Differenze tra le versioni di "Andrea Purgatori"

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* Il mio impegno sarà portare Greenpeace dentro i problemi nazionali. Declinare le nostra campagne globali sulle emergenze che abbiamo sul territorio. Per cui al primo posto ci saranno le bonifiche. Poi l'agricoltura, per continuare le nostre vittorie contro gli Ogm e ora sensibilizzare sui pesticidi che stanno sterminando le api. E terzo il carbone. Non è accettabile che sia ancora una delle nostre prime fonti di energia.<ref>Dall'intervista di Francesca Sironi, [https://m.espresso.repubblica.it/attualita/2014/05/13/news/la-mia-esperienza-per-greenpeace-parla-il-nuovo-presidente-andrea-purgatori-1.165109 ''Con Greenpeace, contro i poteri forti Parla il neo-presidente Andrea Purgatori''], ''m.espresso.repubblica.it'', 13 maggio 2014.</ref>
* [...] incontrai [[Fiorenzo Angelini]]. Allora solo vescovo, ma già eminenza grigia della sanità cattolica con le mani in pasta in cinque ospedali di Roma, quattrocento immobili e ottomila ettari di tenute agricole intorno alla capitale. Il [[Giulio Andreotti]] del Vaticano, di cui era amico fraterno.<br>Lo incontrai a Kisima o Baragoi, non ricordo bene. Comunque, sulla strada (si fa per dire) che conduceva a Loiyangalani, sulle sponde del Lago Rodolfo. Sbucò tra le bouganville di un lodge con una camicia, un paio di bermuda color kaki e una cinepresa in mano. Fate conto [[Alberto Sordi]] in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa. Preciso. E dopo essersi presentato, chiese due informazioni: dove convenisse fare un buon cambio al mercato nero e se l'avorio di contrabbando a trentamila lire al chilo fosse un prezzo accettabile. Sembrava uno scherzo.<ref>Citato da Andrea Purgatori, [https://www.huffingtonpost.it/andrea-purgatori/io-monsignor-angelini-e-lafrica-nera_b_6204438.html ''Io, monsignor Angelini e l'Africa nera''], ''huffingtonpost.it'', 22 novembre 2014.</ref>
* Nel corso della mia carriera giornalistica ho conosciuto troppe spie perché mi divertisse una narrazione irrealistica, nessuna di quelle che ho conosciuto aveva l'aria di [[James Bond]]. Piuttosto mi ha sempre affascinato la sede della Stasi che ho visitato e quella parte dell'archivio segreto che è andato distrutto. C'è un buco nero della memoria collettiva che non è stato mai indagato a fondo. [...] Continuiamo a esserci {{NDR|negli strascichi della Guerra fredda}} dentro sino al collo, basta pensare al [[Russiagate]]...O al sommergibile in cui sono da poco morti 14 marinai russi. È molto probabilmente un mezzo utilizzato per operazioni speciali di intelligence.<ref name="Il Giornale_19luglio2019" />
*{{NDR|Purgatori Nell’arcorisponde di aver scritto un romanzo di spionaggio per molti motivi, il primo:}} perché avendo conosciuto, nell'arco di tanti anni di lavoro, molte spie dell’Estdell'Est, dell’Ovestdell'Ovest e di tanti Paesi, volevo raccontare anche la loro dimensione umana che è molto diversa da quella del nostro immaginario. Sono donne e uomini fatti come noi e come noi provano emozioni, sentimenti, gioie e dolori ed è curioso, diciamo, che li debbano vivere, in qualche modo, nell’ombranell'ombra. Anche se a volte poi il sentimento fa saltare questi progetti studiati a tavolino che dovrebbero cambiare gli assetti del mondo.<ref>Dall'intervista di Cristiana Carnevali, [http://www.mangialibri.com/interviste/intervista-andrea-purgatori ''Intervista a Andrea Purgatori']'', ''Mangialibrimangialibri.com''.</ref>
* [[Oliviero Beha|Oliviero]] era più colto di me, più svelto a capire, più bravo a collegare i dettagli ed i sintomi del malessere che ci ha mangiato il futuro, se non tutto almeno in gran parte. Ma aveva un qualità: non ne voleva sapere di arrendersi. E fin qui, il giornalista, lo scrittore. Poi c'era l'uomo. Anzi, prima. Generoso e accogliente. A modo suo, che era un bel modo. La sua famiglia sa di cosa sto parlando, i suoi figli sanno di cosa sto parlando. Lo saprà anche il suo nipotino.<ref>Citato da Andrea Purgatori, [https://www.huffingtonpost.it/andrea-purgatori/ricordando-oliviero_a_22085897/ ''Ricordando Oliviero'', ''Huffington Post'', 14 maggio 2017.</ref>
* {{NDR|Sul [[Strage di Ustica]]}} Quel giorno, il 16 marzo del 1978, e per qualche ora a seguire, credo che il nostro Paese abbia ritenuto di trovarsi di fronte ad una [[insurrezione]], ad una guerra civile, o che potesse essere in atto un colpo di Stato. La gravità di quel rapimento e il livello dell’attacco messo in atto, indirizzato al cuore dello Stato, erano tali da far temere che potesse esserci un’offensiva alla nostra [[democrazia]]. Offensiva che, seppur circoscritta all’evento, era reale.