Differenze tra le versioni di "Plinio il Vecchio"

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:''Litore autem Neapolis, Chalcidensium et ipsa, Parthenope a tumulo Sirenis appellata, Herculaneum, Pompei haud procul spectato monte Vesuvio, adluente vero Sarno amne, ager Nucerinus et VIIII p. a mari ipsa Nuceria, Surrentum cum promunturio Minervae, Sirenum quondam sede.''
*Questa è l'[[Italia]] sacra agli [[Dei]]. (III, 46)
*Due sole furono le perle maggiori che mai si trovassero al mondo, ed ambendueamendue l'ebbe [[Cleopatra]], ultima regina d'Egitto, per le mani dei re di Oriente a lei date. Costei essendo ogni dì convitata da Marco Antonio con ricchissime e sontuosissime vivande, superba e sfacciata come regina e bagascia, si faceva besse di quanta magnificenza e pompa era quivi: onde Marco Antonio la domandò, com'essa avrebbe saputo far di più ; ed essa gli rispose: che ella avrebbe speso in una cena centomila sesterzii. (IX, 58; 1844, vol. 1, p. 884)
*Il montone<ref>Plinio si riferiva con ogni probabilità all'[[orca]], gli antichi infatti avevano dato a questo animale infatti il nome di "delfino montone" o "cetaceo montone". {{Cfr}} [[Alfred Edmund Brehm]], ''La vita degli animali. Descrizione generale del mondo animale'', Volume 2, ''Mammiferi'', traduzioni di Gaetano Branca e Stefano Travella, Unione Tipografico-editrice torinese, 1872 [https://books.google.it/books?id=sZ3vcuUHjuUC&pg=PA880 p. 880].</ref> assalta i pesci come uno assassino: talora s'asconde all'ombra de' navili grossi, i quali stanno fermi, e aspetta se alcuno ha voglia di nuotare; e ora alzando il capo fuor dall'acqua, apposta le barchette de' pescatori, e di nascoso nuotando le mette a fondo. (IX, 67; 1844, vol. 1, p. 896)
*[[cipolla|Cipolle]] salvatiche non ci sono. Le domestiche con l'odorato e con trar le lagrime rimediano i bagliori, e molto più con la unzione del sugo. Dicesi ancora ch'elle fanno venir sonno, e guariscono le fessure, o piaghe della bocca, mangiate col pane. Guariscono anco i morsi de' cani, bagnate verdi nell' aceto, o secche col melé e col vino, in modo che si sciolgano dopo il terzo giorno. Così sanano ancora le fratture. (XX, 20; 1844, vol. 2, p. 18)
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