Paolo Sarpi: differenze tra le versioni

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*Il [[Pietro Paolo Vergerio|Vergerio]] ritornato in Germania fece l'ambasciata del [[Paolo III|pontefice]] a [[Ferdinando I d'Asburgo|Ferdinando]], prima, e poi a qualonque de' protestanti che andava a trovar quel [[Ferdinando I d'Asburgo|re]] per gli occorrenti negozii; e finalmente fece un viaggio per trattar anco con gli altri. Da nissuno d'essi ebbe altra risposta, salvo che averebbono consultato insieme nel convento che dovevano ridurre nel fine dell'anno, e di commun consenso deliberata la risposta. La proposizione del noncio conteneva che quell'era il tempo del concilio tanto desiderato, avendo il pontefice trattato con [[Carlo V d'Asburgo|Cesare]] e con tutti i re per ridurlo seriamente, e non come altre volte, in apparenza; et acciò non si differisca più, aveva risoluto d'elegger per luogo Mantova, conforme a quello che già due anni era stato risoluto con l'[[Carlo V d'Asburgo|imperatore]]. La qual città essendo di un feudatario imperiale e vicina ai confini di Cesare e de' Veneziani, potevano tenerla per sicura; senza che il pontefice e Cesare averebbono data ogni maggior cauzione. (da ''Libro primo'' [1500 - agosto 1544], Volume primo, pp. 125-126)
*Ma il [[Pietro Paolo Vergerio|Vergerio]] nel principio dell'anno 1536 tornò al [[Paolo III|pontefice]] per riferire la sua legazione. Riportò in somma che i protestanti non erano per ricever alcun concilio, se non libero, in luogo opportuno, tra i confini dell'Imperio, fondandosi sopra la promessa di [[Carlo V d'Asburgo|Cesare]], e che di [[Martin Lutero|Lutero]] e degli altri suoi complici non vi era speranza alcuna, né si poteva pensar ad altro che opprimergli con la guerra. Ebbe il Vergerio per suo premio il vescovato di Capo d'Istria, sua patria, e dal pontefice fu mandato a Napoli per fare la medesima relazione all'[[Carlo V d'Asburgo|imperatore]], il qual, ottenuta la vittoria in Africa, era passato in quel regno per ordinare le cose di quello. Et udita la relazione del noncio, passò Cesare a Roma. (da ''Libro primo'' [1500 - agosto 1544], Volume primo, pp. 131-132)
*Dieci giorni dopo li legati, gionse a Trento [[Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco|don Diego di Mendozza ]], ambasciatore cesareo appresso la republica di Venezia, per intervenire al [[Concilio di Trento|concilio]] con amplissimo mandato datogli il 20 febraro da Bruselles, e fu ricevuto da' legati con l'assistenza del [[Cristoforo Madruzzo|cardinale Madruccio]] e di tre vescovi, che tanti sino allora erano arrivati, quali, per essere stati i primi, è bene non tralasciare i loro nomi: e furono Tomaso Campeggio vescovo di Feltre, nepote del cardinale, Tomaso di San Felicio, vescovo della Cava, fra' Cornelio Musso franciscano, vescovo di Bitonto, il più eloquente predicatore di quei tempi. Quattro giorni dopo fece don Diego la sua proposta in scritto: conteneva la buona disposizione della [[Carlo V d'Asburgo|Maestà Cesarea]] circa la celebrazione del concilio e l'ordine dato ai prelati di Spagna per ritrovarsi, quali pensava che oramai fossero in camino; fece scusa di non essere venuto prima per le indisposizioni; ricercò che s'incominciassero le azzioni conciliari e la riforma de' costumi, come due anni prima in quel luogo medesimo era stato proposto da monsignore Gravela e da lui. (da ''Libro primo'' [1500 - agosto 1544], Volume primo, pp. 195-196)
*Venne finalmente il 13 di decembre, quando in Roma il papa publicò una bolla di giubileo, dove narrava aver intimato il [[concilio di Trento|concilio]] per sanare le piaghe causate nella Chiesa dagli empi eretici. Perilché essortava ogniuno ad aiutare i padri congregati in esso con le loro preghiere appresso Dio; il che per fare più efficacemente e fruttuosamente, dovessero confessarsi e digiunare tre dì, e ne' medesimi intervenire alle processioni e poi ricevere il santissimo sacramento, concedendo perdono di tutti i peccati a chi cosí facesse. E l'istesso giorno in Trento i legati con tutti i prelati, che erano in numero 25 in abito pontificale, accompagnati da' teologi, dal clero e dal popolo forestiero e della città, fecero una solenne processione dalla chiesa della Trinità alla catedrale. (da ''Libro secondo'' [settembre 1544 - marzo 1547], Volume primo, p. 225-226)
*Il [[Filippo II di Spagna|re Filippo di Spagna]] fu primo dar forma più conveniente, facendo del 1558 una legge che il catalogo de' libri proibiti dall'Inquisizione di Spagna si stampasse. Al qual essempio anco [[Paolo IV]] in Roma ordinò che da quell'officio fosse composto e stampato un [[Indice dei libri proibiti|Indice]], come fu esseguito nel 1559, nel quale furono fatti molti passi più inanzi che per lo passato, e gettati fondamenti per mantener et aggrandir l'autorità della corte romana molto maggiormente, col privar gl'uomini di quella cognizione che è necessaria per difendergli dalle usurpazioni. Sino a quel tempo si stava tra i termini de' libri de eretici, né era libro vietato, se non di autore dannato. (da ''Libro sesto'' [1 gennaio - 17 settembre 1562], Volume secondo, p. 765)
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