Differenze tra le versioni di "Giovanni Stefano Menochio"

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*[[Plinio il Vecchio|Plinio]], [[Strabone]], & altri celebrano la grandezza di [[Tebe (Egitto)|Tebe nell'Egitto]], della qual città si scrive, che haveva cento porte [...] e dicono che il tempo di guerra poteva da ciascheduna porta mandar fuori dieci mila soldati. Queste cose pajono favolose, ma l'autorità de' gravi scrittori, appresso de' quali si leggono, fa, che possono essere stimate non incredibili. E quanto all'ampiezza, e circuito delle Città, minore sarà la maraviglia, se consideraremo, che in alcuni paesi Orientali non s'usa fare le case alte, e di molti palchi, ma tutte le stanze, e sale sono terrene, il che fà, che molto più si stendano in larghezza, che non fanno le nostre d'Europa e d'alcune Città d'Italia in particolare, dove hò visto le case tant'alte, che havevano infino à sette palchi gli uni sopra gli altri valendosi d'alzar le fabbriche ne' luoghi, dove per carestia di sito non si possono molto dilatare. (da ''Centuria Seconda'', p. 197)
*Gli antichi gentili credettero, che le anime separate da corpi, & arrivate all'inferno per essere ivi castigate delle operationi loro vitiose, e, condotte ai campi Elisi luogo destinato per habitazione de' beati, bevessero prima l'acqua del [[Lete (fiume dell'oblio)|fiume Lethe]], che faceva scordare tutte le cose di questa vita. (da ''Centuria Seconda'', pp. 204-205)
*[[Papa Giulio II]]. l'anno 1509. spedì una bolla contro li duellanti, nella quale toccò le ragioni, per le quali severamente prohibiva così fatti [[duello di Dio|combattimenti]], dicendo primieramente, che si venga dalle parti a quelli cimenti per instigatione del Demonio. Secondo, che dalli duelli ne seguivano morti repentine, condannatione delle anime, e peccato degli astanti, e con scandalo di quelli, che dal fatto venivano à notitia. Terzo, perche non si doveva tentar Dio, e volere, che per tal mezzo manifesti, da qual parte de' combattenti sia la ragione, e la giustitia. Quarto, perche questi sanguinosi spettacoli sono prohibiti dalli sacri canoni, & c. gravissime in questo proposito sono le parole del Concilio di Trento. (da ''Centuria Seconda'', p. 209)
*Dalle cose che, habbiamo fin qui dette, si può rispondere agli argomenti addotti di sopra: oltre che si può dire, che David disse quelle parole ''in excessu suo'', quando vedendosi oppresso da travagli, abbandonato dagli amici, con esageratione proruppe in quelle parole. Così appunto veggiamo avvenire a quelli, che si ritrovano in grandi tribolazioni, & angustie che querelandoli dicono talvolta: Non c'è più fede nel mondo. Tutti seguono gli interessi loro, e cose simili. Quanto a quello, che dice Pietro Damiano: se tutti gli huomini sono bugiardi, sarai tu ancora bugiardo, perché sei huomo, risponde esso stesso: con una gratiosa argutia, dicendo, che non può opporre ciò a David, perche quando disse: ''Omnis homo mendax'', lo disse ''in excessu'', quando sollevatosi sopra di se, già non era più huomo, ma più che huomo. (da ''Centuria Seconda'', p. 231)
*Il modo di [[Molitura|macinare]] degli antichi, e di cavare la farina dal grano, era al principio il romperlo pistando ne' mortari: al quale poi succedettero le mole, che girare à mano, ò da giumenti, più speditamente, e meglio facevano l'effetto. Le mole à mano erano per ordinario girate da' schiavi, ò dalle schiave, & era ministerio molto faticoso, e vile, che però come di tale se ne fà mentione nel c. II dell'Esodo, mentre si dice: ''Morietur omne primogenitum à primogenito Pharaonis usque ad primogenitum ancille, quaesi ad molam''. Così Sansone fatto prigioniero, e trattato da schiavo da' Filistei, fù condannato alla mola. Homero nel lib. 7. dell'Odissea dice, che Alcinoo Rè de' Feaci haveva nella sua famiglia cinquanta schiave, alcune delle quali attendevano alla macina. (da ''Centuria Seconda'', p. 296)
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