Differenze tra le versioni di "Jean-Jacques Rousseau"

*No, nulla di personale, nulla che tocchi l'interesse del mio corpo riesce veramente a occuparmi l'anima. Non medito, non sogno mai sì deliziosamente come quando dimentico me stesso. Provo estasi, rapimenti inesprimibili nel fondermi, direi quasi, col sistema degli esseri, nell'identificarmi con tutta la natura. (VII; 1962, p. 1360)
*Salgo su per le rocce e le montagne, m'inoltro nelle valli, nei boschi, per sottrarmi, quanto possibile, al ricordo degli uomini e agli attacchi dei malvagi. Mi sembra che sotto le ombre d'una foresta io sono dimenticato, libero, tranquillo, come se non avessi nemici, o come se il fogliame dei boschi dovesse preservarmi dai loro attacchi come li allontana dal mio ricordo [...]. (VII; 1962, p. 1362)
*I diversi intervalli di brevi periodi prosperi non mi hanno lasciato quasi nessun piacevole ricordo della maniera intima e durevole con cui ne fui beneficiato, e all'incontrario, in tutte le miserie della vita mi sentivo costantemente pieno di sentimenti teneri, commossi, deliziosi, che versando un balsamo salutare sulle piaghe del mio cuore sembravano convertirne il dolore in gioia, e il cui gradito ricordo mi ritorna solo, sciolto da quello dei mali che pativo nello stesso tempo. (VIII; 1972, p. 1364)
*A questo ritorno su noi stessi ci costringe la sventura: il che forse la rende sì insopportabile alla maggior parte degli uomini. (VIII; 1972, p. 1365)
*Premuto da ogni parte, mi mantengo in equilibrio: non mi afferro a nulla, non mi appoggio che su me stesso. (VIII; 1972, p. 1366)
*Si vuole essere stimati dalla gente che si stima [...]. (VIII; 1972, p. 1366)
*Di tutt'i mali che ci accadono, noi consideriamo piuttosto le intenzioni che gli effetti: una tegola caduta da un tetto potrebbe causarci una ferita maggiore, ma non ci addolora quanto una pietra lanciata a bell'apposta da una mano malevola; talvolta il colpo va a vuoto, ma l'intenzione non manca mai il bersaglio. (VIII; 1972, p. 1367)
*[...] quando gli sventurati non sanno con chi prendersela per i loro mali, se la prendono col destino che personificano e a cui imprestano occhi e intelligenza per tormentarli a bell'apposta. (VIII; 1972, p. 1367)
*La stima di se stessi fa da massimo impulso alle anime fiere; l'amor proprio, fertile d'illusioni, si trucca e si fa passare per questa stima; ma quando infine la frode sia scoperta e l'amor proprio non possa nascondersi, allora non vi ha nulla da temere, e quantunque lo si soffochi con fatica, lo si soggioga almeno con agevolezza. (VIII; 1972, p. 1367)
*I mali non sono nulla per colui che non ci pensa. (VIII; 1972, p. 1368)
*I casi in cui il vero bisogno si fa sentire sono sempre rari: la previdenza e l'immaginazione li moltiplicano, e proprio per questa catena di sentimenti ci si preoccupa, ci si rende infelici. Per me, se anche sappia bene di dover soffrire domani, mi basta di non soffrire oggi per essere tranquillo; non mi affliggo del male che prevedo, ma soltanto di quello che sento, il che lo riduce a ben poca cosa. (VIII; 1972, p. 1368)
*Rendendomi insensibile alla sventura, {{NDR|i miei nemici}} mi hanno fatto un bene maggiore che se me ne avessero risparmiato gli attacchi; non provandola, potevo sempre temerla; e invece, avendola soggiogata, ormai non la temo. (VIII; 1972, p. 1368)
*[...] a ogni attacco, lascio che il sangue si accenda, che la collera e l'indignazione si impadroniscano dei miei sensi; cedo alla natura questa prima esplosione che tutte le mie forze non potrebbero né fermare né sospendere. [...] Ma dopo aver lasciato fare alla natura la prima esplosione, possiamo ridiventare padroni di noi stessi, riprendendo a poco a poco il dominio dei sensi [...]. (VIII; 1972, p. 1370)
*[...] la mia natura ardente mi agita, la mia natura indolente mi acquieta. (VIII; 1972, p. 1370)
 
==Citazioni su Jean Jacques Rousseau==