Differenze tra le versioni di "Flavio Felice"

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*Lo sviluppo integrale non è riducibile alla mera crescita economica perché il primo presuppone una dimensione meta-economica che il mercato non produce da sé; come, tra gli altri, ci hanno insegnato i padri dell'economia sociale di mercato, a partire da [[Wilhelm Röpke]] e da [[Luigi Sturzo]]. In pratica, significa ammettere che si possa dare una crescita senza lo sviluppo, perché esiste un profitto di [[monopolio]], un profitto di [[guerra]]; perché esiste il profitto di chi pretende di raccogliere senza aver prima seminato, di chi si approfitta delle strette relazioni con il potere, di chi devasta la terra, di chi traffica in droga e in armi; perché esiste un profitto di chi consuma in modo dissennato le ricchezze prodotte dalle generazioni precedenti e di chi scarica i costi del presente sulle generazioni future.<ref name="Avvenire,10agosto2016" />
*[[Luigi Sturzo|Sturzo]] è attualissimo per la sua carica ideale a favore di un processo democratico che venga dal basso, rispetto ad un'idea di [[democrazia]] calata dall'alto. Il distacco tra le élite e il popolo è la spiegazione del proliferare attuale dei movimenti populistici. Ecco, il [[popolarismo]] di Sturzo è proprio l'antidoto al populismo, è l'antidoto alla malattia delle democrazie: l'essere risucchiate dal circolo vizioso delle istituzioni estrattive, dalla legge ferrea delle [[oligarchia|oligarchie]]. Però a essere sinceri Sturzo è stato studiato in modo insufficiente e divulgato ancora meno. L'accademia gli ha dato poco spazio e gliene ha dato poco anche il mondo cattolico. La stessa Dc alla fine lo mise in un angolo e le gerarchie lo trovavano scomodo, avendo teorizzato e praticato l'autonomia dei laici in politica dalle gerarchie ecclesiastiche: l'aconfessionalità.<ref>Citato in Matteo Sacchi, [https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/sturzo-liberale-che-riport-i-cattolici-italiani-politica-1737216.html ''Sturzo, il liberale che riportò i cattolici italiani in politica''], ''Il Giornale'', 7 ottobre 2019.</ref>
*Non[...] non abbiamo un’alternativa al coraggio, alla forza di prendere decisioni bollate come impopolari e che l’attuale sistema massmediatico addita come responsabili di tutti mali dell’umanità: essere euroscettici oggi è trendy e sappiamo che nel mondo della post-verità ciò che conta non è ciò che è vero, ma ciò che funziona. Abbiamo bisogno di politici autentici, disposti anche a perdere, pur di non abdicare ai valori che fondano il processo d’integrazioned'integrazione europea. Mi rendo conto che le forze sovraniste, le quali alla "società aperta" preferiscono la "tribù", possono contare sul favore dei sondaggi, sull’accondiscendenzasull'accondiscendenza dei media e oggi anche sulla forza di un governo nazionale, il cui primo ministro si è autodefinito fieramente "[[populismo|populista]]". Sono tempi difficili, ma nulla rispetto a quelli vissuti dai Padri fondatori. Padri che conobbero i lutti delle guerre scatenate dai sovranisti d’allorad'allora, che subirono l’esiliol'esilio voluto dai populisti dell’epoca, che, allora come oggi, pretendevano di incarnare il “popolo”"popolo", la verità su di esso e il suo spirito.<ref>Dall'intervista di Carlo Cefaloni, [https://www.cittanuova.it/conflitto-societa-aperta-tribu-europa/?ms=005&se=009 ''Il conflitto tra società aperta e “tribù” in Europa''], ''Città Nuova'', 25 giugno 2018.</ref>
*Sono passati cento anni, ma il suo appello ai ''liberi e forti'' resta attuale. Mi auguro che l’anno in corso possa essere ricordato come quello della riscoperta e del rilancio del pensiero politico di don Sturzo. La sua idea di ordine sociale irriducibile ad alcun principio monistico sfida la complessità della nostra epoca.<ref>Citato in Cinzia Ficco, [https://www.democratica.com/focus/don-sturzo-ppi-politica-cattolici/ ''100 anni dai “liberi e forti” di don Sturzo, il suo messaggio è ancora un faro ''], ''Democratica'', 25 gennaio 2019.</ref>