Leonardo Fioravanti (medico): differenze tra le versioni

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*Anche [[Francesco I di Guisa|Francesco di Lorena, duca di Guisa]], il grande capitano detto ''le Balafré'' (lo Sfregiato), sceso in Italia alla guida di un esercito francese a difesa dello Stato della Chiesa invaso dagli spagnoli di Filippo II, subiva il fascino dei «secreti». Feritosi accidentalmente mentre scendeva da cavallo e curato da Fioravanti, incuriosito dai suoi medicamenti, non solo volle per sé le ricette seguendone personalmente la preparazione, ma molto liberalmente gli passò anche certi segreti medicinali patrimonio geloso della sua casata. Dal racconto che ne diede Fioravanti viene fuori un aspetto discutibile e piuttosto ciarlatanesco di questo medico che sfrutta con molta disinvoltura le nuove acquisizioni del suo patrimonio terapeutico, vantandone la nobilissima origine, l'aristocratico valore aggiunto. Venivano da una famiglia d'altissimo lignaggio imparentata per di più con gli unti del Signore, coi discendenti di quei re taumaturghi, famosi guaritori di scrofole.
*Anche quando scrive rivolgendosi ai colleghi (o fingendo che siano loro i destinatari dei suoi pungenti avvertimenti) non resiste alla tentazione d'abbandonarsi a graffianti considerazioni tali da mandare in bestia i destinatari delle sue frecciate. I dottori togati e i medici collegiati – c'era da aspettarselo – lo fecero tribolare tutta la vita, a Roma, a Venezia, a Milano dove nel 1573 riuscirono perfino a buttarlo in carcere sotto la falsa accusa d'esercizio abusivo della professione. Per il "cavaliere aurato" Fioravanti la rabbia e l'umiliazione dovettero essere smisurate.
*La lettera-dedicatoria ad [[Alfonso de Ulloa|Alfonso Ulloa]] (1529-1570?) posta subito dopo quella indirizzata al futuro duca d'Urbino Francesco Maria della Rovere, costituisce un significativo omaggio allo storico e poligrafo spagnolo che a Venezia aveva trovato la sua seconda patria. Indefesso traduttore (fra l'altro voltò in castigliano anche l'''[[Orlando furioso|Orlando Furioso]]'' e il ''[[Canzoniere]]'' di Petrarca) fu particolarmente attivo nello scambio culturale fra le due penisole. Il pubblico riconoscimento rivoltogli da Fioravanti sottolinea proprio questo aspetto dell'attività di Ulloa, grande importatore e diffusore di cultura iberica fra i lettori italiani. Il ''Signor Alfonso'', cui si rivolge Fioravanti con deferente familiarità, era da lui personalmente conosciuto e frequentava quel circolo di letterati ([[Girolamo Ruscelli|Ruscelli]], [[Ludovico Dolce|Dolce]], Atanagi, Borgarucci...) che aveva accolto anche il medico bolognese.
*Nella nuova «cosmografia dell'uomo» tracciata da Leonardo Fioravanti, il professionista delle tecniche empiriche e sperimentali della salute e del corpo, il conoscitore dei segreti dell'arte chimica e distillatoria (lo spaginico) e soprattutto delle proprietà delle erbe, diventa il protagonista emergente della nuova medicina. Per questo, accanto al divino [[Paracelso]] e all'incomparabile principe della botanica rinascimentale, [[Pietro Andrea Mattioli]], maestro «unico e raro al mondo» che «nella medicina ha passato di gran lunga tutti gli altri» e «in materia dell'erbe – riconosceva Fioravanti nella ''Fisica'' – ha dato vita la vera luce del mondo» e «ha mostrato al mondo la vera arte di medicare e di destillare», trovano onorevole posto le umili, misconosciute, anonime figure di «semplici empirici», di villani, di pastori, di donnicciole.
*Nemmeno nei momenti di maggior successo e di presumibile agiatezza, Fioravanti aveva voluto acquistare una casa di sua proprietà a Venezia. [...] Non è chiaro se si recasse anche a Siviglia dove abitava il più esperto conoscitore delle meraviglie naturali che affluivano dal Nuovo Mondo, ma è certo che la lettura delle opere fresche di stampa del dottor [[Nicolás Monardes|Nicolas Bautista Monardes]] e in particolare della ''Historia medicinal de las cosas que se traen de nuestras Indias Occidentales, que sirven en medicina'', uscita a Siviglia nel 1574 (rapidamente tradotta in italiano da Amilcare Briganti da Chieti e pubblicata a Venezia nel 1576), insieme alla possibilità d'incontrare indiani e testimoni oculari provenienti dai paesi d'oltreatlantico stimolò la sua sempre accesa curiosità invitandolo a un serrato confronto fra la farmacopea italiana e quella americana.
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