Differenze tra le versioni di "Nikolaj Vasil'evič Gogol'"

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==''Racconti di Pietroburgo''==
===Citazioni===
*Mentisce ad ogni ora, questa Nevskij Prospèkt, ma soprattutto quando la notte viene a stendervisi, come una massa densa, separando l'una dall'altra le facciate bianche e zolfine delle case, quando la città intera si trasforma in rombo e bagliore, e miriadi di carrozze si riversano sui ponti, e i battistrada gridano e balzano in groppa ai loro cavalli, e il demonio in persona accende le lampade soltanto per mostrar tutto in aspetto diverso da com'è.(''Il Nevskij Prospèkt'')<ref>Nikolaj Gogol, ''Opere'', a cura di Serena Prina, Arnoldo Mondadori Editore, 1994</ref>
*Ma di lunga durata non v'ha nulla al mondo, e anche la [[gioia]], nell'istante che segue al primo, già non è più tanto viva; al terzo istante diventa ancor più debole, e da ultimo insensibilmente si fonde col nostro stato d'animo abituale, così come sull'acqua il cerchio generato dalla caduta di un sasso si fonde, da ultimo, colla liscia superficie. (''Il naso'', II; 2000, p. 39)
*Per qualche tempo restò immobile e insensibile nel mezzo del suo lussuoso studio. Tutta la sua sostanza vitale, tutta la sua vita s'erano risvegliate in un solo istante, quasi a lui fosse tornata la giovinezza, quasi le spente scintille del suo ingegno di nuovo ardessero. Una benda era improvvisamente caduta dai suoi occhi. Dio! Aver perduto così, senza rimorso, gli anni migliori della giovinezza, avere strutta, spenta, la fiamma che forse ardeva nel petto, che forse avrebbe ora divampato in bellezza, che avrebbe forse, anch'essa, strappate lagrime d'ammirazione e di riconoscenza! E avere ucciso tutto questo, averlo ucciso senza pietà! Fu come se in quell'istante a un tratto rivivessero in lui gli impeti e gli slanci d'un tempo. Afferrò il pennello e si accostò a una tela. Il sudore dello sforzo gli scorreva per il volto; si tendeva tutto in un unico desiderio e ardeva d'un unico pensiero: voleva rappresentare un angelo caduto. Questa idea era la più consona alla sua disposizione di spirito. (''Il ritratto'', I; 2000, pp. 85 sg.)
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