Differenze tra le versioni di "Thomas Mann"

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== ''La genesi del Doctor Faustus: romanzo d'un romanzo'' ==
===[[Incipit]]===
Da annotazioni nel diario del 1945 mi risulta che il 22 dicembre di quell'anno l'inviato del “Times Magazine” venne a trovarmi a Los Angeles (da Down-Town alla nostra villa ci si mette un'ora di macchina) per interpellarmi a proposito di una mia profezia fatta quindici anni prima, la quale tardava ad avverarsi. Alla fine di un ''Saggio autobiografico'' scritto allora e tradotto anche in inglese, credendo un po' per gioco in certe simmetrie e corrispondenze di numeri della mia vita, avevo espresso quasi con precisione l'ipotesi che sarei morto nel 1945 a settant'anni, cioè alla stessa età di mia madre. L'anno previsto, disse il brav'uomo, era quasi trascorso senza che io avessi mantenuto la parola. Come intendevo giustificarmi in pubblico del fatto di essere ancora in vita? <!--(p. 701)-->
 
===Citazioni===
*Se altre mie opere precedenti avevano assunto, almeno per estensione, un carattere monumentale, lo avevano preso inaspettatamente e senza premeditazione: ''I Buddenbrook'', ''La Montagna incantata'', i romanzi di ''Giuseppe'' e anche ''Carlotta a Weimar'' sono sorti da modeste intenzioni narrative e soltanto ''I Buddenbrook'' erano pensati come romanzo e se mai ''Carlotta a Weimar'' come romanzo breve, tant'è vero che sul frontespizio del manoscritto si legge: “Breve romanzo”. Questa volta l'opera della mia vecchiaia {{NDR|''Doctor Faustus''}} venne a trovarsi in una situazione diversa. Questa sola volta sapevo che cosa volevo e quale compito mi imponevo: nientemeno che di scrivere il romanzo della mia epoca travestito nella storia di una vita di artista, molto precaria e peccaminosa. (pp. 724-25725)
*Un'opera d'arte la si porta sempre per intero dentro di sé e quand'anche la filosofia estetica pretenda che le opere della parola e della musica, a differenza di quelle dell'arte figurativa, siano legate al tempo e alla sua successione, anch'esse però cercano di essere tutte presenti in ogni istante. Nell'inizio vivono la metà e la fine, il passato imbeve il presente e anche nell'estrema concentrazione su questo s'insinua l'ansia di ciò che verrà. (p. 852)