Differenze tra le versioni di "Utente:George Kaplan 21/prova"

m
nessun oggetto della modifica
m
m
==''Il rap spiegato ai bianchi''==
 
*Chi ha il diritto di sentenziare su fonti di luce troppo lontane dall'umana portata? Be', chiunque. Lo spruzzo di luci nel cielo notturno è lassù, in lontananza: tutti possono vederle e invocarle. Il più splendido dei chiaroscuri, il firmamento, non riconosce le differenze di colore. Non altrettanto si può dire della cultura e della razza negli Stati Uniti al momento attuale. (1B, p.55)
 
*Non solo il rap serio è vera poesia, ma, considerando la vastità del suo pubblico, la sua rilevanza all'interno del Grande Mercato Americano, il suo potere di stimolare e legittimare le iniziative artistiche di una giovane cultura urbana demotivata e poco scolarizzata che siamo stati tristemente incoraggiati a considerare inservibile, è molto probabilmente il fenomeno più importante nel panorama della poesia americana contemporanea. (3E, p.177)
 
*La chiave era compiere azioni innocenti che per qualche motivo provocassero scontri e attentati altrimenti estranei alla quotidianità del regime di segregazione, ma impliciti nell'abiezione del sistema. «Per porre rimedio alla ingiustizie», diceva [[w:Martin Luther King Jr.|King]],«occorre smascherarle di fronte alla luce della coscienza umana...» Occorre, in parole povere, provocare la brutalità per renderla drammatica. La drammaticità dà potere. (3F, p.185)
 
*Perché i simboli forti devono partecipare della realtà. Chiedete a [[w:Tommaso d'Aquino|Tommaso d'Aquino]]: l'eucarestia non rappresenta Dio, è Dio. Com'è nella messa, così nei mass media. (3F, p.192)
 
*Una vergogna doppia: la prima, per il desiderio in sé e per sé, la seconda per l'incapacità di soddisfarlo. (3F, p.197)
 
*Per il pubblico, in altre parole, il rapper deve essere letteralmente il fratello nero della porta accanto... solo che ora è un vicino di casa finito su un palco e diventato ricco e famoso, grazie al suo ''diritto'' di parlare a, di e per la comunità cui appartiene. (3G, p.200)
 
*Ma ora provate a immaginare che il buon vecchio affidabile [[w:Lionel Richie|Lionel]] canti in qualche modo di quanti soldi, quanta fica, quanto successo e prestigio spettino di diritto a lui e alle sue canzoni: una sorta di inno del tutto nuovo al ''giusto valore di mercato'' dell'inno stesso... be', scusatemi , ma questo sembrerebbe proprio al di là dei confini letterali di ciò che è arte, di ciò che ha qualche diritto di popolarità, e anche solo di ciò a cui valga la pena dedicare un po' del proprio tempo e del proprio udito, per non parlare del proprio denaro. O no? Probabilmente no, è questo il punto [...]. Sembra che nei bianchi ci sia da lungo tempo una certa reticenza caratteriale di stampo puritano che Ci mette a disagio di fronte all'aperta menzione degli stipendi e dei patrimoni, dei prezzi o del valore delle Nostre ''cose''. All'epoca dei miei genitori era semplicemente considerata una cosa volgare, una specie di grattata di palle verbale. È stato soltanto sotto la guida dei timonieri politici degli ultimi dieci anni che negli Stati Uniti le nuove generazioni bianche hanno cominciato a considerare la palese, famelica avidità come un atteggiamento di alla moda, a vedere il consumo come valore, e non solo come misura grezza del valore [...]. (3G, pp.203-204)
 
*La musica leggere, e forse qualunque forma d'arte popolare, non può più fungere da palliativo, dal momento che, alla fine, tutti i surrogati di «libertà» che tale arte inventa, sfrutta, plagia e logora assomigliano sempre più, oggi, alla COMPLETA LIBERTÀ di un carcerato di sbattere la testa finché vuole contro il muro della cella. (3G, p.208)
 
*La «libertà» diventa una non più un fatto qualitativo, ma quantitativo, quantificabile, una fredda funzione logica del luogo in cui ti trovi e di ciò su cui la puoi esercitare. (3G, p.208)
 
*In questo momento, negli Stati Uniti, per i cittadini non liberi la libertà si identifica col «potere». (3G, p.208)
 
*Ma se la vera libertà deve ancora essere intesa come qualcosa di più di questo, qualcosa di più della Ricerca della ''Yuppiness'', della felicità consumistica, allora questi sono tempi davvero patetici e intollerabili- specie per le comunità emarginate, cui l'iniqua mancanza di libertà ha imposto la convinzione che la libertà sia solo abbondanza. (3G, pp.208-209)
 
*Il rap, nel bene e nel male, non è che uno specchio. (3H, p.218)
216

contributi