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==Citazioni di Giuseppe la Farina==
*In [[Valeria Messalina|Messalina]] cupidità di denaro, ambizione di dominio e bestiale libidine si congiungevano; ond'ella, d'accordo co' liberti, le prefetture degli eserciti e delle provincie e i più alti uffici dell'imperio sfacciatamente vendea, e le sue medesime lascivie, ne' lupanari, all'insaputa del marito, i più nobili e belli de' due sessi stimolando, favorendoli se cedeano, spegnendoli se ripugnavano: lo che tutta Roma sapeva, meno Claudio, [...].<ref>Da ''L'Italia dai tempi più antichi fino ai nostri giorni'', libro secondo, cap. 12, p. 116.</ref>
*Vero egli è, che le [[Rivoluzione|rivoluzioni]] sono iniziate dalle minoranze; ma le rivoluzioni cadono miseramente, se non sono accettate e ordinate dalle maggioranze.<ref>Da una lettera a [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], fine del 1851, ripr. in G. La Farina, ''Epistolario'', a cura di A. Franchi, Milano 1869, vol. I, pp. 422-23; citato in [[Denis Mack Smith]], ''Il Risorgimento italiano. {{small|Storia e testi}}'', Gius. Laterza & Figli, 1968; edizione Club del Libro, 1981, p. 247.</ref>
 
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