Differenze tra le versioni di "Cassio Dione Cocceiano"

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*Il medesimo Catilina sulle prime, quasi che nulla avesse da rimproverare a sé stesso, si mostrò prontissimo a subire il giudizio, si preparò a difendere la causa propria, e si esibì ad esser custodito dal medesimo Cicerone, acciò non potesse fuggire; ma ricusando questi di addossarsi un simile incarico, esso allora si diede a praticar famigliarmente col pretore Metello, acciò meno si sopettasse di lui che tentar volesse delle novità, finché in questo frattempo avesse un qualche rinforzo dai complici della congiura. Ma non facendo egli veruno avanzamento, mentre Antonio preso dal timore era sbigottito, e Lentulo non era atto ad eseguire cosa alcuna, {{NDR|Catilina}} intimò loro di radunarsi di nottetempo in una certa casa, dove portatosi occultamente Metello, rinfacciò ai medesimi la loro viltà e la loro debolezza; e fece ad essi vedere, quali danni avrebbero sofferti, se si fosse scoperta la trama, e di quanti beni sarebbero venuti al possesso, se fosse bene riuscita.
*In tal modo {{NDR|Catilina}} corroborò i loro animi, e li risvegliò in guisa, che due di essi promisero, che sarebbero andati di buon'ora alla casa di Cicerone, e quivi lo avrebbero trafitto.
*Poiché in realtà [[Cleopatra]] possedeva tutto il potere da sola, dal momento che suo marito era ancora solo un ragazzo e grazie al favore di [[Gaio Giulio Cesare|Cesare]], non c'era nulla che lei non potesse fare. (XLII, 44.3)
:''Τῷ γὰρ ἔργῳ ἡ Κλεοπάτρα μόνη πᾶν τὸ κράτος σχήσειν ἔμελλεν· ὅ τε γὰρ ἀνὴρ αὐτῆς παιδίον ἔτι ἦν, καὶ ἐκείνη πρὸς τὴν παρὰ τοῦ Καίσαρος εὔνοιαν οὐδὲν ὅ τι οὐκ ἐδύνατο.'' (XLII, 44.3)
*{{NDR|[[Ultime parole]] di [[Settimio Severo]] ai figli}} Procurate di accordarvi tra di voi; arricchite i soldati, gli altri tutti sprezzate. (LXXVI, 15)