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==Citazioni di Giuseppe la Farina==
*In[...] ben presto il nuovo imperio {{NDR|di Claudio}} si guastò. Dicono per le libidini di [[Valeria Messalina|Messalina]] cupiditàmoglie didel denaro,principe ambizionee diper dominiole insolenze e bestialemale libidinearti sidi Narciso suo congiungevanoliberto; ond'ella,come d'accordose co'i liberti,Narcisi e le prefettureMessaline degliviver esercitipotessero e dellegovernare provincieun imperio, se non in tempi e iluogo piùdi altitanta ufficibruttura dell'imperiocapaci. sfacciatamente vendea,Claudio eera le suebuono medesimed'indole, lasciviese, ne'come lupanariè scritto nelle storie, alltanto deliziavasi de'insaputa delgiuochi maritogladiatorii, ise piùgran nobilinumero di schiavi e belliliberti de'faceva duegittare sessialle stimolandofiere, favorendoli se cedeano,sgozzar spegnendolifaceva segladiatori, ripugnavano:pel {{sic|lopiacere che}}di tuttavederli Romain sapevaviso trafelanti, menoE Claudio<ref>Lda'imperatore Claudioplebei passò subito a' nobili, suoe marito.</ref>il primo a cadere fu Caio Appio Silano, [...]reggente la Spagna.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_mE79xGTX_vcC/page/n8 L'Italia dai tempi più antichi fino ai nostri giorni]'', vol. II, Società editrice italiana di M. Guigosi, Torino, 1856, cap. 3, ppp. 116114-115.</ref>
*In Messalina cupidità di denaro, ambizione di dominio e bestiale libidine si congiungevano; ond'ella, d'accordo co' liberti, le prefetture degli eserciti e delle provincie e i più alti uffici dell'imperio sfacciatamente vendea, e le sue medesime lascivie, ne' lupanari, all'insaputa del marito, i più nobili e belli de' due sessi stimolando, favorendoli se cedeano, spegnendoli se ripugnavano: {{sic|lo che}} tutta Roma sapeva, meno Claudio<ref>L'imperatore Claudio, suo marito.</ref>, [...].<ref>Da ''L'Italia dai tempi più antichi fino ai nostri giorni'', vol. II, cap. 3, p. 116.</ref>
*Vero egli è, che le [[Rivoluzione|rivoluzioni]] sono iniziate dalle minoranze; ma le rivoluzioni cadono miseramente, se non sono accettate e ordinate dalle maggioranze.<ref>Da una lettera a [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], fine del 1851, ripr. in G. La Farina, ''Epistolario'', a cura di A. Franchi, Milano 1869, vol. I, pp. 422-23; citato in [[Denis Mack Smith]], ''Il Risorgimento italiano. {{small|Storia e testi}}'', Gius. Laterza & Figli, 1968; edizione Club del Libro, 1981, p. 247.</ref>
 
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