Differenze tra le versioni di "Indro Montanelli e Mario Cervi"

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*Giovanni XXIII non vide la conclusione del Concilio ch'egli aveva voluto, e che durò fino al 1965 (allo svolgimento del dibattito, e ai documenti che furono approvati, dedicheremo alcune pagine più avanti). Nella primavera del 1963 Angelo Roncalli, colpito da un male incurabile, si aggravò rapidamente. I suoi ultimi atti pubblici furono l'accettazione del premio Balzan per la pace, che gli fu assegnato il 10 maggio, e l'udienza solenne al Presidente della Repubblica italiana, Antonio Segni, il giorno successivo. Il 23 maggio, festa dell'Ascensione, il Papa si affacciò per l'ultima volta alla finestra del suo appartamento e salutò la folla in piazza San Pietro. La sera del 31 maggio entrò in agonia: spirò alle 19.49 del 3 giugno 1963. Aveva ottantadue anni. (pp. 95-96)
*La personalità di Gronchi, lo sappiamo, aggravò i rischi dell'interventismo e del presenzialismo di chi, essendo Capo dello Stato, è nello stesso tempo irresponsabile (dal punto di vista costituzionale) e autorevole (dal punto di vista sostanziale). Gronchi aveva molte ambizioni: una delle quali era la realizzazione d'una politica estera del Quirinale, parallela alla politica estera governativa. Prima che [[Aldo Moro|Moro]] inventasse le convergenze parallele, Gronchi aveva inventato le divergenze parallele. «La Costituzione – disse a Mario Luciolli, che era stato nominato suo consigliere diplomatico – non consente al Presidente della Repubblica di fare molto, ma non gli vieta di far conoscere le sue idee.» La prima delle quali era che l'Italia dovesse assumere, nell'Alleanza atlantica, un ruolo più importante e meno aderente alle direttive degli [[Stati Uniti d'America|Stati Uniti]]. (p. 110)
*[[Arturo Michelini|Michelini]], scettico amabile e disponibile, poteva essere tutt'al più l'erede del fascismo affaristico opportunista e grasso. Soddisfatto del credito politico ottenuto con l'appoggio {{NDR|del [[Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale|Movimento Sociale Italiano]]}} al Governo Tambroni, che senza quell'appoggio sarebbe defunto, Michelini si proponeva di sanzionare nel Congresso {{NDR|di Genova del 1960}} (secondo la testimonianza di Filippo Anfuso) la rottura ideologica con il fascismo storico, e l'integrazione nel sistema democratico. Forse sarebbero stati cambiati anche l'etichetta e il simbolo del Partito. (cap. VI, p. 129)
*Segni non era Gronchi. Rifuggiva dai meschini intrighi del suo predecessore. La sua vulnerabilità alle suggestioni di De Lorenzo era d'altro genere. Segni temeva insidie per l'Italia e per la sua democrazia. Aveva per le Forze Armate una patriottica, sincera simpatia: alla sfilata militare del 2 giugno 1964 lo si era visto piangere commosso, durante il passaggio della brigata meccanizzata dei carabinieri, una unità di nuova istituzione: nata in concomitanza con il centocinquantesimo anniversario della fondazione dell'Arma. Le apprensioni di Segni furono utili a De Lorenzo quanto le disinvolture di Gronchi.
*La sera del 28 dicembre [[Giuseppe Saragat]] diventò Presidente con 646 voti su 927 votanti (150 schede bianche per almeno due terzi democristiane), 9 liberali insistettero sul nome del loro presidente [[Gaetano Martino]], e i missini su quello di [[Augusto De Marsanich]]. I sette dissenzienti socialdemocratici si pronunciarono per Paolo Rossi. Come osservò il ''Times'', «l'uomo migliore era stato scelto nel modo peggiore». Migliore certo di tantissimi altri, ma imprevedibile. Con atteggiamento ispirato aveva detto a [[Pietro Nenni|Nenni]], pochi momenti prima dell'ultima votazione: «Gente come te e come me, al Quirinale, se c'è una sommossa di destra, spara: se ce n'e una di sinistra, si spara». Per sua buona fortuna gli mancò l'occasione di confermare, nei fatti, la validità dell'assunto. (p. 266)
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