Differenze tra le versioni di "Pavel Pavlovič Muratov"

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==Citazioni di Pavel Muratov==
*Chi giunge qui con tutta la sua anima e non solo con l'interesse della mente, o degli occhi, ma con tutti i suoi sentimenti, con tutta la sua energia, tutto ciò che ha vissuto, verità e inganni, gioie, dolori, sogni – costui non se ne andrà senza profonde intuizioni spirituali. Più vicino a [[Firenze]] è colui che ama. Per i pellegrini dell'amore essa è santa; nella sua aria luminosa il cuore brucia più lieve e puro. La felicità dell'amore qui è più nobile, la sofferenza più bella, il distacco più dolce. In questo antico cimitero dell'amore troppe anime sono state immolate e troppe preziose lacrime sono state sparse per non credere alla redenzione. Tutto ciò che qui è stato creato, è stato creato solo per amore.<ref>Da ''Obrazy Italii'', citato in [[Aleksej Kara-Murza]], ''Firenze Russa'', traduzione Maria Cristina Moroni e Nadia Cicognini, Sandro Teti Editore, Roma, 2005<sup>1</sup>, [https://books.google.it/books?id=8YRVDwAAQBAJ&lpg=PA275&ots=dQlTQMQXSJ&dq=&pg=PA144#v=onepage&q&f=false pp. 144-145]. ISBN 88-88249-08-7</ref>
*Firenze è viva e la sua anima non è tutta nei quadri e nei palazzi. Essa parla con ciascuno di noi in una lingua semplice e comprensibile come la lingua materna.<ref>Da ''Obrazy Italii'', citato in ''Firenze Russa'', p. 145.</ref>
*Forse non sono affatto da ricercarsi nella luce dei musei le fonti di un autentico entusiasmo per gli antichi. Chi si risolverà a sostenere che ha realmente sentito la Grecia tra le quattro mura del "deposito londinese" e ha serbato nell'anima la sua immagine, uscendo sullo Strand eternamente umido o addentrandosi nei boschi nebbiosi, romantici, nordicamente sognanti di Hyde Park? Il genio del luogo a [[Londra]] è nettamente estraneo al genio del luogo in cui hanno visto la luce per la prima volta i marmi del Partenone e della Demetra di Cnido. Non è forse più vicino all'aria che ha alimentato l'invisibile vita di queste creature del mondo antico, quell’aria che ciascuno di noi respira nell'ampio cortile del Romano Museo delle Terme, anche se non vi si trovano oggetti di così grande qualità [...] Il visitatore che qui osserva i rilievi antichi può sentire a volte il cadere di una pera matura o il battere alla finestra di un albero di fico dalle foglie digitate mosse dal vento. Presso i vecchi cipressi, in mezzo al cortile, zampilla una fontana, l'edera avvolge le bianche pile sacrificali. Vi si trovano anche, in gran quantità, frammenti e sarcofaghi inondati di sole, che rende il loro travertino azzurro e trasparente, il loro marmo caldo e vivo. Per la meravigliosa vitalità di queste cose si può cedere la perfezione di un capolavoro conservato con cura in una sorda stanza.<br>I petali di una rosa sfiorita rimasti sulle pieghe dell'abito di una donna, scolpita non si sa quando e da chi, la abbelliscono molto di più di qualsiasi lode dei conoscitori e di tutte le dispute degli studiosi. In questi petali, in queste ombre di foglie e di rami che scivolano sul marmo, nelle lucertole che vanno su e giù per i frammenti, c'è una specie di legame fra il mondo antico e il nostro, che da solo permette al cuore di riconoscerlo e di credere alla sua vita.<ref>Citato in [[Pavel Florenskij]], ''La prospettiva rovesciata e altri scritti'', a cura di N. Misler, Gangemi Editore, Roma, pp. 57-67; in ''Il rito ortodosso come sintesi delle arti, di Pavel Florenskij'', [http://www.gliscritti.it/blog/entry/689#ftnanc2 Gli scritti. Centro Culturale]</ref>
*{{NDR|Il [[Mausoleo di Santa Costanza]]}} La sua forma rotonda e il suo colonnato leggero che sorregge il portico che lo circonda, sono presi in prestito dal "tesoro" antico delle forme armoniosamente compiute, perfette, semplici e chiare. I mosaici delle volte della galleria circolare hanno sorpassato il balbettamento monosillabo delle raffigurazioni nelle catacombe. L'immaginazione dei maestri cristiani, rinvigorita con una libertà sempre più crescente, si è rivolta ormai ai "modelli antichi". Il medaglione con l'immagine di Cristo giovane, del quale il volgersi classico, il sorriso, e i capelli ricciuti fanno pensare a Dionisio, è circondato dalle scene di vendemmia. I contadini piccoli e tozzi tagliano i tralci di vite, riempiono con i grappoli i carri sostenuti da un paio di grandi ruote rotonde, schiacciano e pigiano il succo d'uva con i piedi, unendo, secondo le usanze antichissime, la loro fatica con la danza rituale. La scena di vendemmia, ''vindemia'', si alterna con le ricche ghirlande ornamentali. È la ricchezza antica un po' ingenua, ancora lontana dall'opulenza bizantina. È costituita dalla semplice accumulazione di oggetti prediletti dall'occhio dell'uomo antico – gli innumerevoli uccelli, rami e tralci, fiori, cornucopie, piccoli genii "volanti". E, quasi esclusivamente, dappertutto, soltanto due colori – bianco e blu, ai quali si aggiunge ogni tanto il colore giallo – colore autunnale delle foglie di vite.<br>Con una strana insistenza si ripete il motivo della vendemmia negli altri monumenti del IV secolo. Come se la luce d'autunno avesse illuminato con i suoi raggi il tramonto al quale si inchinava il mondo antico – la luce dell'ultimo autunno che lo incitava a compiere la sua ultima vendemmia.<ref>Da ''Immagini d'Italia'', due volumi, Mosca, 1993-1994<sup>4</sup>, vol. II, pp. 39-41, in Xenia Muratova, ''«Anima naturaliter christiana»: La transizione dal Mondo antico al Medioevo cristiano a Roma negli scritti di Pavel Muratov''; in AA.VV. ''L'officina dello sguardo, {{small|Scritti in onore di [[Maria Andaloro]]}}'', a cura di Giulia Bordi, Iole Carlettini, Maria Luigia Fobelli, Maria Raffaella Menna, Paola Pogliani, Gangemi Editore, Roma, [https://books.google.it/books?id=2vXzBwAAQBAJ&lpg=PT404&dq=&pg=PT398#v=onepage&q&f=false p. 398]. ISBN 978-88-492-9817-8</ref>