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*Nella foggia dei nostri [[vestito|abiti]] la stessa cosa che ci è piaciuta dieci anni fa, e che forse ci piacerà di nuovo prima che ne passino altri dieci, ci sembra oggi stravagante e ridicola. (II; 1996)
*[...] la pluralità dei voti non è una prova che valga nulla, per le verità un poco difficili da scoprire [...]. (II; 1937, p. 28)
*{{NDR|I quattro precetti}} Il primo era, di non accettare mai per vera alcuna cosa, che non conoscessi evidentemente essere tale: cioè, d'evitare con cura la precipitazione e la prevenzione; e di non includere nei miei giudizi niente più di quello che si presentasse così chiaramente e così distintamente alla mia intelligenza che io non avessi alcuna occasione di metterlo in dubbio.<br>Il secondo, di dividere ciascuna delle difficoltà che esaminassi, in tante particelle quante fossero possibili, e necessarie per risolverle meglio.<br>Il terzo, di condurre in ordine i miei pensieri, cominciando dagli oggetti più semplici e più facili da conoscere, per salire a poco a poco, come per gradi, fino alla conoscenza del più composti; supponendo ordine anche tra quelli che non si precedono naturalmente l'un l'altro.<br>E l'ultimo, di fare ovunque enumerazioni così complete e rassegne così generali da esser sicuro di non ometter nulla. (II; 1937, pp. 31-33)
*[...] [tra] tutte le cose le quali possono cadere sotto la conoscenza degli uomini, [...] non poss[o]no esservene di così lontane, alle quali infine non si pervenga, né di così nascoste che non si scoprano. (II; 1937, pp. 33-34)
*[...] ogni verità trovata [era] una regola che mi serviva dopo a trovarne altre [...]. (II; 1937, p. 36)
*[...] coloro che scoprono a poco a poco la verità nelle scienze [...] si possono paragonare ai capi degli eserciti, le cui forze sogliono crescere in proporzione delle loro vittorie, e che hanno bisogno di maggiore abilità, per sostenersi dopo la perdita di una battaglia, di quanto non ne abbiano, dopo averla vinta, per prendere città e province. Perché il cercar di vincere tutte le difficoltà e gli errori che ci impediscono di giungere alla conoscenza della verità, è davvero dar battaglia, ed è perderne una l'accettare qualche falsa opinione su un argomento un po' generale e important: occorre, dopo, molto maggior abilità, per rimettersi nella stessa condizione di prima, che non ne occorra per fare grandi progressi, quando si hanno già dei principî certi. (VI; 1937, p. 98)
*[...] quando si apprende una cosa da qualche altro, non la si può concepire e rendere propria così bene come quando la s'inventa da sé. (VI; 1937, p. 100)
 
===I quattro precetti===
*Il primo era, di non accettare mai per vera alcuna cosa, che non conoscessi evidentemente essere tale: cioè, d'evitare con cura la precipitazione e la prevenzione; e di non includere nei miei giudizi niente più di quello che si presentasse così chiaramente e così distintamente alla mia intelligenza che io non avessi alcuna occasione di metterlo in dubbio. (II; 1937, p. 31)
*Il secondo, di dividere ciascuna delle difficoltà che esaminassi, in tante particelle quante fossero possibili, e necessarie per risolverle meglio. (II; 1937, p. 32)
*Il terzo, di condurre in ordine i miei pensieri, cominciando dagli oggetti più semplici e più facili da conoscere, per salire a poco a poco, come per gradi, fino alla conoscenza del più composti; supponendo ordine anche tra quelli che non si precedono naturalmente l'un l'altro. (II; 1937, pp. 32-33)
*E l'ultimo, di fare ovunque enumerazioni così complete e rassegne così generali da esser sicuro di non ometter nulla. (II; 1937, p. 33)
 
==''Principia philosophiae''==