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'''Enrico Panzacchi''' (1840 – 1904), poeta, critico d'arte e critico musicale italiano.
 
==''MortiIn ealto viventimare''==
*''È sdrucito il navil: l'ira del fiotto | tregua non ha, || ecco ... l'ultima antenna il vento ha rotto: | Signor, pietà!''
*Ora io vi domando: questa teoria, che è poi il caposaldo di tutta la poetica di [[Théodore de Banville|{{sic|Teodoro di Banville}}]], consistente nell'attribuire ad una parola, solo perché ha ufficio di rimare il verso, una forza di rappresentazione così autonoma e così invadente e un valore di evocazione tanto grande che tutto il resto rimane poco più di un'ombra o di un riempitivo, non dà anche a voi, come dà a me, il sospetto che essa sia il primo nocciolo intorno al quale s'incrostano poi di mano in mano tutte le forme del simbolismo letterario? (p. 90)
*''Fugge dai petti l'ultima speranza: | la morte è qua. || Non un'ombra di vela in lontananza... | Signor, pietà!''
 
*Poiché il loro principio fondamentale, se è dato di afferrarlo netto e intero entro il balenio dei loro versi e nel vago crepuscolo della loro prosa ondeggiante, si ridurrebbe in sostanza a questo: le parole e le frasi del linguaggio oltre i loro significati oggettivi e noti all'universale, hanno per chi possegga uno squisito senso artistico, un valore di impressione e di associazione ideale e fantastica tutto proprio del loro organismo fonetico e della loro stessa configurazione grafica. Il poeta che arrivi, per singolare privilegio della sua natura, a intuire questo significato "simbolico" della Parola e acquisti l'abilità di maneggiarla efficacemente, è assunto, per questo, al piccolo e glorioso sodalizio dei Simbolisti. (p. 91)
 
*[[Ernesto Masi]] è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. (p. 113)
 
==''Lyrica. Romanze e canzoni''==
*''Dal fresco rezzo della stanza mia | veggo laggiù brillar nitidamente | l'asciutta rena e i sassi del torrente, | che un limpido fil d'acqua al fiume invia: || rompe il verde del pian la bianca via | che s'allontana tortüosamente; | presso la siepe, al sol, dorme un pezzente | del suo magro cagnuolo in compagnia.'' (da ''Meriggio'', 1-8)
 
==''InMorti altoe mareviventi''==
*Ora io vi domando: questa teoria, che è poi il caposaldo di tutta la poetica di [[Théodore de Banville|{{sic|Teodoro di Banville}}]], consistente nell'attribuire ad una parola, solo perché ha ufficio di rimare il verso, una forza di rappresentazione così autonoma e così invadente e un valore di evocazione tanto grande che tutto il resto rimane poco più di un'ombra o di un riempitivo, non dà anche a voi, come dà a me, il sospetto che essa sia il primo nocciolo intorno al quale s'incrostano poi di mano in mano tutte le forme del simbolismo letterario? (p. 90)
*''È sdrucito il navil: l'ira del fiotto | tregua non ha, || ecco ... l'ultima antenna il vento ha rotto: | Signor, pietà!''
 
*''Fugge dai petti l'ultima speranza: | la morte è qua. || Non un'ombra di vela in lontananza... | Signor, pietà!''
*Poiché il loro principio fondamentale, se è dato di afferrarlo netto e intero entro il balenio dei loro versi e nel vago crepuscolo della loro prosa ondeggiante, si ridurrebbe in sostanza a questo: le parole e le frasi del linguaggio oltre i loro significati oggettivi e noti all'universale, hanno per chi possegga uno squisito senso artistico, un valore di impressione e di associazione ideale e fantastica tutto proprio del loro organismo fonetico e della loro stessa configurazione grafica. Il poeta che arrivi, per singolare privilegio della sua natura, a intuire questo significato "simbolico" della Parola e acquisti l'abilità di maneggiarla efficacemente, è assunto, per questo, al piccolo e glorioso sodalizio dei Simbolisti. (p. 91)
 
*[[Ernesto Masi]] è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. (p. 113)
 
==Citazioni su Enrico Panzacchi==
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