Differenze tra le versioni di "Carl Sagan"

 
 
==''I draghi dell'Eden''==
*I dinosauri più intelligenti, sulla base del rapporto tra massa cerebrale e peso corporeo, appartennero al genere ''[[SauronithoidesSaurornithoides]]'' il cui cervello aveva, in media, un peso di 50 g per un peso complessivo di 50 kg, il che [...] li colloca vicino agli struzzi. E, in effetti, essi sembrano degli struzzi. Potrebbe essere molto illuminante esaminare calchi fossili delle loro scatole craniche. Probabilmente essi cacciavano piccoli animali a scopo alimentare e usavano le quattro dita delle loro appendici simili a mani per diversi usi [...]. Si tratta di animali su cui fare interessanti congetture. Se i dinosauri non si fossero tutti misteriosamente estinti circa sessantacinque milioni di anni fa, i ''SauronithoidesSaurornithoides'' si sarebbero forse evoluti in forme sempre più intelligenti? Avrebbero imparato a cacciare in gruppo i grassi mammiferi, impedendo così la loro grande proliferazione dopo la fine del Mesozoico? Se non fosse avvenuta l'estinzione dei dinosauri, le forme di vita dominanti oggi sulla Terra sarebbero dei discendenti dei ''SauronithoidesSaurornithoides'', capaci di leggere e di scrivere libri, e di rifletere su che cosa sarebbe successo se avessero prevalso i mammiferi? Queste forme dominanti avrebbero forse pensato che l'aritmetica in base 8 era del tutto naturale, mentre la base 10 rappresentava un'eccentricità insegnata solo nella "Nuova Matematica"? (p. 136)
*La diffusione di miti con i [[Drago|draghi]] nelle leggende popolari di molte culture non è probabilmente casuale. L'implacabile, reciproca ostilità tra uomo e drago, esemplificata nella leggenda di S. Giorgio, è molto sentita in Occidente. (Nel terzo libro della ''Genesi'' Dio sancisce una rivalità eterna tra uomini e rettili.) Ma non si tratta di una peculiarità dell'Occidente: è un fenomeno diffuso in tutto il mondo. Ed è solo un caso che il verso fatto comunemente dall'uomo, per imporre il silenzio o per attirare l'attenzione, assomigli in modo così singolare al sibilo di un rettile? Può darsi che i draghi rappresentassero un grosso problema per i nostri antenati preumani di alcuni milioni di anni fa e che il terrore che essi evocavano e i decessi che causavano abbiano stimolato l'evoluzione dell'intelligenza umana? O forse la metafora del serpente si riferisce all'uso fatto della componente aggressiva e ritualistica del nostro cervello, che risale ai rettili, nell'ulteriore evoluzione del neopallio? Con una sola eccezione, il racconto della ''Genesi'', sulla tentazione del serpente dell'Eden, è il solo esempio che si abbia nella Bibbia della comprensione da parte degli uomini del linguaggio degli animali. Quando temevamo i draghi, temevamo forse una parte di noi stessi? In un modo o nell'altro, nell'Eden, i draghi esistevano. (pp. 141-142)
 
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