Pierangelo Baratono: differenze tra le versioni

Annullata la modifica 1053036 di 80.182.19.8 (discussione) Rinrazio, ma nella fonte è massiccie. Cfr.https://books.google.it/books?id=F7GLDwAAQBAJ&pg=PT336&dq=Pierangelo+Baratono,+Genova+misteriosa:+scene+di+costumi+locali&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiSh6vJzcXoAhXPeZoKHSSrD78Q6AEIJzAA#v=onepage&q=Pierangelo%20Baratono%2C%20Genova%20misteriosa%3A%20scene%20di%20costumi%20locali&f=false.
(Corretto: "massicce")
(Annullata la modifica 1053036 di 80.182.19.8 (discussione) Rinrazio, ma nella fonte è massiccie. Cfr.https://books.google.it/books?id=F7GLDwAAQBAJ&pg=PT336&dq=Pierangelo+Baratono,+Genova+misteriosa:+scene+di+costumi+locali&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiSh6vJzcXoAhXPeZoKHSSrD78Q6AEIJzAA#v=onepage&q=Pierangelo%20Baratono%2C%20Genova%20misteriosa%3A%20scene%20di%20costumi%20locali&f=false.)
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===Citazioni===
*Un viandante, che si appoggiasse al parapetto di via Fieschi, di tutto il quartiere popolare sopra accennato non potrebbe scorgere se non una massa confusa di case, di aspetto irregolare, tagliate nei modi più disparati e bizzarri, ad angoli, a punte, appiccicate una all'altra e tempestate di finestrelle e di buchi. Di giorno l'insieme ha un colore terreo, che neanche la viva luce del sole può dissipare o schiarire. Un'ombra secolare si è addensata intorno a quelle abitazioni, sporcando i muri, penetrando nell'interno di esse a imprimervi il segno indelebile della miseria. Al chiaro di luna poi, il quartiere assume un aspetto fantastico e medioevale. È la sua bellezza, questa; poiché ogni cosa ha i suoi momenti felici. Il raggio lunare spiovendo su quella deformità la rende piacevole; esso lista di bianco gli spigoli e le sporgenze, bagna i tetti con la sua benefica rugiada luminosa, fa risaltare il grottesco complesso di quelle mura e dona a tutto un'impronta di mistero e di poesia. Il nottambulo, allora, può dal muraglione di via Fieschi sprofondare lo sguardo in quel blocco di case e rimanere per un istante affascinato dalla stessa irregolarità dell'insieme, dalla dolcezza quieta della luce lunare e da quel puro squarcio di cielo, frastagliato e quasi lavorato a traforo dalla linea spezzata delle case più alte. (pp. 3-4)
*Andò ancora avanti, borbottando fra i denti uno scongiuro. Giunse in tal modo innanzi al primo arco del [[ponte di Carignano]]. Esso si profilava al lume del gas col grande sviluppo delle mura massiccemassiccie copriva con un gesto protettore un abisso di tenebre, che ingombrava tutto lo spazio vuoto fra le due braccia dell'arco e si allungava poi sul terreno a nascondere una parte del breve ripiano e le sinuosità del muricciolo, che limitava la strada. Storno si lasciò cadere seduto sul terreno, le gambe sospese sull'abisso d'ombra, gli occhi imbambolati, fissi su quel profilo di arcata come a cercare in quella robustezza di muri un sostegno al suo accasciamento. (p. 12)
*Il circolo possedeva anche uno statuto, formato da [[Regole dai libri|tre articoli]]:<br>«''Articolo primo''. Non esiste che una sola categoria di soci, quella dei soci morosi.<br>''Articolo secondo''. La libertà più completa di azione e di pensiero è ammessa fra i componenti la società.<br>''Articolo terzo''. Nessuna donna potrà avvicinarsi al circolo, se non sarà da tutti debitamente riconosciuta come a sufficienza nauseante fisicamente e moralmente». (p. 30)
*[[Genova]] tenebrosa è visibile fors'anche ad occhio nudo; essa è localizzata e possiede certe speciali espressioni e manifestazioni, che la indicano subito all'attenzione del curioso e del gaudente.<br>Non così Genova misteriosa. Per quest'ultima la prostituzione, i giuochi di borsa, gli intrighi sono acqua di rose. Essa ha il volto sorridente di esperta matrona e le mammelle avvizzite, bacia e morde ad un tempo ed ove credi non esista ti si scopre ad un tratto come un orribile spauracchio da una scatola a sorprese.<br>Per conoscerla occorre essere una canaglia o assumerne l'aspetto. Neanche la polizia può sorprenderla, tanto essa è attenta e ricca di precauzioni e di {{sic|strattagemmi}}. [...]<br>Ci si dirà: ma dove posson celarsi tanti misteri in una città, che non possiede neanche trecentomila abitanti e che è conosciuta, si può dire, palmo per palmo dalla polizia?<br>Ove meno credete, amabile lettore. Genova è piccola e grande ad un tempo. Da Porta Lanterna essa getta il suo fascio di strade sino a Staglieno da una parte e a San Pietro della Foce dall'altra.<br>A studiarne la carta topografica si riconosce subito, o si crede di riconoscere, la poca probabilità di misteri. Quella rete di strade, di vicoli, di passeggiate pare semplice ed evidente. Eppure, già qualche gruppo fitto di case, come quello descritto da noi nel primo capitolo della «Signorina Scarpette», fa arricciare il naso ad un attento osservatore. (pp. 81-82)