Differenze tra le versioni di "Friedrich Nietzsche"

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*Ma Lei tenga fermo il nostro incontro a ''[[Genova]]'' – questo luogo appartiene a ''me''. Glielo voglio tra poco presentare e rappresentare, proprio in veste di principe Doria, se Lei vuole. (lettera a Paul Rée, 6 novembre 1881<ref>''Epistolario 1880-1884. Vol. IV'', p. 132</ref>)
*Ero nel mio giardino, ossia quello della [[Villetta Di Negro|Villetta Negro]], accanto alla quale abito ([[Stendhal]] una volta la definì «uno dei luoghi più pittoreschi d'Italia») e pensavo a Lei con tanto affetto. (lettera a Heinrich Köselitz, 27 novembre 1881<ref>''Epistolario 1880-1884. Vol. IV'', p. 136</ref>)
*La mia vista sta precipitando, non posso nascondermelo. Ora mi capita spesso di rovesciare e di rompere qualcosa, o di inciampare. Dove trovo un'altra città così perfettamente lastricata con pietre larghe come [[Genova]], dove anche se mi aggiro nei dintorni trovo sempre pietre dure e lisce (e con scannellature sulle strade in salita)?<br> Tutto sommato Genova è stata davvero la mia mossa più fortunata riguardo alla salute e alla tranquillità spirituale. La mia camera è piena di luce e ha ''un [[soffitto]] molto alto'' – cosa che ha un effetto benefico sul mio umore. Vicinissimo c'è un giardino delizioso, aperto a tutti, con una verzura imponente, come in un bosco (anche in ''inverno''), e poi cascate, animali selvatici e uccelli, e stupendi scorci sul mare e sulle montagne – il tutto in uno spazio piccolissimo.<br> I Genovesi ora mangiano in gran quantità il loro dolce natalizio, il loro [[Pandolce|pane dolce]] di Genova, e lo spediscono in tutto il mondo. È identico al nostro ''[[Christstollen|Stollen]]'', o meglio: il nostro Stollen è l'imitazione tedesca del pane dolce di Genova. Un dolce con mandorle, uvetta e canditi difficilmente può essere un'invenzione del tutto ''tedesca'' – è evidente. (lettera a Franziska ed Elisabeth Nietzsche, 21 dicembre 1881<ref>''Epistolario 1880-1884. Vol. IV'', pp. 143-144</ref>)
*Raramente noi siamo coscienti del vero valore di un periodo della nostra vita, finché lo viviamo, ma oggi, mentre camminavo lassù dominando [[Genova]], scorrendo con lo sguardo lontano sulla città e sul mare, col tempo più paradisiaco che vi possa essere, rividi nitidamente davanti a me gli ultimi due anni, le loro sofferenze e il lento progresso verso il miglioramento; e intanto un raro senso di beatitudine saliva in me, m'invadeva: la beatitudine di colui che si sente guarire. Come malinconico erravo altre volte per queste strade e stradicciuole, come mi sentivo estraneo a quest'umanità rumorosa e impaziente nel domandare e nel godere, come se, tra i viventi, io non fossi stato che un'ombra. Invece adesso, tra il gridio e il giubilo di questi assetati di vita, io afferro un suono, una nota che trova un'assonanza nell'anima mia. (lettera a Elisabeth Nietzsche, Genova, 22 gennaio 1882<ref>''Epistolario 1865-1900'', p. 165</ref>)
*Forse accompagno l'amico a fare una gita sulla Riviera. Speriamo che gli piaccia quanto [[Genova]]: io qui mi sento davvero a casa mia. [...] Quando c'è stato il grande corteo di Carnevale siamo andati al [[Cimitero monumentale di Staglieno|Cimitero]], il più bello tra i più belli del mondo. (lettera a Franziska ed Elisabeth Nietzsche, fine febbraio 1882<ref>''Epistolario 1880-1884. Vol. IV'', p. 164</ref>)