Differenze tra le versioni di "Gilbert Keith Chesterton"

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===[[Explicit]]===
Gli storici antichi e moderni ebbero l'orgoglio di nascondere le loro lacrime. Egli {{NDR|Cristo}} le mostrò chiaramente sul Suo viso aperto ad ogni quotidiano spettacolo come quando Egli vide da lontano la Sua nativa città. Ma Egli nascose qualche cosa. I solenni superuomini, i diplomatici imperiali sono fieri di trattenere la loro collera. Egli non trattenne mai la sua collera. Egli rovesciò i banchi delle mercanzie per i gradini del Tempio e chiese agli uomini come sperassero di sfuggire alla dannazione dell'inferno. Pure Egli trattenne qualche cosa. Lo dico con riverenza: c'era in questa irrompente personalità un lato che si potrebbe dire di riserbo: c'era qualche cosa ch'Egli nascose a tutti gli uomini quando andò a pregare sulla montagna: qualche cosa ch'Egli coprì costantemente con un brusco silenzio o con un impetuoso isolamento. Era qualche cosa di troppo grande perché Dio lo mostrasse a noi quando Egli camminava sulla terra; ed io qualche volta ho immaginato che fosse la Sua allegrezza.
 
==''Robert Louis Stevenson''==
*Ma non è un’esagerazione sostenere che quel libro {{NDR|''[[L'isola del tesoro]]''}} avesse più a che fare con il gioco, che con il tesoro. Stevenson non cercava veramente fuori di sé o lontano da sé un mondo di cose più grandi, ma perseguiva dentro di sé un mondo di piccole cose [...]. (IV)
*[...] egli possiede la capacità quasi eccezionale di usare le parole più esatte per esprimere il concetto che vuole esprimere. (VI)
*La docile e ampia presenza del principe Florizel di Boemia, quel misterioso monarca poco avvezzo a governare, è trattata con una specie di vasta e vaga riserva diplomatica, simile all'incubo confuso di un vecchio cortigiano cosmopolita. Il principe stesso sembra aver palazzi in ogni Paese; tuttavia l'ironico lettore sospetta, con metà del suo cervello, che egli non sia niente di più di un tabaccaio presuntuoso, che Stevenson poteva aver incontrato in Rupert Street e aveva scelto per farne l'eroe di una barzelletta. Questa doppia impressione, come quella del vero sognatore, viene suggerita con abilità straordinaria senza che la leggerezza del racconto sia mai aggravata dal peso del dubbio. L'ironia che nasce dalla colossale condiscendenza di Florizel non crea soltanto un personaggio nuovo, ma anche un nuovo tipo di personaggio. Si trova a metà fra realtà e irrealtà: è una specie di solida impossibilità. (VII)
 
==''San Tommaso d'Aquino''==
*Gilbert Keith Chesterton, ''Ortodossia'', traduzione di Roberto Ferraro, Morcelliana, Brescia, 2007.
*Gilbert Keith Chesterton, ''Ortodossia'', traduzione di Raffaella Asni, Lindau, Torino, 2010.
*Gilbert Keith Chesterton, ''Robert Louis Stevenson'', traduzione di Valentina Vetri, Rubbettino, Soveria Mannelli (Catanzaro), 2012.
*Gilbert Keith Chesterton, ''San Tommaso d'Aquino'', traduzione di Isa Maranesi, Piemme, Torino, 1998.
*Gilbert Keith Chesterton, ''San Tommaso d'Aquino'', traduzione di Giovanna Caputo, Lindau, Torino, 2008.