Differenze tra le versioni di "Miguel de Cervantes"

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*Poche le opere tanto generose come il ''Don Chisciotte''. Si direbbe che vi sono libri ingrossati dalla cupidigia e libri ingranditi dalla generosità. Senza alcun dubbio, il ''Don Chisciotte'' è tra questi ultimi; si estende per pagine e pagine, ma non per fare con esse un libro, bensì per disfarlo, proprio perché non sia un libro, per far sì che la letteratura, in esso, resti spezzata, sorpassata, tralasciata. Perché il ''Don Chisciotte'' è scritto non già contro i libri di cavalleria – quale errore! – ma contro i libri, contro il libro, così come il quadro ''Las Meninas'' fu dipinto contro i quadri, anzi, contro la pittura. ([[Ramón Gaya]])
 
==[[Incipit]] dedi ''Laalcune zingarella''opere==
===''Il geloso dell'Estremadura''===
Non sono molti anni che da un paese dell'Estremadura se ne partí un gentiluomo, nobile di nascita, che, come nuovo figliuol prodigo, per diverse parti di Spagna, d'Italia e delle Fiandre andò consumando e anni ed averi; finché, dopo tante peregrinazioni, morti ormai i genitori e scialacquato il patrimonio, venne a stabilirsi nella grande città di Siviglia dov'ebbe occasione davvero bastevole per dar fondo a quel poco che egli era rimasto.<ref name=novelle1912>Da ''Novelle'', 1912.</ref>
 
===''La zingarella''===
Zingari e zingare pare che siano nati, in questo mondo, soltanto per esser ladri: nascono da genitori ladri, crescono in mezzo ai ladri, studiano da ladri e riescono infine a esser ladri fatti e finiti di tutto punto.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
 
===''Rinconete y Cortadillo''===
Nella locanda del Mulinello, che è al confine della gran bella pianura di Alcudia sulla strada che dalla Castiglia va in Andalusia, un ardente giorno d'estate si trovarono, per caso, due ragazzotti tra i quattordici e i quindici anni al massimo, non piú di diciassette né l'uno né l'altro; tutti e due di bello aspetto, ma nelle vesti molto sdruciti, sbrindellati e logori. Cappa, neppur per idea; i calzoni di tela e le calze di ciccia. C'erano però, in compenso, le scarpe: di sparto quelle dell'uno, rifinite dal portarle; traforate quelle dell'altro, senza suola; cosí che lo impacciavano piú che lo calzassero. L'uno aveva in capo una berretta verde da cacciatore, l'altro un cappello senza nastro, basso di forma e a falde larghe. Sulla spalla, l'uno portava una camicia di color camoscio, insaldata e tutta insaccata in una manica, a tracolla; l'altro camminava disimpacciato, senza bisacce; quantunque dal petto sporgesse un gran fagotto che, come si vide poi, era un collare di quelli che chiamano «alla vallona» inamidato ma di grasso, trapunto e ragnato che pareva tutto filacce. C'era involto e serbato un mazzo di carte da gioco, di figura ovale; giacché, con l'uso, gli angoli si erano sgualciti, ma, perché durassero di piú, erano stati ritagliati ed erano state lasciate in quella forma.<ref name=novelle1912/>
 
==Note==
*Miguel de Cervantes Saavedra, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/don_chisciotte_della_mancia/pdf/cervantes_don_chisciotte_della_mancia.pdf La storia di don Chisciotte della Mancha]'', Edoardo Perino editore, Roma, 1888.
*Miguel de Cervantes, ''Il dottor Vetrata'', in ''Novelle esemplari'', traduzione di Paola Gorla, Einaudi, Torino, 2002. ISBN 88-06-16206-3
*Miguel de Cervantes, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/novelle/pdf/cervantes_novelle.pdf Novelle]'', traduzione di Alfredo Giannini, Laterza, Bari, 1912.
 
==Voci correlate==
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