Viktor Andrijovyč Kravčenko: differenze tra le versioni

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*La mia decisione di rompere col regime sovietico, cioè, in effetti, la mia dichiarazione di guerra personale a quello stato poliziesco e a tutti quelli che gli assomigliano, non era il risultato di un colpo di testa, ma la conseguenza naturale di tutto ciò che che mi era accaduto di vedere, pensare e soffrire; in questo senso, non era tanto una decisione nel vero senso della parola, cioè la manifestazione di una volontà, quanto la conclusione logica e inevitabile di un processo evolutivo. (vol. 1, cap. 1, p. 15)
 
*{{NDR|sullaSulla [[carestia]] in [[Ucraina]] nell'estate del 1921}} Non vi sono parole per descrivere gli orrori di quei giorni. Si guardavano con una disperazione mista a cupidigia tutti gli animali viventi: i cavalli, i cani, i gatti e le altre bestie che popolavano le nostre case. Il bestiame sfuggito al coltello del macellaio moriva di fame in piedi, e si divoravano quelle carogne senza ascoltare gli avvertimenti delle autorità. Si strappava la corteccia degli alberi per farne del "tè" o della "zuppa". Per cavarsi la fame si arrivava fino a masticare cuoio greggio. Nei campi non restava più una festuca di paglia, un filo d'erba: tutto era stato raccolto, divorato. Sempre più spesso si sentivano raccontare storie di contadini che mangiavano i loro morti – e queste storie, purtroppo, erano molte volte veridiche: io stesso ho saputo di casi del genere a Romankovo, ad Auly, a Pankovka e in altri villaggi dei dintorni. (vol. 1, cap. 3, p. 66)
 
*La [[Nuova politica economica|N.E.P.]] (Nuova Politica Economica), riammettendo nella legalità il commercio libero, aveva fatto sorgere centinaia di botteghe nuove: ristoranti, caffè, ecc... Chi aveva denaro poteva ora procurarsi tutto ciò che voleva. (vol. 1, cap. 4, p. 89)