Differenze tra le versioni di "David Foster Wallace"

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==''Tutto e di più – storia compatta dell'infinito''==
 
*Il Matematico Mentalmente Instabile sembra oggi in un certo senso essere ciò che il Cavaliere Errante, il Santo Mortificantesi, l'Artista Tormentato, e lo Scienziato Pazzo sono stati durante altre epoche: una sorta di Prometeo, colui che va in luoghi proibiti e ritorna con doni che tutti noi potremo usare, ma per i quali lui sarà l'unico a pagare. Questo è probabilmente un po' esagerato, almeno in molti casi: ma [[Georg Cantor|Cantor]] corrisponde allo stampo meglio di tanti altri. (p. 8)
*Ma la conclusione, per quanto astratta, sembra ineludibile: ciò che giustifica la nostra fiducia nel Principio di Induzione è il fatto che ha sempre funzionato benissimo in passato, almeno finire. Ovvero: la nostra unica vera giustificazione del Principio di Induzione è il Principio di Induzione, il che non suona certo rassicurante. (p. 15)
*Ed è vero: non vi è nulla di più astratto dell’infinito. O quantomeno del nostro concetto confuso, intuitivo e legato al linguaggio naturale di ∞. È tipo il massimo della separatezza dall’esperienza reale. Prendete la caratteristica più onnipresente e opprimente del mondo concreto (ovvero il fatto che tutto ha una fine, è limitato, si esaurisce) e poi concepite astrattamente qualcosa che sia privo di questa caratteristica. (p. 19)
*È in aree come la matematica e la metafisica che incontriamo uno degli attributi più strani della mente umana media: la capacità di concepire cose che, in senso stretto, non siamo in grado di concepire. (p. 20)
*”Un essere onnipotente può creare qualcosa di troppo pesante perché possa sollevarlo ?” (p. 20)
*Mai in passato vi è stato uno iato tanto immenso tra come il mondo appare e come la scienza ci dice che esso è. (p. 20)
*”Sappiamo” una semi-infinità di verità che contraddicono la nostra esperienza immediata e ragionevole del mondo. Però noi dobbiamo vivere e funzionare nel mondo. E quindi astraiamo, compartimentiamo: ci sono cose che sappiamo e cose che “sappiamo”. [...] Da un punto di vista oggettivo tutta questa faccenda è profondamente schizoide, ma il fatto è che -in quanto profani soggettivi- non percepiamo spesso questo conflitto. Perché naturalmente le nostre vite sono concretamente operative al 99.9% e noi operiamo concretamente sulla base di ciò che sappiamo e non di ciò che “sappiamo”. (p. 21)
*Ai babilonesi e agli egizi, in altre parole, interessavano più le cinque arance che il 5. (p. 26)
*Non dimenticate che un linguaggio è sia una mappa del mondo sia un mondo in sé, con le proprie zone d’ombra e i propri orridi, luoghi dove persino le affermazioni che sembrano obbedire a tutte le regole del linguaggio sono impossibili da gestire. (p. 27)
*Come la maggior parte dei giganti che hanno rivoluzionato la matematica o le scienze, Cantor era al 100% un uomo del suo spaziotempo e i suoi risultati furono l'insolita congiunzione di un’intelligenza e un coraggio personali straordinari e del contesto giusto di problemi e condizioni generali che, con il senno di poi, tendono a far sembrare inevitabili i progressi intellettuali e quasi incidentali i loro autori. (p. 37)
*La bordata di Berkeley è per certi versi la contropernacchia del cristianesimo a Galileo e alla scienza moderna. Il punto fondamentale di Berkeley è che la matematica del XVIII secolo, nonostante le sue pretese deduttive, poggiava di fatto sulla fede non meno della religione. (p. 117)
*Gödel e Cantor sono entrambi morti in manicomio, lasciandosi alle spalle un mondo senza una circonferenza finita. Un mondo che oggi ruota in un nuovo tipo di Vuoto, tutto formale. La matematica continua ad alzarsi dal letto. (p. 250)
 
*Di rado i corsi di matematica ci dicono se una data formula è davvero significativa, o perché lo è, o da dove è arrivata, o cosa c'era in gioco. C'è evidentemente una differenza tra essere in grado di usare correttamente una formula e sapere davvero come risolvere un problema, sapere perché un problema è un vero problema matematico e non solo un esercizio. E naturalmente anche gli studenti pensano raramente di chiederlo: ci vuole già tanto lavoro per "capire" le formule (ovvero per essere in grado di usarle per risolvere correttamente dei problemi) che spesso non ci rendiamo conto di non capirle affatto.
*Estensioni e modifiche successive della teoria russelliana dei tipi, fatta da logici come F.P. Ramsey e A. Tarski, sono un incubo di complicazione e confusione tale che la maggior parte dei matematici fingerà di non sentirvi nemmeno se tentate di portare il discorso su di esse.
*I testi di matematica sono simili a documenti legali e spesso altrettanto divertenti da leggere.
*Il Matematico Mentalmente Instabile sembra oggi in un certo senso essere ciò che il Cavaliere Errante, il Santo Mortificantesi, l'Artista Tormentato, e lo Scienziato Pazzo sono stati durante altre epoche: una sorta di Prometeo, colui che va in luoghi proibiti e ritorna con doni che tutti noi potremo usare, ma per i quali lui sarà l'unico a pagare. Questo è probabilmente un po' esagerato, almeno in molti casi: ma [[Georg Cantor|Cantor]] corrisponde allo stampo meglio di tanti altri.
*Non basta che le teorie matematiche funzionino: si suppone anche che siano definite in maniera rigorosa e dimostrate in modo adeguato ai grandi standard deduttivi greci. Ciò non è però capitato per la maggior parte del '700. Era come una bolla speculativa del mercato azionario. E per un po' è sembrato favoloso.
*Questi numeri [irrazionali], scoperti non essere esprimibili per mezzo di quantità finite, furono così letali per i Pitagorici che la loro scoperta divenne l'equivalente greco del [[Scandalo Watergate|Watergate]].
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