Differenze tra le versioni di "Ovidio"

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*E nulla perisce nell'immenso universo, credete a me, ma ogni cosa cambia e assume un aspetto nuovo. E nascere noi chiamiamo cominciare a essere una cosa che non si era, e [[morte|morire]] cessare di essere la suddetta cosa. Anche se questo si trasferisce di là e quello di qua, il totale è sempre lo stesso. Sì, io credo che nulla conservi a nulla lo stesso aspetto. (Pitagora; XV, 252; 1994, p. 617)
*Finirà il giorno e Febo si tufferà nelle profondità del mare con i suoi cavalli stanchi, prima che io riesca a elencare con la parola tutte le cose che assumono un nuovo aspetto. Cosí vediamo che le epoche cambiano e che là dei popoli diventano potenti, qua decadono. [...] Dunque anche Roma, crescendo, muta forma, e un giorno sarà la capitale del mondo immenso. (Pitagora; XV, 420; 1994, p. 625)
*''Ho finito ormai quest'opera, che né l'ira di Giove né il fuoco | né il ferro né il tempo divoratore potranno distruggere. | Quando vorrà quel giorno che ha diritti solo sul mio corpo | ponga fine al tempo della mia incerta vita; | ma con la parte migliore di me io mi innalzerò immortale | sopra le stelle, e il mio nome non perirà''. (XV, 871-6)<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
 
===Citazioni sulle ''Metamorfosi''===
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