Differenze tra le versioni di "Michel Chion"

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*In generale, più il suono è riverberato, più è espressivo del luogo che lo contiene. Più esso è «secco», più è suscettibile di rimandare ai limiti materiali della sua sorgente – mentre la voce rappresenta un caso particolare, poiché, al contrario, è quando essa viene privata di ogni riverbero e sentita da vicino che nel cinema è suscettibile di essere al tempo stesso la voce che lo spettatore interiorizza in quanto propria, e quella che prende totalmente possesso dello spazio diegetico: a un tempo completamente interna e invadente tutto l'universo. È ciò che abbiamo chiamato la ''Voce-Io'' [...]. La [[voce]] deve questo statuto particolare al fatto di essere per eccellenza il suono che ci riempie provenendo da noi stessi. (cap. 4 – ''La scena audiovisiva'', p. 96)
 
*Ogni musica presente in un film (ma più facilmente le musiche da buca) è in grado di funzionare in esso come piattaforma girevole spazio-temporale; ciò vuol dire che la posizione particolare della musica è di non essere soggetta a barriere di tempo e spazio, contrariamente agli altri elementi visivi e sonori, che devono essere situati in rapporto alla realtà diegetica, e non a una nozione di tempo lineare e cronologica.<br>Nello stesso tempo, la musica nel cinema è l'«attraversamuri» per eccellenza, capace di comunicare istantaneamente con gli altri elementi dell'azione concreta (per esempio, di accompagnare dall' ''off'' un personaggio che parla nell' ''in''), e di oscillare istantaneamente dalla buca allo schermo, senza tuttavia rimettere in questione la realtà diegetica o colpirla con l'irrealtà, come farebbe una voce ''off'' che intervenisse nell'azione. Nessun altro elemento sonoro del film può disputare a essa questo privilegio. (cap. 4 - ''La scena audiovisiva'', p. 98)
 
*Spesso, nei film di [[Andrej Arsen'evič Tarkovskij|Tarkovskij]], il suono è così: esso richiama un'altra dimensione, è altrove, svincolato dal presente. Può anche mormorare come il brusio del mondo: vicino e al tempo stesso inquietante. (cap. 6 – ''L'audiovisione vuota'', p. 147)
*Il suono e l'immagine non vanno confusi con l'orecchio e la vista. Lo dimostrano i cineasti che possono essere definiti degli uditivi dell'occhio.<br>Che cosa significa allora la parola «uditivo», se non si tratta di una sensazione che si rivolge all'orecchio?<br>[...] laddove quel globo pigro, a ventiquattro immagini al secondo, crede di vedere qualcosa di continuo (non è difficile!), l'orecchio necessita di un tasso di campionamento assai più elevto. E laddove l'occhio si lascia rapidamente superare quando l'immagine gli mostra uno spostamento ultrabreve, accontentandosi - come inebetito - di constatare la presenza di un movimento senza poter analizzare il fenomeno, l'orecchio ha invece avuto il tempo di riconoscere e disegnare nettamente, sullo schermo percettivo, una serie complessa di tragitti sonori o fonemi verbali...<br>All'inverso, una certa rapidità data dall'immagine pare rivolgersi all'''orecchio che si trova nell'occhio'', per essere convertita nella memoria in impressioni sonore. (cap. 6 – ''L'audiovisione vuota'', pp. 159-160)
 
*Esiste l'inverso degli uditivi dell'occhio, ossia i visivi dell'orecchio? Forse autori come [[Jean-Luc Godard|Godard]], nella misura in cui egli ama montare i suoni come se si trattasse di piani, ''cut'', e ama far risuonare tali suoni, voci o rumori, in uno spazio riverberato e concreto, facendoci sentire dei muri e un interno [...]. Ora, questi effetti acustici di suoni riverberati e prolungati lasciano spesso, nel ricordo che ne conserviamo, una traccia non sonora ma visiva. (cap. 6 – ''L'audiovisione vuota'', p. 160)
 
*Di tutti gli sport mostrati dal piccolo schermo, il [[tennis]] è per eccellenza lo sport acustico. [...] Ai tradizionali rumori della pallina che viene colpita, e che sono la firma sonora di questo sport (colpi che diffondono un'eco secca, che l'orecchio saggia, soppesa come un indizio per valutare i limiti dello spazio), si aggiungono ora eventi lievi e sottili, che la banda passante del suono televisivo trasmette perfettamente: rapidi fruscii prodotti dal gioco di gambe degli atleti sul terreno, respirazione affannata e talvolta grida, quando la fatica li obbliga a fare più sforzo. Tutta una storia acustica, ma con il flou narrativo caratteristico dell'universo dei rumori [...]. (cap. 8 – ''Televisione, clip, video'', p. 187)
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