Differenze tra le versioni di "Friedrich Meinecke"

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*Le rigorose regole metodiche che si imparano nei seminari, la paziente raccolta ed esame delle fonti e delle loro particolari qualità e rapporti: tutto ciò non significa pedanteria di consorteria. Lo si adopera invece come chiodi e ferri applicati alle scarpe, per ascendere al ripido ghiacciaio della conoscenza. L'immagine è già troppo utilitaria, poiché è in {{sic|giuoco}} qualcosa di etico. Chi crede di possedere il dono dell'intuizione, può sentirsi indagatore avendo la coscienza tranquilla solo se eserciti una rigorosa critica metodica e si fedele nelle piccole cose. (p. 89)
*[...] la scienza libera era da identificarsi con la scienza priva di presupposti della quale aveva parlato [[Theodor Mommsen|Mommsen]]? È stato spesso dimenticato che lo stesso Mommsen, in una seconda dichiarazione, ha smorzato il concetto, nel senso di sostenere che l'essere priva di presupposti era soltanto la «meta ideale, cui ogni uomo di coscienza tende, ma che nessuno raggiunge né può raggiungere». Già allora questa parola d'ordine non mi persuadeva del tutto, e ben presto sono andato oltre, vedendo nei presupposti sotto i quali studiamo non solo una remora con la quale dobbiamo seriamente lottare, ma anche una fonte di forza spirituale di cui non possiamo fare a meno. Anche questo fa parte delle contraddizioni ed antinomie della vita, le quali ci {{sic|dànno}} lotta, dolore e felicità. Nelle dolorose esperienze fatte dal 1914, abbiamo cominciato ad imparare a comprendere più nettamente queste irrecusabili antinomie. (pp. 180-181)
*[...] nella stessa [[Strasburgo]] non si scorgevano vuoti fra passato e presente. Medioevo romanico e gotico, barocco e le più recenti costruzioni dopo il 1871, stavano tutti l'uno addosso all'altro, costituendo, non proprio un'unità armoniosa, ma tuttavia quella unità e continuità della vita storica che sovrasta anche le più enormi tensioni e ricorda la continua lotta e le alterne fortune dei popoli. Il [[Cattedrale di Strasburgo|duomo di Strasburgo]] costituisce il più possente centro di questa unità. Spesso ci sembrava che fosse stato costruito non dalla mano dell'uomo, ama dall'eternità, quale monito alle passeggere generazioni degli uomini, perché servissero l'eterno con le loro deboli forze, e in particolare servisse ai Tedeschi perché si mostrassero degni di questo duomo. [...] E nel guardare la meravigliosa abside romanica, avevo la sensazione che qui fosse nascosto ancora un supremo e impenetrabile mistero (come accade forse in ogni grande esperienza storica).(pp. 184-185)
*[[Firenze]] divenne per me una rivelazione che mi rese infinitamente felice. Per quante opere d'arte del [[Rinascimento]] italiano avessi già veduto in riproduzioni, e negli originali dei musei di [[Berlino]], [[Monaco di Baviera|Monaco]] e [[Parigi]], solo ora esso mi apparve non solo come una bellezza da godere esteticamente, ma come il culmine supremo della vita di un popolo altamente dotato, in cui civiltà e Stato operavano nel modo più intimo l'uno sull'altro. E ovunque sentii anche la tragicità insita in questa grandezza e nella sua caduta. (p. 206)
*{{NDR|L'inizio della [[Prima guerra mondiale]]}} Fu un momento decisivo della mia vita, di natura singolare, inserito in un grandissimo momento decisivo di un'epoca, che in quel torno di tempo si poteva solo intuire, ma non riconoscere con precisione. Oggi lo sappiamo: stava finendo l'{{sic|èra}} borghese, l'{{sic|èra}} in cui la personalità autonoma era riuscita ancora ad affermarsi, nonostante la tensione, continua ma anche feconda, con tutte le potenze superpersonali della vita. Cominciava l'{{sic|èra}} di un legame e di un'integrazione più forte, e che diveniva sempre più forte, della personalità in queste potenze della vita; e allora la personalità rischia di decadere a semplice funzione, senza valore autonomo; a persona strumentale, com'è stato detto. (p. 274)