Differenze tra le versioni di "Indro Montanelli"

→‎L'Italia dei notabili: il marchese di Rudinì
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*{{NDR|[[Margherita di Savoia]]}} [...] era una vera e seria professionista del trono, e gl'italiani lo sentirono. Essi compresero che, anche se non avessero avuto un gran Re, avrebbero avuto una grande Regina. (Capitolo quattordicesimo, Il marito di Margherita, p. 197)
*Il trattato {{NDR|della [[Triplice alleanza (1882)|Triplice alleanza]]}} fu firmato a Vienna nel maggio dell'82<ref>20 maggio 1882.</ref>. Esso impegnava le tre Potenze al reciproco aiuto nel caso in cui una fosse aggredita e alla benevola neutralità nel caso che aggredisse. Inoltre Austria e Germania dichiaravano di disinteressarsi del problema del Papa, considerandolo un affare interno italiano.<br>Quest'ultima clausola fu, insieme alla fine dell'isolamento, il grande vantaggio che l'Italia trasse dal patto, ma nient'altro. Essa non vi era entrata su un piede di parità con le consocie. Aveva semplicemente acceduto all'alleanza che già legava le altre due, le quali restavano per così dire le padrone di casa, e Bismarck non perse occasione di farcelo sentire. (Capitolo diciannovesimo, La Triplice, pp. 276-277)
*Sindaco di Palermo a ventisette anni, {{NDR|[[Antonio Starabba, marchese di Rudinì|il marchese di Rudinì]]}} aveva affrontato con molto coraggio la rivolta che vi era scoppiata nel '66, e questo lo aveva accreditato come il fanciullo-prodigio del moderatismo, destinato a gloriose imprese. Ma, diceva De Sanctis, col passare del tempo, il prodigio dileguò e rimase solo il fanciullo. (Capitolo ventiquattresimo, Giolitti, p. 348)
*L'unico Stato che ruppe le relazioni con quello italiano in seguito a [[Presa di Roma|Porta Pia]] fu l'Ecuador. Mai la Chiesa si era trovata in condizioni di più completo isolamento. (Capitolo ventitreesimo, I cattolici, p. 334)
*In realtà, del soldato, [[Oreste Baratieri|Baratieri]] non aveva neanche il fisico. Grasso e sgraziato, con gli occhiali a ''pince-nez'', sembrava molto più vecchio dei suoi cinquant'anni e costruito più per la cattedra che per l'elmo. (Capitolo ventisettesimo, Adua, p. 391)
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