Differenze tra le versioni di "Jean-Jacques Rousseau"

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*Senza moto, la vita diventa un letargo. Un moto ineguale o troppo forte tiene svegli, e richiamandoci agli oggetti circostanti distrugge l'incanto delle fantasie, ci strappa all'intimo di noi stessi per rimetterci istantaneamente sotto il giogo della fortuna e degli uomini, per renderci al sentimento delle nostre sventure. Un assoluto silenzio porta alla tristezza, offre immagine della morte: allora l'aiuto di un'immaginazione allegra si presenta necessariamente e naturalmente a quelli gratificatine dal Cielo. Il moto che non viene dal di fuori viene allora al didentro di noi: la quiete diminuisce, è vero, ma diventa assai piacevole quando leggere e dolci idee, senz'agitare il fondo dell'anima, non fanno, direi quasi, che sfiorarne la superficie. Questo basta per ricordarsi di se stessi, dimenticando tutt'i propri mali. Una tale sorta di fantasie possiamo gustarla dovunque si possa essere tranquilli, e io ho sovente pensato che alla Bastiglia, e persino in una segreta dove nessun oggetto avrebbe colpito la mia vista, avrei ancora potuto fantasticare piacevolmente. (V; 1972, p. 1350)
*Non abbiamo nessun moto involontario di cui non si possa trovare la causa nel nostro cuore, cercandovi bene. (VI; 1972, p. 1351)
*[...] tutte le inclinazioni naturali, non escludendone la stessa beneficenza, portate o seguìte nel mondo senza saggezza e senza discernimento, cambiano di natura e sovente diventano nocive quandoquanto erano utili nei loro originari scopi. (VI; 1972, p. 1352)
*Ecco di che modificare molto l'opinione che a lungo ebbi della mia propria virtù; infatti, non ve ne ha affatto nel seguire le proprie inclinazioni e nel darci, quando esse vi ci portano, il piacere di fare il bene; ma consiste nel vincerle quando il dovere lo comanda, per fare quanto ci prescrive [...]. (VI; 1972, p. 1353)
*[...] la costrizione, se anche unita al mio desiderio, basta per annullarlo e cambiarlo in ripugnanza, persino in avversione, per poco che agisca troppo fortemente [...]. (VI; 1972, p. 1353)
*La forza e la libertà fanno gli eccellenti uomini; la debolezza e la schiavitù non hanno mai fatto che dei malvagi. (VI; 1972, p. 1355)
*Colui che mette la sua potenza al disopra dell'uomo ha da essere al disopra delle debolezza umane, altrimenti quell'eccesso di forza non serve effettivamente che a metterlo al di sotto degli altri e di quello che sarebbe stato egli stesso, rimasto un loro eguale. (VI; 1972, p. 1356)
*Non ho mai pensato che la libertà dell'uomo consista nel fare quello che vuole, ma piuttosto nel non fare mai quello che non vuole. (VI; 1972, p. 1356)
 
==Citazioni su Jean Jacques Rousseau==