Telesio Interlandi: differenze tra le versioni

==Citazioni su Telesio Interlandi==
*Per molti anni ha scritto a mano, secco e perentorio, con una penna stilografica Parker nera a inchiostro verde, l'inchiostro poi prediletto da Palmiro Togliatti, e tenendosi sulle ginocchia il figlio Cesare, avvolti entrambi in una nube di fumo, il fumo di qualcuna delle cento sigarette che Interlandi padre consuma in un giorno. Da alcuni anni ha preso invece a usare la Olivetti rossa. Batte lentamente, con l'indice della mano destra coadiuvato solo di tanto in tanto dall'indice della mano sinistra. Finisce comunque rapidamente, come sempre. Secco e perentorio. È di quelli che hanno inventato il giornalismo moderno, quel fraseggiare scarno, essenziale, che mira subito al cuore dell'argomento. Sin dalla fine degli anni Venti, Leo Longanesi, che se ne intendeva più di chiunque altro, aveva scritto che di giornalisti pari a Interlandi il fascismo non ne aveva. ([[Giampiero Mughini]])
 
*{{sic|Questi}} mezzo letteraloide e mezzo {{sic|barricadero}}, agì con fredda malafede. Quello della razza fu per lui una carta come un'altra. Vi puntò sopra forte, convinto di aver intuito il momento buono sulla ruota della fortuna. Interlandi non credeva minimamente nell'impresa che conduceva con cinismo. Uno dei capisaldi della difesa della razza era, nella sua propaganda, l'educazione militaristica che i giovani del Littorio ricevevano il sabato pomeriggio nelle palestre della Gil, ma ciò nonostante fece esonerare Cesarino, suo figlio, da ogni esercitazione o disturbo del genere, perché in privato, le considerava inutili, ridicole e stupide. ([[Antonio Spinosa]])
 
*Tra i giornalisti fascisti, il leader dell'[[antisemitismo]] è Telesio Interlandi, direttore del «Tevere» e autore del volume ''Contra {{sic|judeos}}''. Alla sua morte, nel dopoguerra, i familiari faranno inserire nel necrologio a pagamento sui giornali la qualifica di «cavaliere di razza». Per questa gente Auschwitz, Treblinka, l'[[Olocausto]] non erano esistiti. O non erano bastati a farli vergognare. ([[Silvio Bertoldi]])
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