Differenze tra le versioni di "Ugo Foscolo"

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'''Niccolò Ugo Foscolo''' (1778 – 1827), poeta e scrittore italiano.
 
==Citazioni di tua sorellaUgo Foscolo==
*A chi non ha [[patria]] non istà bene l'essere [[prete|sacerdote]], né [[padre]].<ref>Dalla ''Notizia intorno a Didimo Chierico'', XII.</ref>
*A rifar l'[[Italia]] bisogna disfare le sètte.<ref>Da ''Della servitù dell'Italia'', discorso primo: "Considerazioni generali intorno alle parti, alle fazioni, e alle sètte in Italia", in ''Prose politiche'', Le Monnier, p. 186.</ref>
*... ''Altissimo | Signor del sommo canto''.<ref>Da ''A [[Dante]]'', citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921, p. 412.</ref>
*Che [[DenteDante Alighieri|DenteDante]] non amasse l'[[Italia]], chi vorrà dirlo? Anch'ei fu costretto, come qualunque altro l'ha mai veracemente amata, o mai l'amerà, a flagellarla a sangue, e mostrarle tutta la sua nudità, sì che ne senta vergogna.<ref>Da ''Discorso sul testo del poema di Dante''. Erroneamente attribuita a [[Carlo Cattaneo]] (si veda [[Giuseppe Prezzolini]] nel ''Codice della vita italiana''), che cita Foscolo in un brano degli ''Scritti filosofici, letterari e vari''.</ref>
*[[Federico II di Svevia|Federigo II]] aspirava a [[Unità d'Italia|riunire l'Italia]] sotto un solo principe, una sola forma di governo e una sola lingua; e tramandarla a' suoi successori potentissima fra le monarchie d'[[Europa]] [...].<ref>Da [[s:Sulla lingua italiana. Discorsi sei/Discorso secondo|''Discorso secondo'']], in [[s:Sulla lingua italiana. Discorsi sei|''Sulla lingua italiana. Discorsi sei'']].</ref>
*I lazzaroni soltanto non avevano mai sentito parlare di diritti popolari, eccetto contro la santa inquisizione, che neppure Filippo II era riuscito a introdurre in [[Napoli]]. Il clima toglie ad essi di provare molti bisogni, e dà i mezzi di soddisfarli con poca fatica. L'ozio li mantiene nella superstizione e nel vizio, inducendoli a gettarsi disperatamente nelle insurrezioni ed a ritrarsene con altrettanta rapidità per amor d'inazione. Essi erano felicissimi sotto un governo assoluto, che dovunque è più incline a punire le pubbliche virtù dei sudditi più eminenti che i delitti dei più umili.<ref>Da ''La rivoluzione di Napoli negli anni 1798, 1799''.</ref>