Differenze tra le versioni di "Marco Pola"

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*''[[casa|Case]], o case germogliate | come un pugno di sementi | sulle croste smisurate | di tutti i continenti! || Case a branco della pianura, | case sparse sulle colline, | case nude di pietra pura, | case candide di calcine. || Lividore di mattoni, | case azzurre case bionde, | coronate di bei balconi | rabbelliti di fiori e fronde; | case e case. Muri alti, | muri bassi, palizzate, | porte chiuse e spalancate | sulla polvere e sugli asfalti. || Tetti grigi inghirlandati | dai camini arsi dal vento | finestrelle in smarrimento | come gli occhi dei bimbi malati. || Tutto il mondo è pieno di case. | Ogni casa è tutta piena | d'allegria d'ansia di pena. | Case, case, case. O case!'' (''Case'', pp, 19-20)
*''Amici dell'ora fresca, | quando le belle sere | tornano, voi non tornate. || Dal mio cuore i vostri dolci nomi | salgono come dai campi il fiato | di terra pronta alla semente. || Odor di menta odor di rose | primaticce è nell'aria | gaia e limpida di maggio. || E l'Oste è là e ci aspetta, | e la chitarra è taciturna | come una donna che fu bionda.'' (''Invito'', p. 21)
*''Quando le belle sere | d'estivo lume sono invase, | dolce è bere nelle case | vinello malandrino di marasche. || Sotto la cenere calda e molle | senza bragia e senza lampo, | si rabbuffa il pan di campo. | Chi parla di tristezze? || Le tristezze sono morte. | La mano le interrò con le sementi. | Dio, pensa tu ai frumenti | per la nostra buona sorte!'' (Dada ''Terra'', p, 28)
*''Come il carro che semina fili di fieno | semino la mia [[ombra]] sul terreno, | e non vedo che altissimo e giocondo | lo sfavillio delle costellazioni.'' (Dada ''Notturno'', p. 41)
*''Era una stagione pallida | ch'io sognavo nei mattini grigi, | dimenticati, pieni di corvi. | Strana la casa: piangeva, | sopra i nidi vuoti delle rondini, | quando il sole abbagliò il cielo, | quando l'ora s'allungò come i germogli, | e per le vie del mondo | corse il piacere della vita. | Ohè! Ohè! | Tutti a cantare, sotto | la spuma bianca dei meli! || Tu venivi a cavallo, | sopra le nostre teste.'' (''Primavera'', p. 47)
*''Essere un [[ruscello|ruscelletto]] limpido e saltellante | fra le piante e gli sterpi di una calda foresta, | dissetare gli uccelli e la biscia brigante | che sta ritta in agguato dondolando con la testa. || Consolare la pietra che si leviga e si sostiene | contro la cascatella a fiore del pantano, | rinfrescar la radice che viene | sotto la terra dal ceppo lontano. || Quando le foglie degli alberi, nella sera stringente, | si chiudono e s'incorniciano di luna e di umidore, | chiamare il vento a far secca la sorgente, | morir senza una lagrima di dolore.'' (''Infiniti'', pp. 58-59)
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