Differenze tra le versioni di "Gaetano Trezza"

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===Citazioni===
*Il due novembre intenerisce i pietosi sulle tombe dei morti; vuoi tu chinarti un poco a contemplare la mia tomba di vivo? quanti si traggono con sé il cadavere della memoria e non hanno il coraggio di confessarlo. ([[s:Confessioni d'un scettico/I|cap. I]], p. 9)
*Ah! il regno di Dio non è che di pochi, perchè soltanto i pochi se lo conquistano col miglior sangue dell'anima! I più s'abbandonano al torrente della demenza e spariscono dalla vita senza comprenderne il senso divino. ([[s:Confessioni d'un scettico/II|cap. II]], p. 14)
*Perché dunque la cappa di piombo della religione ci siede sul collo, e ci vieta di alzare fieramente la testa ed interrogare le cose come sono? perché la servitù detestata del dogma ci logorò le potenze più fresche degli organi, fiaccandole per tanti secoli sotto la sferza papale? perché quella codardìa d'intelletto che non osa affrontare i divini pericoli del vero scientifico? perché l'inerzia disonesta che ci fa chiudere gli occhi alla nostra salute e ci fa così sbigottiti delle nostre stesse conquiste? perché bestemmiamo la verità chiamandola triste, allettiamo speranze nell'oltretomba, e ci ribelliamo al fato reputandolo un giogo che ci schiaccia non una legge divina da riprodurre in noi stessi? ([[s:Confessioni d'un scettico/III|cap. III]], pp. 16-17)
*Il [[primavera dei popoli|quarant'otto]] colle sue demenze politiche, colle sue rivoluzioni acerbe, co' suoi disastri colpevoli, comunicò non di meno una scossa titanica all' intelletto moderno. Fu come il voltarsi impaziente dell'Encelado europeo di sotto al giogo enorme che lo aggravava da tanti secoli. Il giogo gli rimase ancora sul collo ma ti annunciava le ribellioni venture che l'avrebbero abbattuto per sempre. ([[[[s:Confessioni d'un scettico/VII|cap. VII]], p. 34)
*La [[scienza e religione|religione]] è un fenomeno che si produce fuor dalla [[scienza e religione|scienza]], e se la gitti, per così dire, in un'atmosfera scientifica tu la uccidi. ([[[[s:Confessioni d'un scettico/VIII|cap. VIII]], p. 38)
*Il sovrannaturale co' suoi terrori d'oltretomba, colle sue apocalissi messianiche, colle sue predestinazioni indeprecate, colle sue demenze ascetiche, co' suoi cicli paradisiaci, ti si discioglie dall'intelletto, e ti trovi d'innanzi la natura co' suoi gruppi meccanici, colle sue migrazioni eterne, colle sue leggi scettiche. ([[s:Confessioni d'un scettico/VIII|cap. VIII]], p. 42)
*L'[[astronomia]] colle sue nebulose feconde, co' suoi cieli costellati nello spazio immenso, co' suoi spettróscopi rivelatori della chimica siderale, tolse via per sempre il paradiso di Cristo. La [[geologia]] colle sue flore e le sue faune preistoriche, co' suoi strati antichissimi, testimoni di mille rivoluzioni sepolte, fe' disparire l'inferno medievale come un sogno atroce di fantasie sciagurate. La [[fisiologia]] colle sue scoperte istologiche, co' suoi gruppi di cellule, co' suoi centri nervosi, distrusse il mito d'uno spirito impaludato, non si sa come nè donde, negli organi, e disciolse la fede che ci dipingeva gli Elisi uranici al di là della terra. ([[s:Confessioni d'un scettico/IX|cap. IX]], p. 47)
*Le gioie più sincere e più alte dell'uomo sono le gioie [[scetticismo|scettiche]], cioè quelle che derivano dall'intuizione scientifica delle cose non colorate da nessun prisma romantico, non travestite da nessun dogmatismo, non adulterate da nessun mito del sentimento. ([[s:Confessioni d'un scettico/IX|cap. IX]], pp. 49-50)
 
==''Saggi postumi''==
*[[Davide Lazzaretti|David Lazzaretti]] sentì forse rozzamente in sé stesso la ribellione dello spirito moderno contro la Chiesa papale; ma non avendo {{sic|coltura}} scientifica che lo aiutasse nei problemi contemporanei, improvvisò una specie di buffoneria ascetica, {{sic|spruzzolandovi}} un po' di socialismo male inteso e male effettuato. A quei credenti che aspettano ancora la sua risurrezione, converrebbe insegnare meglio la realtà del mondo e risanarli dall'ignoranza che li corrompe in una fede impossibile. (''David Lazzaretti'', p. 257)
 
==[[Incipit]] di ''La critica moderna''===
Come v'è un clima fisico che circoscrive la vita dei corpi, così v'è un clima storico che circoscrive la vita dello spirito. Anzi, a dir proprio, lo spirito non è una cosa che stia di per sé, campata in una specie di milluogo fantastico, ma un fenomeno che si compone il proprio clima e lo porta in se stesso, né può staccarsene senza violare gli organi più fini della sua vita. Il clima fisico è fuori de' corpi, pur non perisce coi corpi; ma il clima storico si sta dentro allo spirito, il quale vi si organizza, vi si compie, vi si fa uno con lui. <!--(Cap. I, Il senso moderno, p. 21)-->