Viktor Andrijovyč Kravčenko: differenze tra le versioni

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*Nel regime sovietico, il racconto della propria vita è un rito indispensabile: essere accettati o respinti dipende molte volte da esso e bisogna ripeterlo all'infinito, a voce o riempendo un questionario. (vol. 1, cap. 5, p. 112)
 
*Nel settembre del 1935 avvenne un '"miracolo'" nella regione carbonifera del bacino del Donez. Un minatore di nome [[Aleksej Grigor'evič Stachanov|{{sic|Stakhanov}}]] era riuscito a estrarre, da solo, cento due tonnellate di carbone in una volta sola, vale a dire quattordici volte più di quanto poteva fare, normalmente, un operaio qualunque! In tutta la storia contemporanea del nostro paese, pochi avvenimenti hanno ricevuto applausi così frenetici, sostenuti ed entusiasti. Si trattava però di un '"miracolo'" piuttosto profano e discretamente sospetto. Per qualsiasi tecnico, la frode era evidente: Stakhanov doveva certamente aver tratto vantaggio da condizioni di lavoro eccezionali, e doveva ovviamente essere stato fornito di attrezzi speciali e di facilitazioni di ogni sorta allo scopo preciso di raggiungere questo ''record'' senza precedenti. Doveva trattarsi di un '"miracolo'" fabbricato su ordinazione, per far piacere al Cremlino e permettergli di lanciare la nuova dottrina: quella della rapidità. (vol. 1, cap. 13, p. 343)
 
*Quel che aveva fatto {{sic|Stakhanov}}, poteva farlo ogni minatore! E quel che facevano i minatori, avrebbero potuto farlo anche tutti gli altri lavoratori! Questo, grosso modo, il nocciolo del dogma della nuova dottrina. Gli increduli erano votati al diavolo e si sarebbe provveduto ad inviarli da lui, senza ulteriore indugio! Quanto ai tecnici che osassero avanzare delle obiezioni pratiche su questa meraviglia dell'attività umana, non poteva trattarsi che di disfattisti e di nemici dello '"[[Stacanovismo|{{sic|stakhanovismo}}]]'". L'operaio che si dimostrasse incapace di eguagliare il rendimento del meraviglioso minatore del Donez non sarebbe stato che un fannullone! (vol. 1, cap. 13, p. 343)
 
*Tutta Mosca risuonò ben presto dei nuovi ''slogans'' sullo stakhanovismo e il telegrafo cominciò a trasmetterci, senza interruzione, istruzioni categoriche provenienti da Karkov o addirittura dalla capitale: e si trattava di minacce appena appena velate. Venne l'ordine di costituire immediatamente delle squadre di {{sic|stakhanovisti}} che servissero di stimolo ai tardi e agli inetti: e tutti gli ingegneri e capitecnici che avessero opposto obiezioni di qualsiasi genere contro il nuovo procedimento, sarebbero stati giudicati sabotatori e trattati come tali. (vol. 1, cap. 13, pp. 343-344)
*Il mattino del 22 giugno 1941<ref>Tra le 3:15 e le 3:45 di quel giorno, iniziò l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica (operazione Barbarossa).</ref> le città e gli aeroporti sovietici subirono i primi bombardamenti e gli eserciti sovietici, presi dal panico, si ritirarono su un vasto fronte davanti alle divisioni blindate dei nazisti.<br>I giornali del mondo intero annunciarono a grandi caratteri l'improvvisa invasione della Russia da parte della Germania. Quel mattino, poco prima dell'alba, la polizia segreta cominciò ad arrestare gli 'indesiderabili', a decine di migliaia in tutto il Paese. (vol. 2, cap. 22, p. 633)
 
*I Russi lo chiamano con una parola: ''Vlast'', '"il potere'". Questa parola designa parimenti Stalin, il ''Politburo'', la Polizia Segreta e i favoriti del dittatore, sia quelli che posseggono titoli ufficiali, sia i cortigiani veri e propri. Il cittadino comune non la pronuncia, questa tremenda parola, che con espressione di collera e di paura. In bocca sua, equivale a: '"i nostri padroni'", ed esprime l'infinita distanza che separa questi padroni dal gregge volgare dei comuni mortali. (vol. 2, cap. 24, p. 706)
 
*Se il Cremlino avesse avuto a disposizione la bomba atomica prima della più grande democrazia del mondo, ne avrebbe fatto uso per promuovere una rivoluzione del genere di quella che aveva predicato? A questa domanda posso rispondere soltanto a titolo personale. Ma la mia opinione è basata su quanto ho appreso nel corso di tutta la mia vita, sulla mentalità bolscevica, sulla sua spregiudicatezza e sulla sua mancanza assoluta di di scrupoli morali quando la «causa» è in gioco.<br>E la mia risposta è: ''Sì''. (vol. 2, cap. 25, p. 766)