della sua vita; ed è un concetto tipicamente tedesco che questo istinto segreto, questo elemento demoniaco fosse in lui sovrumano: era la forza del destino, lo spirito della Storia.<br />In fondo era una vittima. Egli pensava ad ogni modo di essersi sacrificato: nella giovinezza per il padre e nella maturità per lo Stato. Ma sbagliava se pensava che sarebbe stato libero di agire diversamente. Era una vittima. Doveva agire ingiustamente e vivere contrariamente al pensiero; non gli fu concesso di essere un filosofo, ma dovette fare il re, perché un grande popolo compisse la sua missione nel mondo. (pp. 77 sg.)
 
==''La Germania e i tedeschi''==
===[[Incipit]]===
Signore e Signori! Se mi penso qui davanti a loro, settantenne, e, inverosimile a dirsi, già da parecchi mesi cittadino americano che parla inglese, o che almeno si sforza di farlo, ospite, anzi membro ufficiale di un istituto statale americano che ha invitato lorsignori per ascoltarmi, se mi penso a questo modo, ho l’impressione che la vita sia fatta della stessa materia di cui son fatti i sogni. Tutto è così singolare, incredibile, inatteso! Anzitutto mai ho pensato che sarei giunto a questa età patriarcale, quantunque teoricamente già presto lo abbia ritenuto desiderabile.
 
===Citazioni===
*Quando si è nati Tedeschi si ha a che fare con il destino tedesco e con la colpa tedesca. Distanziarsi criticamente da essa non dovrebbe tuttavia venire interpretato come tradimento.
*Il nostro massimo poema, il ''Faust'' di Goethe, ha per protagonista l’uomo al confine tra Medioevo e Umanesimo, l'uomo che si arrende al demonio e alla magia per temeraria sete di conoscenza. Dove l'orgoglio dell'intelletto si accoppia all'arcaismo dell’anima e alla costrizione, là interviene il demonio. E il diavolo, il diavolo di Lutero e di Faust, mi sembra essere figura tedeschissima.
*Martin Lutero, gigantesca incarnazione dell’indole tedesca, era straordinariamente musicale. Io non lo amo, lo confesso apertamente. Ciò che è estremamente tedesco, separatista e antiromano, antieuropeo, mi sconcerta e mi spaventa anche quando si presenta come libertà evangelica e come emancipazione spirituale, mentre ciò che è specificamente luterano, la villania collerica, le invettive, l’eruttare infuriato, la spaventosa vigoria mischiata a delicata profondità d’animo e a massiccia credenza superstiziosa nei demoni, negli incubi e nei mostri, suscita la mia istintiva ripugnanza. Non mi sarebbe piaciuto essere ospite alla tavola di Lutero, mi sarei probabilmente sentito come nella dimora di un orco, mentre son persuaso che me la sarei cavata molto meglio con Leone X, cioè con Giovanni de’ Medici, il cortese umanista che Lutero soleva chiamare "la scrofa del demonio, il Papa".
*Perché l’impulso di libertà tedesco deve sfociare sempre in una non-libertà interiore? Perché dovette diventare alla fine persino attentato alla libertà altrui, alla libertà medesima? La ragione sta in ciò: che la Germania non ha mai conosciuto una rivoluzione e non ha mai imparato a conciliare il concetto della nazione con quello della libertà.
*(Il tedesco) Non è per nulla perfido di indole, è anzi incline alle cose intellettuali e ideali, ma considera la politica null’altro che menzogna e delitto, inganno e violenza, qualcosa insomma di pienamente e assolutamente lurido, e, quando vi si dedica per ambizione internazionale, la esercita in base a tale filosofia.
 
===[[Explicit]]===
In ultima analisi la sventura tedesca è soltanto il paradigma per la tragicità della vita umana, in generale. Abbiamo bisogno tutti di quella Grazia di cui ha bisogno, e con tanta urgenza, la Germania.
 
==''Giuseppe il nutritore''==
*Thomas Mann, ''Carlotta a Weimar: romanzo'', traduzione di Lavinia Mazzucchetti, Mondadori, Milano, 1970.
*Thomas Mann, ''Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull'', traduzione di Lavinia Mazzucchetti, Mondadori, Milano, 1978
*Thomas Mann, ''Della repubblica tedesca'', in Lavinia Mazzucchetti (a cura di), ''Moniti all'Europa'', traduzione di Cristina Baseggio, introduzione di Giorgio Napolitano, Mondadori, Milano, 2017. ISBN 978-88-04-68173-1.
*Thomas Mann, ''La Germania e i tedeschi'', in Lavinia Mazzucchetti (a cura di), ''Moniti all'Europa'', traduzione di Lavinia Mazzucchetti, , introduzione di Giorgio Napolitano, Mondadori, Milano, 2017. ISBN 978-88-04-68173-1.
*Thomas Mann, ''Doctor Faustus: la vita del compositore tedesco Adrian Leverkuhn narrata da un amico'', traduzione di Ervino Pocar, Mondadori, 1952.
*Thomas Mann, ''Federico e la grande coalizione. Un saggio adatto al giorno e all'ora'', a cura di Nada Carli, Edizioni Studio Tesi, 1986.
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