Differenze tra le versioni di "Giovanni Stefano Menochio"

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*Il [[caduceo]] era una tal verga, che era insegna d'essere messo pubblico quello, che la portava, onde anco lo rendeva sicuro, & inviolabile in mezo alle squadre de' nemici. Hor quelli, che contro quella ragione delle genti, e naturale operano, non solo meritano biasimo, ma anco grave, & esemplare castigo. (da ''Centuria Seconda'', p. 248)
*Quivi hò detto, che ''opus interrasile'' è qual lavoro, che fanno gli scultori, che non è in tutte le sue parti piano, uguale, e liscio; ma parte incavato, sollevato, e per così dire, aspro. Volgarmente nella nostra lingua italiana si chiama, ''[[bassorilievo|basso rilievo]]''. (da ''Centuria Seconda'', p. 276)
*Li Publicani, de' quali spesso si fa mentione nell'historia Evangelica, erano gli esattori delle pubbliche gabelle, li quali erano grandemente odiati dagli Ebrei, che li stimavano peccatori; e professori di ufficio infame. (da ''Centuria Seconda'', p. 291)
*Il modo di [[Molitura|macinare]] degli antichi, e di cavare la farina dal grano, era al principio il romperlo pistando ne' mortari: al quale poi succedettero le mole, che girare à mano, ò da giumenti, più speditamente, e meglio facevano l'effetto. Le mole à mano erano per ordinario girate da' schiavi, ò dalle schiave, & era ministerio molto faticoso, e vile, che però come di tale se ne fà mentione nel c. II dell'Esodo, mentre si dice: ''Morietur omne primogenitum à primogenito Pharaonis usque ad primogenitum ancille, quaesi ad molam''. Così Sansone fatto prigioniero, e trattato da schiavo da' Filistei, fù condannato alla mola. Homero nel lib. 7. dell'Odissea dice, che Alcinoo Rè de' Feaci haveva nella sua famiglia cinquanta schiave, alcune delle quali attendevano alla macina. (da ''Centuria Seconda'', p. 296)
 
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