Viktor Andrijovyč Kravčenko: differenze tra le versioni

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*Tutta Mosca risuonò ben presto dei nuovi ''slogans'' sullo stakhanovismo e il telegrafo cominciò a trasmetterci, senza interruzione, istruzioni categoriche provenienti da Karkov o addirittura dalla capitale: e si trattava di minacce appena appena velate. Venne l'ordine di costituire immediatamente delle squadre di {{sic|stakhanovisti}} che servissero di stimolo ai tardi e agli inetti: e tutti gli ingegneri e capitecnici che avessero opposto obiezioni di qualsiasi genere contro il nuovo procedimento, sarebbero stati giudicati sabotatori e trattati come tali. (vol. 1, cap. XIII, pp. 343-344)
 
*[[Nikolaj Ivanovič Bucharin|Nicolai Bukharin]], uomo di spirito brillante ma di carattere ascetico, vero 'santo bolscevico', era stato per molto tempo l'idolo della gioventù comunista della mia generazione. Ricordavo di averlo incontrato nel gabinetto di Ordzhonikidze e di aver poi avuto contatti diretti con lui per ragioni d'ufficio. Anche dopo la sua espulsione dal ''Politburo'' e benché fosse notoria la sua caduta in disgrazia, bastava che apparisse in una riunione pubblica per sollevare ovazioni quasi altrettanto entusiastiche di quelle riservate a Stalin. (vol. 2, cap. XVII, p. 509)
 
*{{NDR|Dopo la firma nel 1939 del [[Patto Molotov-Ribbentrop|trattato di non aggressione fra il Reich e l'Unione Sovietica]]<ref>Noto anche come patto Molotov-Ribbentrop.</ref>}} Dovemmo vedere coi nostri occhi le attualità cinematografiche e le fotografie dei giornali che mostravano uno Stalin sorridente, con la mano nella mano di von Ribbentropp, per cominciare finalmente a credere all'incredibile. A Mosca gli stendardi con la svastica e le bandiere con la falce e il martello sventolavano insieme. Poi Molotov ci spiegò che il fascismo, dopo tutto, era soltanto una "questione di gusto", e Stalin rivolse al suo collega in dittatura le dichiarazioni più fervorose sulla loro "amicizia cementata nel sangue". (vol. 2, cap. XXI, pp. 600-601)
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