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+"Scacco al tempo"
(+"Scacco al tempo")
*[...] quanti attimi viviamo veramente? Non ne facciamo un immenso sciupìo, con distrazioni, occupazioni futili e sciocche, con la pigrizia, con le usanze che ci schiavizzano, con le fatiche contro le quali potremmo vaccinarci? Ogni ora ci dona sessanta minuti; a quanti minuti in un'ora prestiamo attenzione, quanti minuti in un'ora trasformiamo in ricordo? (V, p. 57)
*Dicendo che qualcuno è vivo per noi intendiamo questo: lo vediamo, lo sentiamo, lo leggiamo, in un suo istante che sia nuovo per noi, anche se è trascorso per lui. La stella che vediamo è viva per noi anche se è morta da mille anni. Ma dal momento in cui i suoi raggi luminosi cessano di raggiungerci, essa cessa di vivere per noi. (V, p. 72)
 
==''Scacco al tempo''==
===[[Incipit]]===
Non so se vi piacciano le storie che si raccontano da una prigione. A partire dalla ''Carmen'' il racconto del carcerato ha acquisito la dignità di genere letterario; è un metodo narrativo molto efficace per assicurarsi l'interesse del lettore, curioso di sapere ciò che si acquista esattamente a prezzo della libertà. Per questo l'intrigo risalta su una tinta di fondo dignitosamente patetica, e l'autore può inerire di tanto in tanto un'apostrofe diretta che ottenga un piacevole effetto di autenticità, quando don José o il suo discendente romanzesco, alla svolta del racconto, si rivolge al suo confidente, lo chiama signore, e lascia presagire l'epilogo parlando dalla sua cella. È soltanto un tocco, ma coglie nel segno.
 
===Citazioni===
*{{ndr|Gustave Dieujeu}}<ref>Jocadeus, nella versione italiana.</ref> Una piccola [[libertà]], una volta generata, è un essere vivente, che cresce in maniera ineluttabile e un po' spaventosa, come un albero o come un bambino. (II, pp. 14-15)
*— La [[parola]] è pericolosa, disse {{ndr|Leslie Hervey}}, è difficile capirsi con le parole. (V, p. 37)
*{{ndr|Jules Axidan}}<ref>De Sastrus, nella versione italiana.</ref> L'uomo è soggiogato a tutto, e prima di ogni altra cosa alle conseguenze dei suoi gesti. È questo, innanzitutto, a far sì che non possiamo neppure concepire la speranza di essere liberi: il fatto che ogni causa sia seguita da un effetto. Sei forse libero di spillare il vino senza berlo, e di bere senza ubriacarti, e di ubriacarti senza rovinarti il fegato? Che orribile esistenza è questa nella quale non si può risparmiare senza arricchirsi, né buttar soldi dalla finestra senza andare in rovina, né far l'amore senza avere un figlio, né — ascoltami bene — né vivere un giorno senza essere più vecchio di un giorno! (V, p. 38)
*{{ndr|Jules Axidan}} L'uomo è talmente assoggettato a questa nozione {{ndr|la Causa}} che, persino nei suoi momenti di diversivo, non fa che giocare alle cause e agli effetti. Mai un istante di libertà, di gratuità... Ha inventato le carte perché l'asso imponga le sue regole su tutte le altre figure, perché la distrazione venga punita e sia ricompensato il ragionamento calcolatore. Ha inventato il gioco degli scacchi perché ogni colpo giocato prolunghi , fino al termine della partita, l'ineluttabile successione delle sue conseguenze. Ha inventato il calcio e il tennis perché le leggi della balistica vengano rigorosamente rispettate, perché il colpo di piede o il colpo della racchetta richiamino inevitabilmente l'esatta traiettoria ''causata''. Ebbene! esiste un altro gioco, solo un altro, che non ha bisogno di cause. Questo gioco si chiama Poesia. È lei che libera gli uomini. (V, p. 42)
*{{ndr|Jules Axidan}} Il calcolo delle probabilità! È lui che regna su questo mondo soggiogato... [...] Ebbene! questa è la vera stupidità umana, è la calamità che pesa sulla nostra razza dal tempo dei tempi... Perché questo sciocco calcolo tralascia qualche cosa, e cioè che il caso è maestro; in tutte le alternative di fronte alle quali ci poniamo delle domande, è il caso a decidere. E sceglie soltanto tra due soluzioni, non una di più. [...] Compri questa sera un biglietto della lotteria; da uomo qual sei, fai il tuo bel calcolo delle probabilità e dici: «Ci sono cinquecentomila biglietti, ho una possibilità contro quattrocentonovantanovemilanovecentonovantanove di vincere il milione». E invece proprio per niente: hai una possibilità su due. Perché dopo l'estrazione ci saranno, per te, soltanto due possibilità. O avrai vinto, oppure avrai perso. Il ''caso'', signore di noi tutti, avrà scelto una di queste due soluzioni, non un'altra... (V, pp. 43-44)
*{{ndr|Gustave Dieujeu}} {{ndr|I personaggi [[re]]gali}}[...] sanno che per loro è impossibile uscire dal seminato della buona creanza, perché la buona creanza consiste nel fare esattamente ciò che fanno. (XIII, p. 122)
*{{ndr|Jules Axidan}} Lo schiavo che soffre un giorno si libererà. Ma chi non conosce la sua catena, come potrebbe mai liberarsi? (XIII, p. 123)
*{{ndr|Gustave Dieujeu}} [...] essere soli o in mezzo alla folla dà la stessa sensazione di [[anonimato]]. (XIII, p. 124)
*{{ndr|Gustave Dieujeu}} [...] a una certa altezza dell'[[amore]], si vedono cadere gli orpelli del romanzesco e del petrarchismo, e rimangono soltanto, nudi e violenti, lo stimolo fisico e la verità dei corpi [...]. (XVII, p. 167)
*{{ndr|Gustave Dieujeu}} Quale [[errore]] è mai necessario per la riuscita? Quale distrazione di vasaio per scoprire lo smalto, quale lacrima caduta ne crogiolo per formare la pietra filosofale? (XVII, p. 170)
*{{ndr|Gustave Dieujeu}} So che qualunque istante, e tutti questi milioni di istanti di cui sono fatte le mie lunghe giornate, sono altrettanti milioni di sorgenti dalle quali partono, come da un incrocio illimitato, tutti i raggi di tutte le possibilità. E so che tra questi raggi divergenti non è immaginabile una comunicazione. So dunque che tutto ciò che è possibile esiste simultaneamente. (XX, p. 199)
 
==Note==
<references />
 
==Bibliografia==
*Marcel Thiry, ''Distanze'', traduzione di Giovanna Marsiglia, Sellerio, 1992.
*Marcel Thiry, ''Scacco al tempo'', introduzione, traduzione e dossier di Chiara Elefante, Panozzo, Rimini, 1998. ISBN 88-86397-47-X.
 
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