Fabrizio De André: differenze tra le versioni

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(Citazione del 1982)
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*Si lamentano degli zingari? Guardateli come vanno in giro a supplicare l'elemosina di un voto: ma non ci vanno a piedi, hanno autobus che sembrano astronavi, treni, aerei: e guardateli quando si fermano a pranzo o a cena: sanno mangiare con coltello e forchetta, e con coltello e forchetta si mangeranno i vostri risparmi. L'Italia appartiene a cento uomini, siamo sicuri che questi cento uomini appartengano all'Italia?<ref group="fonte">{{cfr}} ''[http://www.fondazionedeandre.it/zingari.htm Fondazione Fabrizio De André]'' e ''[https://twitter.com/DeAndreFabrizio/statuses/290492911664128000 Twitter.com]''.</ref>
*Vengo da Amburgo, vengo da Francoforte, vengo dalla Sardegna ma vengo soprattutto da [[Genova]]. Genova, che tutte le volte che ti ci trovi fuori ti rendi conto che è una città soprattutto da rimpiangere. Nel senso che ci nasci e ci vivi fino a vent'anni – dove un nostro amico poeta diceva che si arde di inconsapevolezza – poi a vent'anni cerchi di trovare lavoro e [...] ti rendi conto che è difficile lavorarci. Allora te ne vai. E dopo che te ne sei andato cominci a rimpiangerla.<ref group="fonte">In ''Dentro Faber'', Vol. 5, ''Genova E Il Mediterraneo'', RAI Trade per RCS, 2011.</ref>
*Non ho dubbi sul carattere totale che la lotta per l'indipendenza della [[Sardegna]] può assumere se si lavora in modo correttamente rivoluzionario. Perché la lotta di liberazione anticoloniale di un popolo ha carattere esemplare per tutti i colonizzati, anzi per tutti gli sfruttati del mondo... A Nuoro è cominciato un lavoro importante, mi pare, perché può incidere nel sociale... I segnali non sono da sottovalutare, perché una nuova realtà si muove oggi in Sardegna con l'esigenza di sprigionare le masse e dare a esse un respiro nazionale e internazionale. Poiché non posso fare a meno di dire che sono contro i piccoli e i grandi giochi di potere, contro le strozzature e i ritardi manovrati ad arte, sono fermamente convinto che la matassa Sardegna non si dipanerà certamente con i metodi semplici e imperturbabili del ricambio della presidenza del Palazzo. Occorre ben altro! Occorre che sia il popolo a modificare le cose. La Sardegna con una sua lingua una sua storia un suo territorio ha diritto a essere riconosciuta [[nazione]].<ref group="fonte">In “Deve essere il popolo a modificare le cose”, in “Sa Repubblica Sarda”(Anno IV - N° 5 – 12 novembre 1982), Quartu Sant'Elena, Alfa Editrice.</ref>
 
{{Int|Da un'intervista su ''Mixer'', Rai due, 1 marzo 1984|[http://www.youtube.com/watch?v&#61;PUIdM8svXB0 Video] disponibile su ''YouTube.com''.}}
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