Differenze tra le versioni di "Indro Montanelli e Mario Cervi"

(→‎Citazioni: Mario Roatta)
(→‎Citazioni: l'IRI)
*Mai egli trascorse una notte con [[Claretta Petacci|Claretta]] a Palazzo Venezia. S'incontravano, tra molti e quasi comici sotterfugi anche a Riccione, quand'egli vi si recava con la famiglia e i Petacci si trasferivano per l'occasione in un albergo di Rimini o al Terminillo, durante qualche vacanza. Forse in qualche momento la Petacci ebbe l'ambizione essere l'ispiratrice o la consigliera politica, oltre che l'amante di Mussolini. Non vi riuscì mai, o dovette limitarsi ai queruli ammonimenti sulla pochezza e sull'infido comportamento dei suoi collaboratori (come Rachele, del resto). Cosi, nel 1936, Mussolini aveva tutto ciò che uno statista «cesareo» potesse sognare: l'onnipotenza, una popolarità quasi senza ombre, l'Impero, la sua favorita. E non mancavano che nove anni a piazzale Loreto.
*Il nodo vero {{NDR|tra regime fascista e Santa Sede}} restava l'[[Azione Cattolica|Azione cattolica]], alla quale il Papa rivendicava il diritto di «portarsi anche sul terreno operaio, lavorativo, sociale». Troppo per Mussolini, risoluto a relegare sempre più l'organizzazione nello stretto campo dello «spirituale» e a impedire che certi suoi uomini dimostrassero eccessivo mordente. Si asserì che a metà maggio esponenti della Azione cattolica avevano tenuto riunioni per discutere progetti ostili al Regime. Il 29 maggio 1931 Mussolini ruppe gli indugi e ordinò ai Prefetti di sciogliere «le associazioni giovanili di qualsiasi natura e grado di età che non facciano direttamente capo alle organizzazioni del Partito Nazionale Fascista o dell'Opera Nazionale Balilla». La Gioventù cattolica e ogni altra branca giovanile della Azione cattolica subirono così la sorte degli Esploratori cattolici. Le loro sedi furono chiuse, il materiale che vi si trovava sequestrato. (Capitolo quarto, La Conciliazione, p. 79)
*L'[[IRI]] aveva scopi «riparatori», era cioè (e resterà nei decenni, prima e dopo la caduta del fascismo) un ospedale o un ospizio per imprese in collasso, o malate, o senescenti. Varando l'IRI, Mussolini si diceva certo che esso avrebbe tonificato potentemente il mercato italiano. Nessuna intenzione di collettivizzare l'economia, anche se lo Stato si trovò in grado di controllare, come scriveva ''Gerarchia'', i tre quarti del meccanismo produttivo industriale e agricolo, almeno per le grandi imprese. (Capitolo sesto, Il Decennale, p. 103)
*[...] fin dai primi passi {{NDR|Galeazzo}} [[Galeazzo Ciano|Ciano]] gerarca si rivelò per quello che era: intelligente ma superficiale, velleitario più che virile, fatuo più che brillante, smanioso di imitare Mussolini – anche nella ostentata rinuncia a ogni principio di moralità internazionale – ma privo della testa, della grinta, dell'intuito di lui. Si atteggiava a rude, e riusciva ad essere soltanto goffo. Bel ragazzo, un po' del genere tango, aveva però, nel modo di muoversi, alcunché di inguaribilmente molle. «Camminava – ha scritto Renzo Trionfera – divaricando i piedi come, per deformazione professionale, capita ai vecchi camerieri di trattoria.» Le male lingue gli lanceranno, quando firmerà il patto con la Germania {{NDR|Patto d'Acciaio}}, una battuta al cianuro: «piede-piatto d'acciaio». (Capitolo sesto. Il Decennale, p. 118)
 
24 550

contributi