Differenze tra le versioni di "Giovanni Giolitti"

(→‎Memorie della mia vita: NDR (data del comizio di D'Annunzio))
*Incolore, amorfo, banale, era passato attraverso la vita levandosi solo di tanto in tanto verso l'alto come fa il passero. Impiegato civile fino all'età di quarant'anni, poi funzionario amministrativo e quindi parlamentare, non amava né la retorica di [[Francesco Crispi|Crispi]] né la magniloquenza di [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]; gli piacevano l'aritmetica e la contabilità, il che lo rendeva particolarmente sensibile alle sottili sfumature della cupidigia umana e alle debolezze degli altri nella misura in cui esse gli potevano essere addebitate oppure accreditate. ([[Robert Katz]])
*Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la più piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia di mediocristi antimilitari (tipo Giolitti). (''[[Manifesti futuristi]]'')
*Se ci fu una personalità politica totalmente estranea all'idea della romanità, nella sua accezione trionfalistica, si trattò certamente di Giovanni Giolitti: anche come uomo, pur dopo aver vissuto per lunghi decenni nella capitale, egli rimase sostanzialmente un ospite di passaggio in Roma. Vissuto in un edificio e in un quartiere che ripeteva i modi edilizi ed urbanistici della lontana Torino, il Giolitti fu espressione fedele di quel ceto impiegatizio che ha sempre considerato e continua a considerare Roma la città dove è comandato, non la propria vera città. ([[Armando Ravaglioli]]
*Soprattutto accentuò la sua sfiducia nell'Esercito che probabilmente, a suo dire, non si sarebbe battuto o non avrebbe resistito ad una lunga guerra. In Libia, egli diceva, si era vinto soltanto quando eravamo dieci contro uno. ([[Antonio Salandra]])
*Uomo di molta accortezza e di grande sapienza parlamentare [...] di profonda perizia amministrativa, di concetti semplici o, meglio, ridotti nella sua mente e nella sua parola alla loro semplice e sostanziosa espressione la quale vinceva le opposizioni con l'evidenza del buon senso. ([[Benedetto Croce]], da ''Storia d'Italia dal 1871 al 1915'', Napoli 1927)
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