Differenze tra le versioni di "Jean-Jacques Rousseau"

(→‎Citazioni: aggiungo due estratti relativi al famoso "sentimento dell'esistenza")
==''Le passeggiate solitarie''==
===[[Incipit]]===
E ora eccomi solo sulla terra, non avendo altro fratello, prossimo, amico, che me stesso. Socievolissimo e amorevolissimo tra gli uomini, io ne fui proscritto per unanime accordo; nella raffinatezza dell'odio, essi hanno cercato quale tormento potesse meglio incrudelire sulla mia sensibile anima, e hanno violentemente spezzato tutt'i legami che a loro mi tenevano. Li avrei amati a dispetto di loro stessi, gli uomini; non hanno potuto sottrarsi al mio affetto che rinunciando a esserlo. Ed eccoli stranieri, sconosciuti, nulli insomma per me; e per averlo voluto. Ma io, distaccato da loro e da tutto, io stesso che cosa sono? Ecco quello che mi resta da indagare. Sfortunatamente, questa ricerca dev'essere preceduta da uno sguardo sulla mia posizione: traverso quest'idea bisogna per forza che io passi, per giungere da loro sino a me. {{NDR|Traduzione di Beniamino Dal Fabbro}}
 
===Citazioni===
*I privati periscono, ma i gruppi collettivi non muoiono; le medesime passioni vi si perpetuano, e il loro odio ardente, immortale come il demone che lo ispira, ha sempre la medesima virulenza. (I; 1972, p. 1323)
*Abbandoniamoci interamente alla dolcezza di conversare con la mia anima, la sola che gli uomini non possono sottrarmi. (I; 1972, p. 1323)
*Non potendo fare nessun bene che non si ritorca in male, non potendo agire senza nuocere ad altri o a me stesso, astenermi divenne il mio unico dovere [...]. (I; 1972, p. 1324)<ref>{{Cfr}} VI (1972, p. 1352): «[...] so come il solo bene che ormai resti in mio potere sia quello di astenermi dall'azione, per paura di fare il male senza volerlo.»</ref>
*[...] in questa disoccupazione del corpo, la mia anima agisce ancora, genera sentimenti, pensieri, e la sua vita intima e morale sembra essersi ancora accresciuta, a causa della morte d'ogni interesse terreno e precario. (I; 1972, p. 1324)
*Io compio la stessa impresa di [[Montaigne]], ma con uno scopo affatto contrario al suo: egli non scriveva i suoi ''Saggi'' che per il pubblico, e io non scrivo le mie fantasie che per me stesso. Se nei miei tardissimi giorni, all'avvicinarsi del trapasso, resterò, come spero, nella stessa situazione in cui sono, nel leggerle mi sovverranno le dolcezze che provo a scriverle; e in questo modo, facendo rinascere per me il tempo passato, la mia esistenza, direi quasi, ha da {{Sic|resultarne}} come raddoppiata. A dispetto degli uomini saprò provare ancora l'incanto della compagnia, vivendo decrepito con un me stesso diverso, come se vivessi con un amico meno vecchio. (I; 1972, p. 1324)
*Non ho imparato a conoscere meglio gli uomini che per meglio sentire la miseria in cui mi hanno inoltrato, senza che tale conoscenza, scoprendomi tutte le loro insidie, me ne abbia potuto far evitare nessuna. (III; 1972, p. 1330)
*Noi entriamo in lizza con la nascita, ne usciamo con la morte. (III; 1972, p. 1330)
*Tutt'i [[Giovinezza e senilità|vecchi]] tengono alla vita più dei fanciulli e n'escono con peggior grazia dei giovani. (III; 1972, p. 1330)
*[...] ho sempre creduto che prima d'istruire gli altri bisognava cominciare col sapere abbastanza per se stessi [...]. (III; 1972, p. 1331)
*Quello che si ha da fare dipende molto da quello che si ha da credere; e in tutto quello che non tocca ai bisogni primi della natura, le nostre [[Opinione|opinioni]] sono la regola delle nostre [[azioni]]. (III; 1972, p. 1331)
*Mentire a vantaggio proprio, è impostura; mentire a vantaggio altrui, è frode; mentire per nuocere è calunnia: la sorte peggiore di menzogna. Mentire senza vantaggio né pregiudizio proprio o d'altri, non si ritiene mentire; non è menzogna, ma finzione. (IV; 1972, p. 1340)
*[...] tutto quello che, contrario alla verità, lede la giustizia in qualsiasi maniera, è [[menzogna]]. (IV; 1972, p. 1341)
*Se bisogna essere giusti verso gli altri, bisogna essere veritieri verso se stessi, per l'omaggio che l'uomo onesto deve rendere alla propria dignità. (IV; 1972, p. 1345)
*Il sentimento dell'[[esistenza]], spogliato d'ogni altro affetto, di per se stesso dona un prezioso stato d'appagamento e di pace, che basterebbe da solo a rendere cara e dolce l'esistenza, e che saprebbe scostare da sé tutte le impressioni sensuali e terrene che vengono senza tregua a distrarcene e a turbarcene, sulla terra, la dolcezza. (V; 1972, p. 1350)
*Senza moto, la vita diventa un letargo. Un moto ineguale o troppo forte tiene svegli, e richiamandoci agli oggetti circostanti distrugge l'incanto delle fantasie, ci strappa all'intimo di noi stessi per rimetterci istantaneamente sotto il giogo della fortuna e degli uomini, per renderci al sentimento delle nostre sventure. Un assoluto silenzio porta alla tristezza, offre immagine della morte: allora l'aiuto di un'immaginazione allegra si presenta necessariamente e naturalmente a quelli gratificatine dal Cielo. Il moto che non viene dal di fuori viene allora al didentro di noi: la quiete diminuisce, è vero, ma diventa assai piacevole quando leggere e dolci idee, senz'agitare il fondo dell'anima, non fanno, direi quasi, che sfiorarne la superficie. Questo basta per ricordarsi di se stessi, dimenticando tutt'i propri mali. Una tale sorta di fantasie possiamo gustarla dovunque si possa essere tranquilli, e io ho sovente pensato che alla Bastiglia, e persino in una segreta dove nessun oggetto avrebbe colpito la mia vista, avrei ancora potuto fantasticare piacevolmente. (V; 1972, p. 1350)
*Non abbiamo nessun moto involontario di cui non si possa trovare la causa nel nostro cuore, cercandovi bene. (VI; 1972, p. 1351)
*[...] tutte le inclinazioni naturali, non escludendone la stessa beneficenza, portate o seguìte nel mondo senza saggezza e senza discernimento, cambiano di natura e sovente diventano nocive quando erano utili nei loro originari scopi. (VI; 1972, p. 1352)
 
==Citazioni su Jean Jacques Rousseau==