Differenze tra le versioni di "James Hillman"

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(Corretto: "una anima")
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*Immaginiamo quindi gli [[Archetipo|archetipi]] come ''i modelli più profondi del funzionamento psichico'', come le radici dell'anima che governano le prospettive attraverso cui vediamo noi stessi e il mondo. Essi sono le immagini assiomatiche a cui ritornano continuamente la [[vita]] psichica e le teorie che formuliamo su di essa.
*L'[[emozione]] è un dono che giunge di sorpresa, un enunciato mitico più che una proprietà umana. Essa annunzia un movimento nell'anima, è l'enunciazione del processo in atto in un mito che noi possiamo percepire nelle immagini fantastiche che accompagnano l'emozione.
*Ogni [[psicologia]] che sceglie come sua meta l'anima deve parlare in termini immaginativi.
*La terapia, o l'analisi, non è solo qualcosa che gli analisti fanno ai pazienti, essa è un processo che si svolge in modo intermittente nella nostra individuale esplorazione dell'anima, negli sforzi per capire le nostre complessità, negli attacchi critici, nelle prescrizioni e negli incoraggiamenti che rivolgiamo a noi stessi. Nella misura in cui siamo impegnati a fare anima, siamo tutti, ininterrottamente, in terapia.
*Una psicologia con poco spazio per l'immaginazione ha poco spazio per le immagini che governano la nostra vita.<br />Trascurando le immagini, essa diviene, volente o nolente, un moralismo, si concentra sulla ragione e sulla volontà, il vecchio io. Ecco quindi la psicologia ossessionata da un'unica idea esagerata: l'uomo, un'ideologia che nasce dall'eroe della Riforma, sordo a ogni richiamo che non sia quello della tromba, che lottando si fa strada tra scelte binarie e avanza, responsabile e impegnato, verso la luce, ricacciando via da sé l'anima e l'oscurità.