Differenze tra le versioni di "Ibn Hamdis"

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== ''Antologia poetica'' ==
 
*''La [[Nymphaea|ninfea]] or ora mi sembra, | sulle tue dita, || una boccetta rossa di rubino, | con stimme di zafferano.'' (''La ninfea'')
 
*''Bevi su una vasca di ninfea verde, | dai fiori rosseggianti || che sembrano cacciare | fuori dall'acqua lingue di fuoco.'' (''Sullo stesso argomento'')
*''Eccolo verdeggiante; l'anima per esso si sente | schiantare e se ne va. Il timore che incute | non abbandona mai il mio cuore. || Mugge e spumeggia ed il vento lo irrita: | pare un [[epilessia|epilettico]] invaso dal demonio.'' (''Il mare'')
 
*''Guarda la bellezza della [[Novilunio|luna nuova]] che spunta | e squarcia con il suo lume le tenebre || Sembra una falce tutta d'oro che miete il narciso | tra i fiori dei giardini.'' (''La falce lunare'')
 
*''[[Vino]] di colore e odor di rosa, mescolato all'acqua | ti mostra stelle fra raggi di sole. || Con esso cacciai le cure dell'animo | con una bevuta il cui ardore serpeggia sottile | quasi inavvertibile. || L'argentea mia mano, stringendo il bicchiere, | ne ritrae le cinque dita dorate''. (''Il vino'')
*''Ah, da nuvola folgoreggiante in patria | brillò lieve un lampo, leggero come il saluto | che una mano accenna con la punta delle dita! || (Esso) fece sgorgare | da occhi insonni lacrime nascoste, e li illuminò di luce | benché fosse notte scura || Oh, meravigliosa visita! | Apparve l'immagine a (visitare) palpebre che, | quando mi rinvenni, ritenevano ancora l'illusione… || Soggiorno in Saqi Ahra, | al confine di un deserto arido e brullo | vicino ad un lembo di terra schiaffeggiato dal vento, | quando soffia umido e freddo. || Mi giunge un soffio dell'odore del muschio, dal deserto; a chi volesse avventurarsi | in questi orridi luoghi sono (da superare) | un immenso mare e vaste pianure || Con l'aurora le tenebre si rivestono di luce, | come si riveste di sudore, per la lunga corsa, | il petto di un morello || Sospiro di nostalgia per la mia terra, | nella cui polvere si son consunte le membra | e le ossa dei miei, || come sospira verso casa, avendo smarrito la strada, | un vecchio cammello sfinito, | impacciato dalle tenebre. || Già è svanito dalle mie mani | il fiore dell'amor giovanile, | ma la bocca è piena del suo ricordo.'' (''La terra degli avi'')
 
*''Un paese a cui la colomba | diede in prestito il suo collare, e il pavone | rivestì dal manto delle sue penne || Par che quei papaveri sian vino | e i piazzali delle case siano i bicchieri.'' (''La [[Sicilia]]'')
 
*''Ricordo la [[Sicilia]], e il dolore ne suscita nell'anima il ricordo. | Un luogo di giovanili follìe ora deserto, animato un dì dal fiore dei nobili ingegni. | Se sono stato cacciato da un Paradiso, come posso darne notizia? | Se non fosse l'amarezza delle lacrime, le crederei i fiumi di quel paradiso.''<ref>Citato in ''Sicilia'', Touring Club Italiano, 1989, p. 13. ISBN 88-365-0350-0</ref>
 
==Citazioni su Ibn Hamdis==
*Di [[Salvatore Quasimodo]] nella cui poesia il tema dell'esilio (l'esilio che generazioni di siciliani, per sfuggire alla povertà dell'isola, hanno sofferto e soffrono) si lega amaro e dolente, ma splendido nella memoria dei luoghi perduti, a quello del poeta arabo Ibn Hamdis, siciliano di Noto. E questa può anche essere una chiave per capire la [[Sicilia]]: che alla distanza di più di otto secoli un poeta di lingua araba e un poeta di lingua italiana hanno cantato la loro pena d'esilio con gli stessi accenti: "vuote le mani, – dice Ibn Hamdis, – ma pieni gli occhi del ricordo di lei". ([[Leonardo Sciascia]])
 
==Note==