Ottavio Rosati

Ottavio Rosati con i suoi Cacatoa Teto e Iside

Ottavio Rosati (1950 – vivente), psicoanalista e regista italiano.

Citazioni di Ottavio RosatiModifica

  • Al tempo del primo viaggio a Beacon, avevo scritto un testo su Paolo Tommasi, lo scenografo e lui mi fece ottenere dall'Alitalia qualche biglietto per New York in cambio di pubblicità sulla rivista [Atti dello Psicodramma]. Tutta la ricerca sullo psicodramma era finanziata facendo qualcosa per qualcuno che ne faceva un'altra per noi. Ubaldini la teneva in catalogo e la distribuiva in libreria ma noi gli dovevamo consegnare ogni edizione bella e fatta, a nostre spese. I soldi delle vendite erano poco più che un simbolo. Come pagare il conto della tipografia? Correggendo i testi di un altro cliente o facendo un calendario di auguri per il tipografo. Un giorno mi ritrovai sulla Tiburtina davanti a un capannone industriale, pioveva e cinque cani da guardia mi stavano addosso perché avevo saltato il cancello. Che era successo? "Se riesci a farti pagare da un debitore che non mi risponde al telefono," mi aveva detto quella mattina il tipografo, "considerate saldato il conto della vostra rivista." Tramontava il sole e i cani ringhiavano. Avevo le scarpe piene di fango ma ero in giacca e cravatta perché dopo Fernanda mi portava a cena a casa di Montanelli dove avrei scoperto che sua moglie Colette Rosselli era "Donna Letizia", la famosa maestra di Bon Ton degli anni Cinquanta. Quando mi vide, Montanelli mi disse: "Ha mai pensato a fare l'inviato di guerra?"[1]
  • [Su La moda proibita] Cercavamo la location ideale per allestire l'abito Oceano, un capolavoro di 300 metri di seta nelle sfumature del mare, che richiese cinque mesi di lavoro di cinque sarte: l'abbiamo trovata in una stazione della metropolitana di Napoli, la Toledo, dove si trova un'opera di Bob Wilson che riproduce lo scintillio del mare. Lì abbiamo ambientato la storia di questi due ragazzi, onirica e surreale.[2]
  • Conosco Nanda dal 1973 e da allora non è passato giorno senza che l'abbia vista, abbia litigato con lei o le abbia telefonato. Forse per questo c'è voluto più d'un anno per ridurre a 50 minuti un'intervista di 30 ore girata [per il film Generazioni d'amore] nell'estate del 2000, dentro e fuori il palazzo di Trastevere descritto da Fernanda Pivano nel romanzo La mia kasbah.[3]
  • [Sul Teatro di Psicodramma] Da quasi trenta anni Plays porta avanti il progetto del Teatro di Psicodramma ben attrezzato: luci, suono, mini-camere, regia. Fernanda Pivano, che ha contribuito allo sviluppo dello psicodramma in Italia, mi aveva promesso di collaborare con un lascito di "cento milioni di lire... o la maggior somma" [...] Su questa base ho scritto e messo in rete un ipertesto intitolato "Quattro decenni di Plays per il Teatro del Tempo tra la Pivano e Marie-Louise von Franz".[4]
  • Da ragazzo ero allievo di Wilcock l'ingegnere-scrittore argentino che, per insegnarmi cos'è la scrittura, mi faceva leggere l'Aleph di Borges al contrario, un paragrafo alla volta. Wilcock mi prendeva affettuosamente in giro. Mi insegnava ad amare i cani e a fare i raggi X ai luoghi comuni. Disprezzava la psicologia ma poi aveva una finezza di ascolto da grande psicanalista. Una volta mi disse: «Sai che mi ha detto oggi tua madre al telefono: "Signor Wilcock, sono preoccupata: mio figlio è a letto con l'influenza e non mi mangia." Tu lo capisci in che guaio ti trovi? Lei vuole che te la porti al letto e te la mangi!» L'ironia di Wilcock era pari a quella di Flaiano. Come il suo surrealismo. Poteva sembrare amaro ma in realtà era un uomo buonissimo.[5]
  • [Sullo psicodramma] È qualche cosa che anche Ferenczi, un allievo di Freud aveva capito negli anni Trenta. La stessa Klein utilizzava i giocattoli perché i bambini possono comunicare l'inconscio non a parole ma attraverso il gioco e a volte anche gli adulti possono comunicare certi stati di rêverie, di sogno attraverso il gioco [...] Lo psicodramma si può definire come Cocteau chiamava il cinema: un sogno dormito in piedi.[6]
  • [Su una proposta di legge contro gli analisti selvaggi] È un'idea non poco eccentrica. Il suo autore trascura il fatto che il carisma del camice bianco non è più quello di Freud e nemmeno quello di Cronin o del dottor Kildare ma delle macchiette di Sordi. Ben diverse da quelle dei medici sono le dottrine che un analista dovrebbe studiare: scienze umane, linguistica, filosofia della scienza... Prescrivere la laurea in medicina come discriminante sarebbe come risolvere il problema della cattiva cucina prescrivendo la laurea in biologia, quello dei cattivi scultori con la laurea in ingegneria, quello della disonestà nazionale con la laurea in legge.[7]
  • [Come testimone alle nozze di Tinto Brass e Caterina Varzi] È un momento molto bello, solenne e brillante. Eccitante e intelligente come il cinema di Tinto e come la vita di Caterina [...] e, al di là dell'affetto personale che corre nella famiglia, negli amici, nei gruppi di lavoro, nei collaboratori mi sembra, e sono profondamente emozionato nel dirlo, che sia importante perché stabilisce un precedente di ruolo di un tipo di affetto creativo, rivoluzionario, innovativo per cui in questa società finora non c'era nemmeno la parola per dirlo. Perché si sono sempre idealizzate le famiglie e le discendenze biologiche, nonostante le loro gravi mancanze, e non c'è nemmeno una parola per dire la cosa importantissima che Tinto ha fatto per Caterina e quello che Caterina ha fatto per Tinto, che erano sposi molto prima di sposarsi.[8]
  • Grazie ad Aldo Carotenuto avevo conosciuto e intervistato Hillman e la von Franz per la mia rubrica su Radio3. Aldo era un uomo che approvava con entusiasmo qualunque lavoro culturale. Metteva tutto a disposizione di tutti, come fa anche Vezio Ruggeri: libri, contatti, idee. In quegli anni lo appassionava la lotta per imporre Jung accanto a Freud in Italia e guardava con simpatia a Moreno e allo psicodramma. E Fernanda? Solo in un viaggio a Boulder, mi aveva presentato ad Allen Ginsberg, Gregory Corso, Thimothy Leary, William Burroughs, Meredith Monk... Harold Brodkey e la moglie erano spesso nostri ospiti a Roma nella casa dove Fernanda ha ambientato i suoi romanzi: La mia kasbah e Cos'è più la virtù. Con Fernanda a Trastevere avevamo due appartamenti confinanti e avevo aperto un passaggio segreto sul terrazzo. Un mio coniglio d'angora correva sempre da lei per rosicchiare i suoi cartoni. Hai presente gli scatoloni da negozio? Prima che Benetton le facesse la fondazione, le case di Fernanda erano un labirinto di grandi scatole zeppe di libri alte più di un metro. E poi quando Nanda ordinava qualcosa, acqua, coca cola, cioccolata... non prendeva una scatola ma un cartone intero che restava lì per anni senza essere aperto. C'erano confezioni di cioccolata di due, tre cinque anni prima. Un'archeologia del cacao. Per fortuna ci pensava il coniglio a dare una rinfrescata. Lei si infuriava e urlava "Portati via questo animale schifoso!" Io glielo mettevo in braccio e lei scoppiava a ridere. "Certo però che è un bel bestiolino... Che buffo che è! Che bel codino!" Tutto questo con la voce più musicale che ho mai sentito: un pianoforte.[1]
  • [Su La moda proibita] Il mio film è la prova che Capucci si è servito del denaro per finanziare la creazione di abiti scultorei. Per rendere possibili opere d'arte come Oceano dove sono stati impiegati 200 metri di seta plissé, tagliati in 1500 pezzi di tessuto in 30 toni di colore del mare.[9]
  • Il disinteresse di Tesla, l'incapacità di arricchirsi è sempre stata caratterizzata da profondi attacchi invidiosi e filistei. Non sorprende che, secondo un archetipo cristiano, Tesla proprio perché vuole donare molto al mondo muore, apparentemente, solo e senza un soldo, in una stanza d'albergo di New York.[10]
  • [Ad Alessandro Cecchi Paone sulle differenze tra Da Storia nasce Storia e il Grande Fratello] L'idea in comune è il piacere che le giovani generazioni hanno di mostrare se stesse [...] quello che fino agli inizi del secolo era una virtù e cioè la paura del prossimo oggi è diventa una noiosa debolezza e questo prende tante forme, nella clinica, nello spettacolo, nell'intrattenimento, nella televisione. [...] C'è una valenza liberatoria e di fiducia. Moreno [l'inventore dello psicodramma] per esempio diceva: le persone migliori le incontri sempre per caso. L'idea è che il gruppo possa essere anche una matrice terapeutica... osservare e anche permettere alle persone di osservarsi, questo naturalmente non si ottiene solo con le telecamere. Ci possono essere 50.000 telecamere e le persone non si vedono. Ce ne possono essere un paio e le persone si vedono molto bene. Dipende dall'occhio con cui si guarda dentro la telecamera [...] la possibilità di rispecchiarsi e di vedersi con una certa lucidità può aiutare a conoscere quei livelli di comunicazione che magari si ignorano. Noi non sappiamo cosa sarebbe stata la psicoanalisi se ai tempi di Freud avessimo avuto questa tecnologia. Se noi avessimo non solo i resoconti scritti ma anche i video, la storia della psichiatria contemporanea sarebbe diversa. Ed è molto probabile che entro 20, 30 anni l'incontro di queste due cose che sono apparentemente molto diverse, lo spettacolo, i gruppi, la clinica e le ricerche porterà a delle nuove formule di intervento sociale.[11]
  • Lo psicodramma non esiste, esistono solo gli psicodrammatisti.[12]
  • [Su Fantasmi con Leo Gullotta] Morale: Un attore va in scena e si rappresenta. Un Pappafreud passa il tempo ad aiutare la gente che ha paura, ad uscire fuori dal sipario.[13]
  • [Sulla legge Ossicini per l'albo degli psicologi] Quali sono state le conseguenze della legge? Per ora l'aumento dei prezzi dei corsi delle scuole riconosciute. La burocratizzazione delle strutture e l'emigrazione degli allievi meno eroici verso le scuole fornite di patente. Diversi gruppi di studi e di ricerca come il mio che la patente non l'hanno nemmeno cercata, sperano che il parere del Consiglio di Stato freni questa affannata caccia al timbro tondo.[14]
  • Quando facciamo vedere queste psico-scene, questi giochi di ruolo all'università, il talento con cui Rosalia Maggio poteva improvvisare i sogni e le fantasie dei pazienti era così straordinario che spesso gli studenti mi domandano: Scusi ma come si chiama quella grande psicoanalista?[15]
  • Sull'onda del successo di Da Storia nasce Storia che avevo fatto con Rai3, Alessandro Cecchi Paone mi aveva proposto di realizzare insieme per Rai2 la rubrica Lo psicologo di Famiglia che sarebbe andata in onda dopo il telegiornale dunque in un'ora di punta. Pensai di farne la versione televisiva del Programma Radio di Divulgazione della Psicoanalisi curato da Françoise Dolto per la RTF in Francia negli anni Settanta. Era un'impresa coraggiosa per un contenitore pop come Mattino in famiglia a base di orchestrine, applausi comandati e scritte in caratteri panciuti e garruli che oggi ripugnerebbero anche alla Disney. Sembrava impossibile con un regista semplicista come Michele Guardì. Ma volevamo lavorarci. Alessandro era un giornalista colto e cazzuto che in seguito avrebbe fatto programmi di divulgazione scientifica come Amici Animali, La Macchina del Tempo, Appuntamento con la Storia. E che, nel seguito del seguito, avrebbe fatto il suo coming out e un grosso lavoro politico. Ma questa è un'altra storia.[16]
  • Uno dei ricordi più cari dei miei venti anni è legato a Carotenuto. Ero un grumo di contraddizioni, speranze ed entusiasmi che nessun adulto era in grado di sciogliere e nemmeno di vedere. Soffrivo di asma, crisi epilettiche e fantasie schizoidi. Avevo fatto una sola seduta con la vedova di un maestro junghiano e poi stop per mancanza di soldi. Un giorno d'estate al Bar Tabacchi di una spiaggia romana vidi un rappresentante pieno di energia che convinceva l'esercente a tenere esposto accanto ai quotidiani e ai giornaletti una specie di libro con un elefante in copertina. Era il primo numero della Rivista di Psicologia Analitica. Solo a leggere quagli articoli, il naso mi si sturava, gli occhi non bruciavano più e le fantasie schizoidi arretravano. [...] Telefonai al direttore con la voce impostata da basso e gli chiesi un'intervista. Tacqui che scrivevo per Ciao 2001, un giornalino di musica rock.[17]
  • [Su Generazioni d'amore] Uno psicodramma nel quale Nanda non è solo protagonista, ma anche trama. Basta starle accanto e le cose succedono. Come quando siamo andati a girare [il nostro film] a piazza Navona e alcuni ragazzi, dopo averla riconosciuta, le hanno coperto le spalle con una bandiera a stelle e strisce [...] Una donna unica per humor e generosità, infaticabile anche nel caldo torrido, nonostante abbia superato gli ottant'anni.[18]

Da La Moda Proibita (Roberto Capucci e il futuro dell'Alta Moda)

Booklet accluso al DVD La moda proibita, Istituto Luce Cinecittà, Italia. Codice EAN 8 014191 200288

  • Una volta, non per follia ma per ragioni di lavoro, sono andato in giro a Roma vestito come Dickens con due Cacatoa Alba sul mantello, per un mese intero e ho visto come reagisce la gente in simili casi. Che voglio dire? La moda qualcuno la segue, qualcuno la vende , qualcuno la fa. Come il cinema, la moda (alta, media o nana, che sia) è una realtà visiva\immaginale, ma pure concreta e commerciale. È come il mudra nel quale l'indice, che indica la direzione va collegato alla potenza del pollice. Ma se la moda più o meno in voga è un riferimento inevitabile nel mondo dei non pazzi, l'Alta Moda è uno strumento per apparire straordinari nel mondo comune ed essere in regola nel mondo del privilegio. La moda è un mare che resta sempre al suo posto, fatto di onde che si avvicendano sempre uguali e sempre diverse. (Note di regia, p. 2)
  • Dalle onde della moda ogni tanto salta fuori un delfino che sorride, canta e muove la coda. Roberto Capucci, è entrato in scena da ragazzo clamoroso a Firenze nel 1950 grazie al Marchese Giorgini, è il delfino che salta più in alto di tutti perché (a differenza di Chanel, Dior, Yves Saint Laurent, Lagerfeld...) non ritorna in acqua ma nuota nell'aria. (Note di regia, p. 3)
  • Quando iniziammo a girare "La Moda Proibita" nel 2012 ci colpì il fatto che the "Last Emperor", il film di Matt Tyrnauer su Valentino, era frutto di 250 ore di riprese (dal 2005 al 2007). Noi partimmo con le riprese in 3D anche se poi abbiamo montato il lavoro in 2D e siamo andati avanti fino al 2018 per un ammontare di ore ancora più alto del film su Valentino. Capucci era perplesso: "Ma che stiamo facendo, la Bibbia?" Però rinnovò il contratto tre volte. (Note di regia, p. 5)

Da Psychodrame

Booklet accluso al DVD Psychodrame, Roberto Rossellini con J. L. Moreno, Istituto Luce Cinecittà, Italia. Codice EAN 8 014191 200929

  • La profezia di Moreno è stata in parte realizzata, in parte banalizzata, in parte tradita. Perché il vero psicodramma in tele-visione è scomodo e fa paura. Può turbare le persone indifese. Giusto? Non è mica come un normale horror, una tranquilla battaglia o la normale cronaca di una violenza fisica o morale alle quali siamo abituati. (Quale Psicocinema?, p. 77)
  • E il "Vite, vite!, sulla bocca di A.A.Shutzenberger nel finale è il refrain che sottolinea la necessità di fare in fretta perché non c'è tempo, o come se non ci fosse abbastanza pellicola. (Quale psicocinema?, p. 92)
  • Lo Psicocinema di Moreno nel 1956 è il nucleo di una rivoluzione che stava per cambiare il mondo: l'allargamento dei gruppi tramite le reti. Non solo televisive. Moreno non ha inventato Internet ma la ha intuita. (Conversazione tra Marco Greco e Ottavio Rosati, p. 93)
  • La RTF non poteva mandare in onda una ripresa così complicata ma ha il merito di aver organizzato l'incontro tra due registi/pensatori che stavano rivoluzionando la psicologia e il cinema. Anche se poi non ne deriva una collaborazione creativa ma un mezzo ingombro reciproco. Come se Hitchcock dovesse dirigere una conferenza di Gandhi a bordo di un treno nella breve tratta Torino-Milano. Tutto avviene sotto lo sguardo di Rossellini che nel 1956 aveva già fatto Roma città aperta, Germania anno Zero, Giovanna d'Arco al rogo, Viaggio in Italia. (Conversazione tra Marco Greco e Ottavio Rosati, p. 93)

Da Uomini e pappagalli

in Amerio Croce, Animali esotici da compagnia, Poletto Editore, Vermezzo (Milano), 2007. ISBN 978-8895033129

  • Innanzi tutto, pur avendo pagato una certa somma di denaro a un allevamento di Ferrara per tenere con me [il cacatoa] Teto, come Ego Ausiliario della lunga terapia a 360 gradi di Fabio, rifiuto la qualifica di padrone e mi considero il suo custode, qualcosa tra un tutore e un albero vivente. A tutti gli effetti, Teto è mio come io sono suo. (p. 477)
  • Ben presto mi ritrovai a vivere in un piccolo zoo perché Fabio aveva bisogno di Teto, Teto di altri pappagalli e io (per ragioni misteriose) di piccoli mammiferi. Iniziai a comprare grandi quantità di frutta e verdura ed emerse la continua necessità di ripulire i pavimenti da deiezioni di aria e terra. Quando comparvero gabbie di scoiattoli in camera da letto, conigliesse d'angora nel terrazzo e sette pennuti furono liberi di volare per le scale di casa, ebbi l'impressione che il mio inconscio fosse preda di una grave "nevrosi da Arca". E quando, per pura sincronicità, mi ritrovai una targa della Vespa, con le lettere NOE sospettai una psicosi da diluvio universale. (p. 478)
  • Essendo in grado di alzare un'ampia cresta, il Cacatoa è, come direbbe Groddeck, l'uccello dell'Es, l'unico che può avere un'erezione in pubblico senza essere tacciato di oscenità ma, al contrario, suscitando in uomini e donne ammirazione festosa e grida di giubilo.[...] Tutto questo rese l'imago simbolica del pappagallo Teto, come emblema fallico, finalmente degna di fiducia e rispetto, liberando Fabio dalla paura di essere uomo e dalla colpa dei suoi oggetti interni persecutori (come la sorella) che lo vedevano e lo volevano castrato. (p. 483)

Da storia nasce storiaModifica

IncipitModifica

Questo libro descrive una produzione televisiva dove psicologia e spettacolo si sono combinati, grazie allo psicodramma, per dare vita a un nuovo genere di comunicazione.

CitazioniModifica

  • L'incontro di psicodramma e televisione è altrettanto naturale e fisiologico di quello avvenuto, decenni or sono, tra romanzo e cinema. (p. 22)
  • Da gruppo nasce gruppo. (p. 22)
  • Si tratta di storie vere? Da storia nasce Storia è costretto ad andare oltre il racconto, più o meno coinvolgente, di storie vere. È costretto a cercare la verità profonda delle storie perché lo psicodramma trasforma la storia attraverso l'azione. (p. 25)
  • Lo sbaglio dell'attore va visto ma non corretto perché in psicodramma l'attore non sbaglia mai. Quando sbaglia l'Io, parla l'inconscio. (p. 43)
  • Il semplice resoconto verbale del trauma non è sufficiente per un'abreazione terapeutica. (p. 76)
  • La presenza delle telecamere permette di allargare il discorso del gruppo al pubblico televisivo e trasforma la catarsi del protagonista in una catarsi gruppale. (p. 83)
  • Pensavo a un programma televisivo popolare ma non populista un programma di frontiera di Rai3 rivolto a persone che potevano anche non aver mai letto niente ma avevano comunque una psiche più o meno attraversata da archetipi e complessi. Un programma interessante e commovente per tutti. (p. 299)
  • Un giorno, facendo, zapping, trovai un nuovo programma "Aperto al pubblico" in cui, per vincere un aspirapolvere, bastava che lo spettatore riuscisse a prendere la linea e dare un salutino per un attimino a non so che scemino all'altro capo del telefono. (p. 299)
  • Intanto sul Corriere della sera Aldo Grasso osservava che l'era dei telequiz era finita e che Mike Bongiorno stava per inaugurare quella del telegame, meno meritocratica ed elitaria: anziché sapere bastava fare qualcosa, ovviamente di insulso. (p. 299)
  • Anziché le medaglie misi in mostra le ferite fresche accanto alle vecchie cicatrici. (p. 301)
  • Il mio maestro Mario Trevi cominciava a sembrare colpito dalla mia richiesta di una valutazione [su Da Storia nasce Storia] e mi fece una confessione degna di un consulente editoriale giapponese: aveva immaginato che avrei sopravvalutato il suo parere perciò, sapendo che quel tipo di lavoro gli sarebbe riuscito estraneo, aveva preferito non guardare mai il mio programma in televisione [...] Desiderai di non aver cominciato quel discorso. Ma ormai il guaio era fatto. Il maestro aggiunse: "Mi creda: il mio è stato un eccesso di affetto paterno, non un segno di indifferenza". L'ora era più che scaduta e ci avviammo verso l'anticamera. Lì accadde qualcosa che non potrò mai dimenticare. Non dovevo avere un aspetto rassicurante e, forse preoccupato che scivolassi per le scale, il maestro volle darmi un ultimo sostegno. Mi strinse la mano e disse: "Glielo ripeto, caro Ottavio: non confonda la mia indifferenza per affetto paterno." [...] Egli chiuse la porta. Fermo sul pianerottolo me la aggiustai pensando che quello di Trevi non poteva essere un banale lapsus Freudiano: doveva essere un lapsus neojunghiano. (p. 302)

ExplicitModifica

Perché mi ride in faccia? Mi batte il cuore. Aumenta l'odore di ozono. Prendo fiato. Devo dire però che gli occhi non sono brutti. È calda. Sono caldo anche io. Se lei non fosse lei, potrebbe anche piacermi. Quasi quasi glielo dico. Anzi no. Potrebbe equivocare. Ma cosa stiamo facendo avvinghiati su quel divano? "Stai buona", dico. "Buona. Sennò ti stacco la spina. A proposito, ti andrebbe un bacio?". Per tutta risposta le spunta fuori l'antenna incorporata. E adesso?

Intervista multistrato ad Aldo CarotenutoModifica

  • Non è vero, come direbbe un kleiniano ferreo, che il problema è solo l'invidia primaria del soggetto. Può essere influente anche l'invidia con cui l'ambiente guarda il soggetto. (p. 40)
  • In alcune produzioni televisive mi sono visto censurare non il riferimento a realtà sessuali (che anzi sono vivamente raccomandate) ma la citazione di un libro. (p. 41)
  • L'anima è appannaggio dei poeti e degli psicoanalisti. Ma qual è la differenza tra i due approcci? (p. 43)

Quattro decenni di plays per il Teatro del Tempo tra la Pivano e Marie Louise von FranzModifica

IncipitModifica

Questo ipertesto multimediale in quattro parti pubblicato su Plays/ipod (con rimandi ad articoli, foto, lettere, regali, registrazioni, disegni, video, musiche e segreti sussurati) inizia nel 1973 e arriva al 2010. Ed è un archivio di centinaia di fatti e misfatti al centro della commedia 'Grandi Feste con Fuoco' centrata sui conflitti di due innamorati, diversi per carattere e visione del mondo. E per età. Il racconto parte dal mio incontro con l'americanista Fernanda Pivano e descrive i nostri sentimenti che si intrecciarono ad avventure creative realizzate con i nostri amici e nella realizzazione di due progetti: lo Psicocinema che J. L. Moreno sperimentò in Francia con Roberto Rossellini, e il Teatro del Tempo, un laboratorio terapeutico multimediale ispirato al Teatro di Psicodramma cdi Beacon (N. Y.) L'ho scritto come regista badando alla tensione narrativa e al colore dei personaggi ma l'ho scritto anche da psicoanalista, per rispondere alla damnatio memoriae operata nei Diari della Pivano editi da Bompiani. L'importanza e la quantità degli eventi è tale da far pensare che la vera protagonista dell'autobiografia edita da Bompiani sia la coppia esclusa dalla tipografia ma esaltata nella carta scritta a mano. Almeno per l'inconscio.

CitazioniModifica

  • Soprattutto la definizione dei sistemi neurologici di Collera e Paura mi ha fatto comprendere cosa è accaduto nel quarto decennio pieno di Tristezza della mia storia con la Pivano dove, nei primi decenni, i sistemi della Sessualità e della Cura erano intrecciati a quelli della Ricerca e del Gioco. E mi ha chiarito come e perché il Teatro del Tempo da realizzare a Roma, potrà contribuire alla terapia dei traumi affettivi. Il modello teorico di Jaak Panksepp mi ha spinto a riscrivere molte pagine di questo ipertesto alla luce di una nuova visione che scioglieva interrogativi irrisolti, come il sole scioglie il ghiaccio. Grazie dunque al grande scienziato candidato al Nobel, ai suoi topolini che ridono e ai suoi assistenti che li solleticano. (da primo decennio, intro)
  • Quando parla dell'amante spagnola di Sottsass, Fernanda dice "La puttana Barcellona di mio marito". Una delle frasi che Pivano ripete di continuo come un mantra è "Giuro che, se rinasco, rinasco puttana!" Ottavio lo chiama il Mantrananda. Lei è una donna elegante con un solo difetto di origine complessuale: non appena una cameriera sexy le passa davanti, il suo complesso la costringe a dire: Quella ragazza è una puttana e fa benissimo a esserlo. (da primo decennio, 1972)
  • Nella vecchia redazione della Beacon House, trovo in una scatola per terra delle foto e una copia dello Psicodramma di un Matrimonio di Moreno  girato alla Sorbonne nel 1964 che ho cercato invano in Francia negli archivi della RTF. Mi sembra di aver trovato il Santo Graal. Appare in una nuvola di cravatte di seta Hermes che mi dice di prenderla di nascosto ma io resisto e la chiedo in prestito a Zerka Moreno. La porto in Europa, la copio in VHS e, prima di restituirla, ne regalo una copia a tutti i colleghi. Molti anni dopo qualcuno si impossessa dei diritti e la vende in un cofanetto di DVD malfatto e carissimo, privo sia di qualità che di Spontaneità. Che a Moreno non piacerebbe. (da secondo decennio, 1980)
  • Una sera di estate, a Torre del lago durante il Convegno sui libretti Puccini dove Bussotti premia il saggio sulla Turandot, Fernanda a cena racconta di quando Alice Toklass a Parigi le regalò la collana di corallo che ora lei porta al collo e che era della sua compagna Gertrude Stein. Poi rivela a Ottavio che Sottsass non è il suo primo marito: lei aveva già sposato un milionario gay americano ma lo ha lasciato la prima notte di nozze, scappando di casa in pigiama e pelliccia perché "Lui pretendeva di consumare il matrimonio. E questo non era nei patti." Ottavio è sbalordito e le fa notare l'analogia col personaggio di Turandot che taglia le teste dei pretendenti. Senza contare il doppio legame del povero marito gay che scopre la sua eterosessualità proprio nel momento in cui sua moglie lo rifiuta. Dice: "Insomma sei come la principessa che castra i suoi pretendenti". "Questo non è vero, ti sbagli," ribatte Fernanda, "Sottsass mi ha conquistata". "Come sarebbe a dire?" grida lui, geloso, "Sei tu che hai conquistato Sottsass! L'unico che ti ha conquistato sono io!" Così scherzando, Ottavio afferra il calice del vino, lo spezza e si taglia il dito. "Certamente, tesoro. Questo è fuori discussione," ride Nanda. "Però adesso stai attento a non rovinarti la giacca che è l'unica buona che hai. Dammi la mano, fammi vedere dove ti sei tagliato. Santo Cielo... quanto sangue!" (da secondo decennio, 1983)
  • Vittorio Gassman invita Rosati a presentare lo psicodramma al programma di Rai Uno Tutto il mondo è Teatro dove Fernanda gli suggerisce di trasmettere un video del workshop Giocare il Sogno Filmare il Gioco [...] Prima di registrare la puntata Gassman gli domanda se lo scopo dello psicodramma è il rilassamento. Rosati risponde: "No, Maestro. Io mi rilasso quando faccio il regista ma durante uno psicodramma sono regista, autore, regista, scenografo, attore e critico. E lo stesso vale per ogni membro di un gruppo. Lo psicodramma si fa senza prove e con la massima profondità possibile. Niente relax. Anzi alta tensione! È in ballo la vita". "A teatro," risponde Gassman "si fa arte o per lo meno la si cerca. Noi attori recitiamo. E l'attore di genio sembra vivere il personaggio ma non lo è. Non deve esserlo. Comunque la domanda sul rilassamento gliela rifaccio quando siamo in onda perché la Sua risposta non mi convince ma mi piace". (da terzo decennio, 1991)
  • In autunno si verifica uno strano episodio: un giorno che Ottavio va in auto al suo capanno alle Coste Adriane di Montebuono in Sabina, sbaglia strada e prende una salita che non ha mai fatto. Un po' alla volta, anziché tra gli ulivi, si ritrova tra conifere che gli ricordano l'Abruzzo o il Trentino. Continua a guidare con la sensazione che sia Natale e di non potersi fermare. Quando ferma l'auto e osserva la valle, è il tramonto. Immagina di vedere all'orizzonte dei bagliori che associa al passaggio dei Re Magi. Si sente commosso e inquieto. Fa la fantasia che al seguito dei Magi ci siano anche l'imperatore Adriano e Antinoo. Torna indietro a Montebuono. Una settimana dopo, O. inizia l'esperienza descritta nel saggio "Uomini e pappagalli" e nel racconto "Il lago dei Teti": nel corso degli anni, aiuterà un ragazzo di talento, in enormi difficoltà, ad affermarsi prima come pittore poi come modellatore del cinema di animazione affermato sul piano internazionale. Tutto inizia la sera in cui Fabio (un giovane assistente regista che ha lavorato in Germania con Gustav Kuhn) incontra Rosati all'Opera come critico teatrale e gli domanda come potrebbe produrre la Carmen nella riduzione di Peter Brook. Dopo un po' di tempo che si incontrano, Fabio confessa a Ottavio: Mio padre è pazzo: vuole farmi fare l'infermiere come lui. Non so come fare. Sto male. Ho bisogno di aiuto. Mi puoi aiutare? Ottavio si sente attratto come da una parte di sé stesso sconosciuta e risponde di sì. Nel corso di dieci anni gli darà una mano. Con due dita da produttore, due da compagno e una da psicanalista. Gli salverà la vita, quasi a rischio della sua. E comincia lasciando la sua fidanzata. (da terzo decennio, 1992)
  • Harold Brodkey invita Rosati e Pivano a presentare all'Ateneo Veneto il suo romanzo Amicizie Profane. Il libro descrive una storia d'amore gay, complessa e complessuata, tra due ragazzi veneziani, Nino e Onni (nomi che, per Rosati, sono l'uno l'anagramma dell'altro.  Dopo la presentazione Ottavio dirige in albergo un libro-dramma come quello di Carotenuto per Da Storia Nasce Storia sul Diario di una segreta simmetria. Partecipano al gioco Fernanda, la moglie di Brodkey, Fabio e due giovani camerieri scritturati al volo come ego ausiliari che si divertono così tanto a fare uno psicodramma da rifiutare la mancia offerta da O. Alla fine Harold dona ai ragazzi una copia del suo libro. Come musica del gioco Ottavio sceglie il concertato della scena 8 (atto II) de La Cenerentola di Rossini: "Questo è un nodo avviluppato, Questo è un gruppo rintrecciato. Chi sviluppa più inviluppa. Chi più sgruppa, più raggruppa". Rosati vorrebbe ricordare l'incontro con delle foto ma la Pivano preferisce non essere inquadrata perché non ha i capelli a posto. Harold e Ottavio si divertono molto. Fernanda meno. Fabio tace ma contribuisce al librodramma con la sua presenza. A cena si avvicina al tavolo un telespettatore per chiedere un autografo allo psicologo di famiglia. La Pivano sorride e dice: 'Finalmente ci siamo arrivati, tesoro: adesso guadagni più di me'. Il giorno dopo gli regala un orologio in ricordo e lo abbraccia con molto affetto. (da terzo decennio, 1993)
  • Durante un week end alla villa di Gudi e Andrea accade uno strano incidente: tutti sono in giardino a prendere il caffè quando si avverte uno schianto vicino alle gabbie dell'allevamento. Una lastra di cristallo che poggia sul tavolino dove Gudi poggia la frutta per i pappagalli si è spaccata di colpo in una ventina di pezzi che ora poggiano sull'erba. La cosa strana è che tutti i frammenti del vetro sono slittati a destra come se qualcuno prima avesse spostato il piano di vetro sollevandolo lateralmente dai due appoggi e poi l'avesse fatto cadere. Inoltre tre orologi (tra cui quello da polso di O.) si fermano alle quattro, cioè al momento dell'incidente. Tutti sono perplessi. Rosati fa un acquerello sul fenomeno. La sera abbraccia il tronco di un albero per fantasticare un dialogo con la Von Franz che risponde con quattro misteriose parole: "Fox Pivano. Fabio wolf". Il 17 febbraio a Bollingen Marie-Louise von Franz muore. Per Rosati è un dolore immenso anche se la grande analista delle fiabe e delle tipologie continuerà ad esistere negli alberi di lui e nei libri di lei. Per sempre. Anche la Pivano resta addolorata dalla notizia.(da terzo decennio, 1997)
  • Dalla calza della befana spunta fuori un secondo regalo. In un'intervista rilasciata a La Stampa, la Nanda ricorda un curioso episodio accaduto a Torino durante la guerra: un giorno, dopo un bombardamento, Fernanda esce di casa insieme a suo padre e vede due ragazzi su una panchina che si baciano davanti a un incendio. Fernanda esclama: "Bravi!", suo padre Riccardo la sgrida: "Tu sei pazza!" Ottavio pensa che quel "bravi!" corrisponde al "bravissimi!" con cui Fernanda aveva approvato il copione di Genamore. E che il tentato filmicidio corrisponde al rimprovero del banchiere vittoriano che tradiva la moglie ma non dava mai scandalo in pubblico: il padre modello. (da quarto decennio, 2001)
  • In un'immaginazione attiva via-albero, ai fori romani la Von Franz si fa aspettare a lungo. Quando arriva dice a Ottavio: 'Hai perso il filo, ragazzo mio, e devi ricucire i pezzi della tua vita come un sarto. Il sartorello delle fiabe è un Briccone Divino, un personaggio eroico che cuce i pezzi di un fagiolo esploso.  È lo spirito Mercurio, la funzione trascendente che unisce gli opposti: amore e odio, morte e vita, intelligenza e ottusità... Dovresti allearti con un sarto. Il sarto. Cerca un sarto, piccolo di statura ma che sia più grande di tutti. Cerca il Dio dei sarti. Diventa suo amico. E Leggi il Libro Rosso di Carl Jung. È un grande lavoro di sartoria'. (da quarto decennio, 2006)

Citazioni su Ottavio RosatiModifica

  • Al termine di una commemorazione di Karl Jaspers [...] mi venne rivolta una domanda inaspettata. Ottavio Rosati, riferendosi a quanto io avevo detto circa la verità secondo Jaspers, che è sempre unica e molteplice, una (e perciò universale) e singola (e perciò radicata nell'inconfrontabilità di ogni esistenza individuale), mi chiese se poteva esistere un qualche nesso tra Jaspers e Pirandello. Io fui al contempo grato e sconvolto dalla domanda. [...] Tommaseo distingue sottilmente tra sospetto e diffidenza. Esemplificando con la popolare saggezza del veneto, dice che noi sospettiamo di una donna che ci tradisce ma diffidiamo di una donna il cui comportamento potrebbe comprendere anche il tradimento ma non lo implica necessariamente. Chi sospetta sa già di che cosa sospettare, chi diffida non lo sa: sa che la verità va cercata e, in questa consapevolezza, mette in questione sé stesso. (Mario Trevi)
  • Caro Ottavio, ho visto l'inizio del tuo documentario Le Code Le Ali sulla mia mostra alla Venaria Reale. Sono rimasto entusiasta dell'energia che hai messo in questo lavoro. Svelto, giovane, veloce e interessante. Quanta fantasia e immaginazione! Andiamo avanti e mettiamo tutto questo nel film per il Luce! (Roberto Capucci)
  • Ci aveva due pappagalli [...] e io ho detto "guarda quello lì che divertente!" Poi dico "ma quello è Ottavio Rosati" che l'avevo conosciuto ai tempi quando lui stava con Fernanda Pivano, e lui, carino, mi ha messo subito i pappagalli addosso. [...] E mi ha detto: "Sai che voglio fare un documentario su di te?" [...] E c'era l'accordo che non dovevano fare altri registi nessun film prima che finisse... ci sono voluti sette anni... ma ne valeva la pena. Si, assolutamente. (Roberto Capucci)
  • Con una damnatio memoriae, Nanda fa scomparire Ottavio, ragazzo amato, dai suoi diari. Ottavio invece fa scomparire la testa del mostro che di notte spaventa Nanda. Quindi Nanda fa scomparire persone amate. Ottavio fa scomparire l'orrore. Continua a farlo, Ottavio. È il tuo dono. Usalo bene! (Silvana Gandolfi)
  • "Credo che la nostra esperienza si davvero utile a chi ci guarda da casa. Lacrime, gioie, dolori passano il video e raggiungono persone che non hanno neanche il sospetto di cosa ci sia dietro le loro strane ansie e paure. Guardando le storie degli altri ognuno può riflettere sulle proprie". Chi parla così è Ottavio Rosati, ideatore e conduttore di un programma di Raitre che sta facendo molto discutere, visto anche il successo di pubblico e di critica con il quale è stato accolto. [...] Finora la televisione verità ha dato in pasto al pubblico la vita privata di imputati e di scomparsi, per amore di novità e di audience. Ora si filma l'inconscio. Ben venga se può aiutarci a conoscerci e a stare meglio. (Alessandro Cecchi Paone)
  • Devo subito dire che il Maestro ha avuto tante proposte anche da tanti nomi altisonanti. Ottavio Rosati è un bravo regista ma è un bravissimo psicoanalista, un bravissimo psicodrammatista. Per cui ci sono stati registi che fanno solo i registi che Le avevano già fatto questa proposta. Perché ha scelto Ottavio? [...] tutti i grandi registi, di cui non faccio i nomi, sono rimasti dietro, però ne valeva la pena! (Alessandro Cecchi Paone)
  • Ero intima di Nanda quando fini con Sottsass a via Manzoni e lei stava per morirne. Ora so che hai fatto per salvarle la vita. Perciò ho letto e riletto il tuo ipertesto [Quattro decenni di Plays per il Teatro del Tempo con Fernanda Pivano e Marie Louise Von Franz] con grande nutrimento artistico, metaforico, intellettuale. (Adriana Mulassano)
  • L'idea è stata di Ottavio Rosati col quale ho fatto un'esperienza simile anche l'anno scorso, sempre alla Superga di Torino [...] Ottavio mi ha chiesto di raccontare il mio psicodramma, che è una tecnica utile per scaricare le brutte esperienze. Ottavio insisteva, anche la signora della Rai, la signora Lucia, tanto carina. Io avevo una storia da raccontare, una cosa che non sapeva nessuno, nascosta in fondo al mio cuore. Dissi di sì, però col patto che non l'avrebbero mandato in onda. Invece la Rai lo ha scelto.. (Rosalia Maggio)
  • Oggi, entrando al Teatro Flaiano mi chiedevo perché il mio allievo Ottavio Rosati ha sposato in chiesa la psicologia se poi la tradisce sempre col mondo dello spettacolo. (Aldo Carotenuto)
  • Ottavio Rosati con la sua faccia da Actors Studio esercita per la prima volta psicoterapia di gruppo (globale), dove il gruppo è da intendersi come Audience... fa con queste storie esemplari edite e inedite un piccolo miracolo di fiducia nei media che oggi sarebbe impossibile nella nuova tv sempre più vecchia; stravolge le regole del "Villaggio globale" e ci chiama protagonisti uno per uno, sicuro che l'esperienza darà i suoi frutti. (Maurizio Porro)
  • Ottavio Rosati parla in diretta con i fiori. Gli oggetti o i ricordi smarriti. Con i bambini di cartapesta. Persino con le tette delle persone [...] entra o esce, partorisce o si trasferisce dentro e fuori della psiche altrui con tale passione e calore umano che può essere considerato senza ombra di dubbio il primo esempio esclusivo mondale di ragazzo-madro. [...] Drammi interiori per la rete diretta da Angelo Guglielmi. (Sergio Saviane)
  • Ottavio, uccidi la gattoparda: la principessa avvelenata verso il mondo, verso di te, colpisci presto, con un colpo netto, con decisione, definitivamente. Sei ancora in battaglia. Lo specchio ti parlerà e ti confermerà. (Italo Moscati)
  • Recitare i propri drammi in palcoscenico giova alla salute. Lo ha scoperto negli anni venti un allievo di Freud. E oggi lo ripropone Ottavio Rosati il giovane terapeuta junghiano, che insieme a Raitre cerca tanti personaggi da mandare in onda. L'invito sembra uscire dalla copertina ingiallita di Narrate uomini, la vostra storia. (Paolo Brogi)
  • Rosati ha "giocato" molto, con nonchalance, sull'alternanza del significato di "jouer" come recitare. La trovata non è nuova ma era recata con grazia ostentata. E l'animatore della serata, girandoci attorno con bacchette magiche e con fazzoletti colorati, cioè con un persistente senso dell'ironia, ha inizialmente tolto al tema psicodrammatico il suo sussiego. Ha fatto recitar attori e attrici come se fossero evocati fantasmi da palcoscenico pirandelliano. (Tommaso Chiaretti)
  • Un teatro fatto dal pubblico e costruito discretamente da Rosati sulle storie di ogni singolo attore-spettatore che accetta di raccontarsi, di mettersi in piazza illuminando i propri angoli bui, dando forma alle paure ai fantasmi che lo abitano. Per sei settimane i tecnici della Rai e uno sparuto gruppo di occasionali e fortunati curiosi hanno visto l'improvvisato set televisivo, dominato da tre grandi figure disegnate da Emanuele Luzzati (un re come Padre, una regina come Madre, un diavolo come Inconscio), riempirsi di storie che ti chiamavano dentro, che t'inghiottivano come in un vulcano e ti trascinavano oltre il tempo nel luogo dove tutte le storie, tutti i dolori e i sogni convivono in un eterno presente. Storie commoventi perché vere, vere perché rivissute qui ed ora in una recita che non ha nulla della commedia; storie giocate senza ritegno in vista di una liberazione, di una catarsi che, dopo lacrime e peripezie, nervosismo e violenza, regolarmente avviene. Storie estratte una dall'altra, sogni passati di memoria in memoria. Con Ottavio Rosati impegnato a ricordare come soltanto l'autore possa giocare la propria storia, avendo il desiderio e la necessità di farlo. (Gian Luca Favetto)
  • Un tipo raccomandabile Rosati, con la sua maschera sorriso permanentemente stampata sul volto. Uno sul genere croce e delizia, come lo ha definito Fernanda Pivano. Un gran pescatore di storie che stana le persone e le trasforma in personaggi, in attori di se stessi. Racconti di vita. Illuminazioni sulla psiche. Spettacolo terapeutico. Psicoterapia di gruppo dove il teatro viene usato come una sorta di medicina omeopatica. Messa in scena di incubi, ansie, traumi, tormenti per liberarsene rappresentandoli fuori da sé. Miracoli di verità da sembrare incredibili. Non è da imbonitori scaltri chiedervi di vedere ciò che è stato fedelmente registrato e che vien trasmesso ancora per cinque settimane. Non vi permette di rimanere indifferenti: si versa qualche lacrima, magari ci si irrita, ci si spaventa addirittura. Sicuramente si discute e si prova una forte emozione. (Gian Luca Favetto)
  • Una volta partiti i motori delle telecamere, nello studio attrezzato dalla Rai in un locale della collina di Superga un giorno di un freddissimo maggio torinese [...] Rosalia entrò nella parte per il suo psicodramma. A Rosalia importava poco, per la verità, l'aspetto scientifico del lavoro al quale era stata chiamata da Rosati, anzi da "Ottavio" come, con affettuosità napoletanamente azzeccosa sin dai primi contatti chiama abitualmente il regista-psicologo. Si è solennemente impegnata ad essere sincera, ha finanche giurato in tal senso "sulle anime benedette di papà e di mamma"', sottolineando che "i Maggio sono gente d'onore", portando simultaneamente una mano sul petto. Come in un finale di sceneggiata. (Oreste del Buono)

Fernanda PivanoModifica

  • 50 anni! Non è possibile, per me ne avrai sempre 18 a spiegarmi cos'è il super io, a dirmi senza ridere che l'uomo è cacciatore, a chiedermi cosa vuol dire he took my cherry di Ginsberg. Quanti ricordi, quante birbonate, quanti petali dolcissimi della tua gentilezza, quante speranze per il tuo futuro di intelligenza e bravura. Grazie Ottavio, Dio ti protegga sempre.
  • Improvvisamente il mio vicino di casa che è anche un mio carissimo amico da trent'anni, quello tra l'altro che mi ha fatto conoscere questo caseggiato, come lo chiami io, lì in Via Lungara 3, ha cominciato con un pappagallo, poi due pappagalli, poi tre pappagalli, poi quattro pappagalli. Adesso ne ha sette, otto, non so. Praticamente è come se ci parlasse, insomma... Sono molto carini. Io non ho tempo di occuparmene. Mi piacerebbe, ma non ho tempo.
  • Ottavio Rosati protervo e ribaldo, sfacciato e aggressivo, cinico e irruente, si capiva dopo cinque minuti che questa messa in scena proteggeva una generosità patologica e una gentilezza di altri tempi. A 20 anni era davvero convinto, (e lo è tutt'ora che ne ha più di 40) che per vivere le esperienze accessibili attraverso i funghi allucinogeni o LSD, lo psicodramma sia più che sufficiente.

NoteModifica

  1. a b Dall'intervista di Moreno Cerquetelli, L'architrave e l'architetto, Plays.it, 10 marzo 2019.
  2. Citato in Chiara Beghelli, Roberto Capucci, l'anti-imprenditore della moda: un docufilm racconta la sua vita di abiti e arte, IlSole24Ore.com, 16 luglio 2018.
  3. Citato in Generazioni d'amore – Le quattro Americhe di Fernanda, TorinoFilmFest.org.
  4. Dall'intervista di Diana Botti a Ottavio Rosati sul sito A.I.Psi.M., 1º febbraio 2019.
  5. Dall'intervista di Enrico Santori, Dallo psicodramma allo psicoplay, Giornale Storico del Centro Studi Psicologia e Letteratura, Fioriti ed., 2007, vol.5; riportato in Plays.it.
  6. Dal programma televisivo Tutto il mondo è teatro, Rai uno, 17 gennaio 1991. Video disponibile su Youtube.com.
  7. Dall'intervista di Luciana Sica, Freud si è tolto il camice bianco, Paese Sera, 3 giugno 1980; riportata su Plays.it.
  8. Dal socioplay L'amore in piazza, Ordine degli psicologi, 2017. Video disponibile su Imdb.com.
  9. Citato in Noemi Penna, A Giugno l'home video del doc di Ottavio Rosati: La moda proibita, La Stampa, 4 maggio 2019.
  10. Dal programma televisivo Nikola Tesla, lo scienziato dimenticato, Voyager, Rai due, 29 novembre 2008. Video disponibile su Youtube.com.
  11. Dall'intervista di Alessandro Cecchi Paone nel programma televisivo La macchina del Tempo, Retequattro, 2000. Video disponibile su Youtube.com.
  12. Dall'intervista di Felice Perussia al Teatro di Psicodramma di Torino per la presentazione di Psychodrame di J. L. Moreno e R. Rossellini al Torino Cinema Festival, 24 novembre 2018. Video disponibile su Youtube.com.
  13. Dal monologo nel video di Fantasmi al Teatro Stabile di Catania, 2001. Video disponibile su Youtube.com, 2001.
  14. Citato in Luciana Sica, Il mercato della psiche, la Repubblica, 22 febbraio 1995.
  15. Dall'intervista di Rosanna Cancellieri al programma televisivo Chi è di scena, Rai 3, 2 marzo 2006. Video disponibile su Youtube.com.
  16. Da Un balcone per Iside: Storia dello psicologo di famiglia. Articolo su Plays.it.
  17. Da Teorico del tradimento d'amore, Il Piccolo, 15 febbraio 2005.
  18. Citato in Com'è cinematografica la vita di Fernanda, Panorama, 7 settembre 2000, p. 147.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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