Differenze tra le versioni di "Pavel Pavlovič Muratov"

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*Il Soratte, il monte Circeo, il monte Cavo nei colli Albani, sono tutti vulcani spenti. Come scrisse un antico viaggiatore del [[Lazio]] "Noi qui camminiamo sempre sui resti di un fuoco remoto, nella polvere dei secoli che hanno preceduto la comparsa dell’essere umano nella storia". Questo fuoco cosmico spento ormai da un pezzo e questa polvere dei secoli primordiali hanno conferito alla terra del Lazio le sue forme maestose e solenni. Da esse si leva una profondissima quiete e il riscatto da tutto ciò che comporta una vita meschina e affrettata. Forse quella pace e quel riscatto che inconsciamente cerca chiunque più tardi rammenterà esaltandosi le rovine di Ostia, le necropoli di Corneto e i monasteri di Subiaco.<ref name=Urzeit>Da ''Lazio'', in ''Obrazy Italii'' (Immagini d'Italia), Svarog e K., Mosca, 2005, tomo II, pp. 242-243. Citato in Nicola Cariello, ''Il Lazio nelle "Immagini d'Italia" di Pavel Muratov'', ''[http://www.aequa.org/v1/index.php/il-lazio-nelle-immagini-ditalia-di-pavel-muratov/ aequa.org]''</ref>
*In qualunque altro Paese la rovine di [[Giardino di Ninfa|Ninfa]] sarebbero soltanto un monumento del passato, interessante agli occhi di storici e archeologi. La natura del [[Lazio]] ne ha fatto un autentico prodigio. Gli affreschi sbiaditi delle chiese, i volti spenti di santi e angeli avevano acquisito un significato particolare grazie all'erba e ai fiori che li decorano. L'edera verde scuro conferiva un fascino romantico alle finestre gotiche e alle absidi bizantine. La potenza primigenia, la forza vegetale dell'antica terra del Lazio in nessun posto si percepisce così chiaramente quanto qui. [...] Nel silenzio che regna sulle rovine di Ninfa emerge lo sforzo enorme di quest'opera di assorbimento, inaccessibile e lenta per la nostra coscienza.<ref>Da ''Immagini dell'Italia'', citato in Silvia Ascione, ''Il Lazio e l'Agro pontino all'inizio del Novecento in'' Immagini dell’Italia ''di Pavel Muratov'', in ''[https://iris.uniroma1.it/retrieve/handle/11573/1077192/804618/Ascione_Lazio-Muratov_2018.pdf Il progetto MAGISTER. {{small|Ricerca e innovazione a servizio del territorio}}]'', a cura di Riccardo Morri, Franco Angeli, Milano, 2018. ISBN 9788891767639. In ''iris.uniroma1''.</ref>
*L'interesse per le opere dell’intelletto e le impressioni dei sensi qui cedono il posto alla contemplazione, che domina ogni essere vivente e blocca ogni altra possibilità. Più che vedere il Lazio, bisogna immergersi nel suo spirito antico, segreto e beato, in cui si mescolano il profumo delle erbe fragranti della Campagna, l'odore del mare e la freschezza delle alture montane. Gli elementi naturali, il mare, le catene montuose e le pianure della Campagna, nelle più varie combinazioni, formano il paesaggio del Lazio.<ref name=Urzeit />
*{{NDR|Il [[Mausoleo di Santa Costanza]]}} La sua forma rotonda e il suo colonnato leggero che sorregge il portico che lo circonda, sono presi in prestito dal "tesoro" antico delle forme armoniosamente compiute, perfette, semplici e chiare. I mosaici delle volte della galleria circolare hanno sorpassato il balbettamento monosillabo delle raffigurazioni nelle catacombe. L'immaginazione dei maestri cristiani, rinvigorita con una libertà sempre più crescente, si è rivolta ormai ai "modelli antichi". Il medaglione con l'immagine di Cristo giovane, del quale il volgersi classico, il sorriso, e i capelli ricciuti fanno pensare a Dionisio, è circondato dalle scene di vendemmia. I contadini piccoli e tozzi tagliano i tralci di vite, riempiono con i grappoli i carri sostenuti da un paio di grandi ruote rotonde, schiacciano e pigiano il succo d'uva con i piedi, unendo, secondo le usanze antichissime, la loro fatica con la danza rituale. La scena di vendemmia, ''vindemia'', si alterna con le ricche ghirlande ornamentali. È la ricchezza antica un po' ingenua, ancora lontana dall'opulenza bizantina. È costituita dalla semplice accumulazione di oggetti prediletti dall'occhio dell'uomo antico – gli innumerevoli uccelli, rami e tralci, fiori, cornucopie, piccoli genii "volanti". E, quasi esclusivamente, dappertutto, soltanto due colori – bianco e blu, ai quali si aggiunge ogni tanto il colore giallo – colore autunnale delle foglie di vite.<br>Con una strana insistenza si ripete il motivo della vendemmia negli altri monumenti del IV secolo. Come se la luce d'autunno avesse illuminato con i suoi raggi il tramonto al quale si inchinava il mondo antico – la luce dell'ultimo autunno che lo incitava a compiere la sua ultima vendemmia.<ref>Da ''Immagini d'Italia'', due volumi, Mosca, 1993-1994<sup>4</sup>, vol. II, pp. 39-41, in Xenia Muratova, ''«Anima naturaliter christiana»: La transizione dal Mondo antico al Medioevo cristiano a Roma negli scritti di Pavel Muratov''; in AA.VV. ''L'officina dello sguardo, {{small|Scritti in onore di [[Maria Andaloro]]}}'', a cura di Giulia Bordi, Iole Carlettini, Maria Luigia Fobelli, Maria Raffaella Menna, Paola Pogliani, Gangemi Editore, Roma, [https://books.google.it/books?id=2vXzBwAAQBAJ&lpg=PT404&dq=&pg=PT398#v=onepage&q&f=false p. 398]. ISBN 978-88-492-9817-8</ref>
*Questa felicità non ha ancora del tutto abbandonato [[Napoli]]. Le abbaglianti strade bianche conducono a [[Posillipo]], e la veduta che si apre sulle forme vulcaniche del capo Miseno e dei [[Campi Flegrei]] si fondono col sapore della polvere sottile e dell'umidità amaro-salata del vento del mare.<ref>In [[Ettore Lo Gatto]] (a cura di), ''Correnti e tendenze nella letteratura russa dalle origini ad oggi''; citato in Salvatore M. Ruggiero, ''Storie da Posillipo'', [https://books.google.it/books?id=7hytDgAAQBAJ&lpg=PA13&dq=&pg=PA13#v=onepage&q&f=false p. 13]</ref>