Differenze tra le versioni di "Primo Levi"

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*Pochi sono gli uomini che sanno andare a morte con dignità, e spesso non quelli che ti aspetteresti.
*Quest'anno è passato presto. L'anno scorso a quest'ora io ero un uomo libero: fuori legge ma libero, avevo un nome e una famiglia, possedevo una mente avida e inquieta e un corpo agile e sano. Pensavo a molte lontanissime cose: al mio lavoro, alla fine della guerra, al bene e al male, alla natura delle cose e alle leggi che governano l'agire umano; e inoltre alle montagne, a cantare, all'amore, alla musica, alla poesia. Avevo una enorme, radicata, sciocca fiducia nella benevolenza del destino, e uccidere e morire mi parevano cose estranee e letterarie. I miei giorni erano lieti e tristi, ma tutti li rimpiangevo, tutti erano densi e positivi; l'avvenire mi stava davanti come una grande ricchezza. Della mia vita di allora non mi resta oggi che quanto basta per soffrire la fame e il freddo; non sono più abbastanza vivo per sapermi sopprimere.
*Se [[comprensione|comprendere]] è impossibile, [[conoscenza|conoscere]] è necessario. (dall<ref>Dall'appendice all'edizione scolastica, 1976).</ref>
:Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.<ref>Citato in {{cita web|https://www.ilpost.it/2019/07/31/centenario-primo-levi/|Potrebbe capitare ancora|}}</ref>
*Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn.
*Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la [[felicità]] perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una [[infelicità]] perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i due stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. Vi si oppone la nostra sempre insufficiente conoscenza del futuro; e questo si chiama, in un caso, speranza, e nell'altro, incertezza del domani.
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