Ottavio Rosati

regista

Ottavio Rosati (1950 – vivente), psicoanalista e regista italiano.

Ottavio Rosati con i suoi Cacatoa Teto e Iside

Citazioni di Ottavio RosatiModifica

  • [Su La moda proibita] Cercavamo la location ideale per allestire l'abito Oceano, un capolavoro di 300 metri di seta nelle sfumature del mare, che richiese cinque mesi di lavoro di cinque sarte: l'abbiamo trovata in una stazione della metropolitana di Napoli, la Toledo, dove si trova un'opera di Bob Wilson che riproduce lo scintillio del mare. Lì abbiamo ambientato la storia di questi due ragazzi, onirica e surreale.[1]
  • [Ad Alessandro Cecchi Paone sulle differenze tra Da Storia nasce Storia e il Grande Fratello] Ci possono essere 50.000 telecamere e le persone non si vedono. Ce ne possono essere un paio e le persone si vedono molto bene. Dipende dall'occhio con cui si guarda dentro la telecamera [...] la possibilità di rispecchiarsi e di vedersi con una certa lucidità può aiutare a conoscere quei livelli di comunicazione che magari si ignorano. Noi non sappiamo cosa sarebbe stata la psicoanalisi se ai tempi di Freud avessimo avuto questa tecnologia. Se noi avessimo non solo i resoconti scritti ma anche i video, la storia della psichiatria contemporanea sarebbe diversa. Ed è molto probabile che entro 20, 30 anni l'incontro di queste due cose che sono apparentemente molto diverse, lo spettacolo, i gruppi, la clinica e le ricerche porterà a delle nuove formule di intervento sociale.[2]
  • [su Alejandro Jodorowsky] Coltissimo saggista, instancabile cineasta, generoso terapeuta, Jodorowsky è uno degli uomini più straordinari attualmente presenti sul pianeta. Con la sua Psicomagia ha dato alla psicoanalisi e alle tecniche terapeutiche attive un contributo paragonabile a quello di Moreno con lo psicodramma e a quello di Jung con l'immaginazione attiva. Nella sua vita e nella sua opera la ricerca coesiste col gioco, la saggezza si sposa al talento: Jodo è un genio della mente bicamerale nella scia di Savinio, Goethe e Leonardo.[3]
  • Con Fernanda a Trastevere avevamo due appartamenti confinanti e avevo aperto un passaggio segreto sul terrazzo. Un mio coniglio d'angora correva sempre da lei per rosicchiare i suoi cartoni. [...] C'erano confezioni di cioccolata di due, tre cinque anni prima. Un'archeologia del cacao. Per fortuna ci pensava il coniglio a dare una rinfrescata. Lei si infuriava e urlava Portati via questo animale schifoso! Io glielo mettevo in braccio e lei scoppiava a ridere. Certo però che è un bel bestiolino... Che buffo che è! Che bel codino! Tutto questo con la voce più musicale che ho mai sentito: un pianoforte. Lei era diplomata al conservatorio e insegnava al conservatorio. Andava alla Scala con Montale. Non ho mai osato dirglielo ma forse lei avrebbe voluto vivere non per la letteratura ma per la musica.[4]
  • [Su psicodramma e cinema] Con il caso de L'uomo di febbraio Erickson dà una soluzione al tentativo di Ferenczi di spostare verso l'efficacia terapautica e riparativa le ambizioni prevalentemente conoscitive della psicoanalisi freudiana e realizza un vero e proprio psicodramma à deux.[5]
  • [Sul caso de 'L'uomo del magnetofono'] Con le loro richieste all’analista entrambi, l’uomo dei topi e Abrahams, dal punto di vista della psicanalisi di Freud “agiscono dentro un fantasma” per usare la formula con cui Octave Mannoni traduce “acting out”. Si parla di “acting out” all’interno di un’analisi ortodossa (anche se noiosa, persino se inutile) quando il paziente fa, anziché dire, e osa esprimere i suoi conflitti con fatti e non parole. [...] “acting out” e “passaggio all’atto” sono come topo di città e topo di campagna, cugini stretti e lontani, più o meno educati, in ogni caso animaletti fastidiosi all’interno dello studio. A differenza dello psicodramma, lo spazio analitico è riservato al dire, non al fare. Perciò Abraham, per noi dello psicodramma, è un Santo. Come la Dolto. Come Milton Erickson.[6]
  • Conosco Nanda dal 1973 e da allora non è passato giorno senza che l'abbia vista, abbia litigato con lei o le abbia telefonato. Forse per questo c'è voluto più d'un anno per ridurre a 50 minuti un'intervista di 30 ore girata [per il film Generazioni d'amore] nell'estate del 2000, dentro e fuori il palazzo di Trastevere descritto da Fernanda Pivano nel romanzo La mia kasbah.[7]
  • [Sul Teatro di Psicodramma] Da quasi trenta anni Plays porta avanti il progetto del Teatro di Psicodramma ben attrezzato: luci, suono, mini-camere, regia. Fernanda Pivano, che ha contribuito allo sviluppo dello psicodramma in Italia, mi aveva promesso di collaborare con un lascito di "cento milioni di lire... o la maggior somma" [...] Su questa base ho scritto e messo in rete [...] Quattro decenni di Plays per il Teatro del Tempo tra la Pivano e Marie-Louise von Franz.[3]
  • Da questo frammento rubato da Abrahams non si può concludere niente ma si può capire molto. Impossibile seguire la regola di [Karl Kraus]]: Nei casi dubbi ci si decida per il giusto. [...] A causa del silenzio del dr. Van Nypelseer la richiesta di Abrahams [di registrare la seduta] non viene né soddisfatta né interpretata. Ma credere che questo desiderio inesaudito non significhi niente sarebbe altrettanto sciocco che prendere l’analista per un’analista malvagio. Il dottore di Abrahams non è un analista cattivo ma un cattivo analista. Metterlo in scena a teatro è peggio che metterlo in prigione.[6]
  • Da ragazzo ero allievo di Wilcock l'ingegnere-scrittore argentino che, per insegnarmi cos'è la scrittura, mi faceva leggere l'Aleph di Borges al contrario, un paragrafo alla volta. Wilcock mi prendeva affettuosamente in giro. Mi insegnava ad amare i cani e a fare i raggi X ai luoghi comuni. Disprezzava la psicologia ma poi aveva una finezza di ascolto da grande psicanalista. Una volta mi disse: «Sai che mi ha detto oggi tua madre al telefono: Signor Wilcock, sono preoccupata: mio figlio è a letto con l'influenza e non mi mangia. Tu lo capisci in che guaio ti trovi? Lei vuole che te la porti al letto e te la mangi!» L'ironia di Wilcock era pari a quella di Flaiano. Come il suo surrealismo. Poteva sembrare amaro ma in realtà era un uomo buonissimo.[8]
  • Dopo pochi anni, nella stessa città, Moreno fece il passo successivo a quello di Freud suggerendo una formula rivoluzionaria, un’alternativa pragmatica: far salire lo spettatore sul palco a rappresentare se stesso di fronte ad altri spettatori che a turno avrebbero preso il ruolo di protagonisti e attori. Non si trattava solo di uno strumento psichiatrico di cui avrebbero approfittato tutti, anche gli allievi di Freud, ma di una nuova formula di espressione teatrale. A Moreno fu chiaro che gli spettatori non si limitano a identificarsi nei grandi personaggi sulla scena. Non avendo una scena dove elaborare la propria storia, rischiano di perderla d’occhio [...] Il suo Teatro della Spontaneità nacque in alternativa a una cultura teatrale talmente anemica che Karl Kraus poté dirne: Un tempo a Vienna gli attori erano veri e le scene di cartapesta, ma oggi accade il contrario. [9]
  • Eccomi qua a Colonia con il bibliodramma su Giacobbe per venti artisti europei in gara. Il Play si combina al Game, direbbe Caillois, perché uno solo di loro vincerà il concorso ed esporrà la sua opera alla Kunst Station. Intuisco che a vincere sarà Sidival Fila. Sia perché è un genio. Sia perché è Priore Francescano. Sia perché sicuramente farà lui il ruolo di Giacobbe. Sia perché siamo diventati amici. E il gruppo?  Se faremo dei giochini perbene, uscirà fuori una cosa banale, da catechismo. Vergogna e nausea. Se saranno davvero Spontanei la professoressa Dior dirà che sono pericoloso. Già non mi saluta... Oggi se ne è uscita con una citazione di Romolo Guardini: il gioco va bene ma non bisogna esagerare! Probabilmente la madre gli faceva mettere la canottiera. Giocare l’Antico Testamento in una chiesa/galleria diretta dall'Animus di una signora dei Parioli! Come faccio a stare calmo con tutte le banalità che ascolto e questo continuo profumo di Dior... Dior... Dior? Perché sono qui? Lavoro? No. Se non gioco non faccio giocare gli altri. E se non faccio giocare gli altri non lavoro. [10]
  • [Su Psychodrame di Rossellini e Moreno] E' il nucleo di una rivoluzione che stava per cambiare il mondo: l'allargamento dei gruppi tramite le reti. Non solo televisive. Moreno non ha inventato Internet ma la ha intuita.[11]
  • [Sulla TV generalista] Entrato nello studio de I fatti vostri e stretta la mano a Magalli sentii un pugno allo stomaco psichico: lo stile strapaesano e dolciastro del set faceva pensare alla parodia della tv fatta da Fellini in Ginger e Fred con mucche, bande, trenini. Ora c'eravamo dentro anche noi. Mi resi conto che I fatti vostri era lo Spin-off dello Spin-off, dello Spin-off di un programma dove avevo fatto con Alessandro Cecchi Paone Lo psicologo di famiglia, una rubrica che era stata fermata per eccesso di libri e cultura. Era il momento giusto per vendicarmi del suo inamovibile autore. Eravamo una diretta e avevo a disposizione due cacatoa pronti a tutto.[12]
  • [Sullo psicodramma] È qualche cosa che anche Ferenczi, un allievo di Freud aveva capito negli anni Trenta. La stessa Klein utilizzava i giocattoli perché i bambini possono comunicare l'inconscio non a parole ma attraverso il gioco e a volte anche gli adulti possono comunicare certi stati di rêverie, di sogno attraverso il gioco [...] Lo psicodramma si può definire come Cocteau chiamava il cinema: un sogno dormito in piedi.[13]
  • [Su una proposta di legge contro gli analisti selvaggi] È un'idea non poco eccentrica. Il suo autore trascura il fatto che il carisma del camice bianco non è più quello di Freud e nemmeno quello di Cronin o del dottor Kildare ma delle macchiette di Sordi. Ben diverse da quelle dei medici sono le dottrine che un analista dovrebbe studiare: scienze umane, linguistica, filosofia della scienza... Prescrivere la laurea in medicina come discriminante sarebbe come risolvere il problema della cattiva cucina prescrivendo la laurea in biologia, quello dei cattivi scultori con la laurea in ingegneria, quello della disonestà nazionale con la laurea in legge.[14]
  • [Come testimone alle nozze di Tinto Brass e Caterina Varzi] È un momento molto bello, solenne e brillante. Eccitante e intelligente come il cinema di Tinto e come la vita di Caterina [...] e, al di là dell'affetto personale che corre nella famiglia, negli amici, nei gruppi di lavoro, nei collaboratori mi sembra, e sono profondamente emozionato nel dirlo, che sia importante perché stabilisce un precedente di ruolo di un tipo di affetto creativo, rivoluzionario, innovativo per cui in questa società finora non c'era nemmeno la parola per dirlo. Perché si sono sempre idealizzate le famiglie e le discendenze biologiche, nonostante le loro gravi mancanze, e non c'è nemmeno una parola per dire la cosa importantissima che Tinto ha fatto per Caterina e quello che Caterina ha fatto per Tinto, che erano sposi molto prima di sposarsi.[15]
  • [Rivolto a Ennio Flaiano] Gli scrittori italiani, tranne poche eccezioni, sono accusati di essere noiosi e di raccontare storie private. Pare che in loro si rifletta il conformismo della nostra società, una società bacchettona anche quando crede di essere rivoluzionaria. C'è forse una minore convinzione nel lavoro dello scrittore, mentre al contrario cresce la diffidenza verso il lavoro creativo. [...] Lei si è sempre diviso tra il cinema e la letteratura, dando la prevalenza all'uno o all'altra. In questi ultimi tempi sembrava che avesse scelto la letteratura. Ora si parla di un film su Cristo, che lei scriverebbe per il regista Franco Zeffirelli. Si dice anche che il racconto cinematografico avrà la forma di un'inchiesta.[16]
  • Grazie ad Aldo Carotenuto avevo conosciuto e intervistato Hillman e la von Franz per la mia rubrica su Radio3. Aldo era un uomo che approvava con entusiasmo qualunque lavoro culturale. Metteva tutto a disposizione di tutti, come fa anche Vezio Ruggieri: libri, contatti, idee. In quegli anni lo appassionava la lotta per imporre Jung accanto a Freud in Italia e guardava con simpatia a Moreno e allo psicodramma. [4]
  • I capricci di Capucci durante la produzione per me sono comprensibili e del tutto rispettabili. Lui è un genio. Per dirla con Billy Wilderr: se vuoi Marilyn nel film, aspettati di doverla aspettare sul set.[17]
  • [Da La rinascita di don Romeo] Ieri abbiamo fatto delle riprese col drone a Capestrano e ho scoperto che il cimitero ha un nuovo custode. Un giovane simpatico, sposato ma pieno di ragazze. Mi ha confidato che compensa l’eccesso di Thanatos del suo mestiere facendo sesso ai piedi del Gran Sasso. L’inconscio è incredibile! Pensi che per un lapsus avevo scritto il contrario: facendo Sasso ai piedi del gran Sesso. Gli ho fatto un provino per il film.[18]
  • [Su La moda proibita] Il mio film è la prova che Capucci si è servito del denaro per finanziare la creazione di abiti scultorei. Per rendere possibili opere d'arte come Oceano dove sono stati impiegati 200 metri di seta plissé, tagliati in 1500 pezzi di tessuto in 30 toni di colore del mare.[19]
  • Il disinteresse di Tesla, l'incapacità di arricchirsi è sempre stata caratterizzata da profondi attacchi invidiosi e filistei. Non sorprende che, secondo un archetipo cristiano, Tesla proprio perché vuole donare molto al mondo muore, apparentemente, solo e senza un soldo, in una stanza d'albergo di New York.[20]
  • [Da La rinascita di don Romeo] Il maestro [di Feng shui] mi ha sconsigliato assolutamente di tenere in casa il piccolo tempio Egizio in miniatura che ho costruito in onore di Don Romeo. Una cosa del genere ha effetti troppo yin. A lungo andare, il modellino succhierebbe le energie yang della casa e dello studio. Per fortuna, casa mia è abitata da pappagalli, che con i loro voli ravvivano il Chi dell’ambiente. Come depuratori di energie i pappagalli sono pari ai gatti, a condizione che non siano stati strappati al loro nido. Tenere in gabbia un animale infelice ha esiti nefasti. Ma sembra che da me i padroni siano loro.[18]
  • [Sul teatro di psicodramma] Invitato ad agire sul palcoscenico, il corpo umano si rivela il magazzino teatrale della memoria.[5]
  • I pappagalli, soprattutto i cacatua, hanno una sensibilità particolare [...] sono come dei radar e captano immediatamente se c'è tensione nell'aria o se qualcuno sta mentendo. Se una persona in uno psicodramma vuole nascondere qualcosa di profondo, il pappagallo se ne accorge e si mette a urlare [...] Può capitare un paziente chiuso nel suo mondo inaccessibile, preso da una disperazione quasi suicidale e lo psicoanalista è preso da sconforto perché non può instaurare un rapporto con il paziente. A realizzare il contatto interviene il pappagallo [...] Non basta occuparsi di un animale per guarire. Bisogna riconoscere la sua alterità e studiarlo come altro da sé e non come doppio di se stessi.[21]
  • La dimensione più autentica di Moreno non era quella dell'accademico o dello psicologo sociale, ma quella del regista psichiatrico di improvvisate semplici o geniali, che si sforzò di teorizzare con quel ‘fattore spontaneità’ poco comprensibile agli psicologi amanti di silenzi e appuntamenti rigorosi. [5]
  • La Dolto è stata un personaggio centrale per la psicoanalisi dei bambini con le sue innovazioni teoriche e pratiche per cui fu definita "la nonna dei francesi". Fu lei a riconoscere lo statuto di soggetto al bambino anche prima della nascita fino a parlargli attraverso il ventre della madre e a ottenere risposta attraverso i suoi movimenti. La sola allieva di Lacan che tradusse il pensiero in momenti di gioco terapeutico ricchi di amore, intuito e coraggio come quelli del 'caso Dominique' che ogni psicodrammatista dovrebbe conoscere a memoria come le grandi poesie. L'Europa le deve un film anzi una serie che la faccia entrare nelle case di chi non legge libri.[22]
  • [Sul denaro e i traumi] La nostra domanda per il riconoscimento della scuola di specializzazione fu respinta due volte, da personaggi universitari che in vita loro non avevano fatto una sola ora di psicodramma, sapevano solo leggere libri di psicologia, fare sedute e lezioni. Alla fine chiesi aiuto con i nervi a pezzi a un mio vecchio amico scout divenuto sempre meno scout e sempre più professore. Per prima cosa mi invitò a nascondere la cosa più bella che avevo fatto e cioè gli psicodrammi di Rai3 (Per carità: l'Università non è Hollywood!) poi accese un sigaro e mi dettò l'elenco dei docenti giusti, uno per uno. Avevo i nervi a pezzi: in quel periodo perdevo tutto, o me lo facevo rubare, dalle chiavi alle bici, al motorino, al cellulare. Cassieri e taxisti che dovevano avere 10 euro mi rubavano 50 euro dal resto di 100. Un giorno scout mi telefonò: Ottavio, la domanda è passata. La commissione non l'ha nemmeno aperta: gli è bastato sapere che la presentavo io. Non so se era vero ma è vero che disse così. In cambio mi chiese due borse di studio per certe sue assistenti e di inviargli 5, 6 pazienti come fossero conigli da tirar fuori dal cilindro. Diedi le borse ma non le vite. Mi disse anche: Sai, Jung è morto. Ora ci sono le neuroscienze. Cominciai la scuola e gli studenti videro subito che le sue assistenti erano mini spie. Passò un anno prima che mi liberassi di loro e di lui. Gli dissi che voleva il pizzo, lui disse che ero pazzo. Urlò che ero narcisista, ingrato e non conoscevo la realtà. Minacciò che mi avrebbe fatto chiudere la scuola, usando i toni e i modi di un gerarca obbedito da studenti, amanti e assistenti. [...] Questi sono i soldi che qualcuno fa con i diplomifici di psicoterapia.[23]
  • La pandemia, che ci ha fatto cancellare varie presentazioni all'estero, sta passando e oggi (20 maggio 2020) arriva il primo rendiconto dell'Istituto Luce su La Moda Proibita: la distribuzione è partita dopo tre o quattro coup de theatre di Capucci, ineluttabili in caso di Genio sul set. Come la decisione improvvisa del Maestro di non presentarsi alla prima internazionale alla sala Fellini del 2018 solo perché a Cinecittà, Alta Roma ospita anche una mostra di costumi TV della Carrà. Ancora me le vedo Fendi mamma e Fendi figlia che, stupitissime, dicono: Rosati, faccia qualcosa. Lo convinca Lei. Vada a prenderlo a casa… Faccia presto!.[17]
  • La prima va rifatta una seconda volta. Persino Elda Ferri e Roberto Cicutto, talenti rari del cinema e della distribuzione, che nella loro carriera hanno visto e superato di tutto, restano senza parole. Loro due sanno come manovrare la macchina di un film. Capucci no perché, come Balenciaga che si nascondeva, per lui il successo commerciale non va messo al primo posto. Per il nostro film Roberto ha sempre detto e scritto bellissime parole di apprezzamento e gratitudine ma poi si sottrae alla presentazione in Canada e ai lanci in TV. Il contrario di quello che è successo con Valentino Garavani e il suo socio Giancarlo Giammetti a Matt Tyrnauer, regista e produttore di Valentino The Last emperor, il quale scrive: “Odio” è una parola davvero troppo leggera e gentile per descrivere la loro reazione al film… lo trovavano troppo personale e poco glamourous. Volevano che cambiassi e tagliassi … tutto… Giammetti era estremamente arrabbiato e mi diceva che anche Valentino lo era. Solo che, alle presentazioni del film ai Festival eccoli in prima fila il Gatto e la Volpe a godersi le standing ovation e ad abbracciare Tyrnauer con le lacrime agli occhi. Conformi al detto di Flaiano Gli italiani corrono sempre in aiuto del vincitore. Quindi a ciascuno il suo. A Tyrnauer il tormento e l'estasi. A me il contrario.[17]
  • La prossima volta faccio una fiction basata su storie vere. La Moda Proibita è il mio ultimo ritratto di un Genio vivente. Ho già dato e ho già preso. Magari la storia vera del film sarà proprio questa di come siamo riusciti a fare questo docufilm altrettanto proibito della moda di Roberto. Con Toni Servillo nel ruolo di Capucci. Nei flash back Piera Degli Esposti come la Pivano a 90 anni e Umberto Orsini che fa un cameo di Balenciaga. Non mi viene in mente nessuno che potrebbe fare Ottavio se non Francesco. Io certamente non posso mettermi nei suoi panni. Sono troppo puer.[17]
  • [Su Psychodrame (1956) di Rossellini e Moreno] La RTF non poteva mandare in onda una ripresa così complicata. [...] Mentre ne “Lo psicodramma di un matrimonio” di Moreno girato alla Sorbonne nel 1964 c'è molto di quello che lui faceva il teatro di Beacon come direttore di psicodramma. Lì Moreno e al meglio: carismatico ma non direttivo. Invece entrando nello studio della RTF Moreno entra nella tana del lupo, in una futuribile fabbrica delle conserve culturali. Gioca in casa del nemico-amico.[24]
  • La seconda prima de La moda proibita all’Ara Pacis nel 2019 ricade su Plays cioè su me e il millenial Francesco (nominato produttore esecutivo sul campo) che per il film ha fatto tanto e bene nel più napoletano e generoso dei modi. Resiliente felice e miracolistico io ho strapagato il cast tecnico senza mai pensare ai nostri due onorari, forse in linea con quello che negli anni Settanta, Giorgio Armani disse ad Adriana MulassanoAdriana, sono avvilito perché ho capito che Capucci lavora per l’eternità non per la bottega. Quando Francesco oggi reclama: Ottavio, sono avvilito perché ho avuto troppo Capucci, non mi dispiacerebbe un po’ di Armani, mi ricorda quando chiesi al mio analista: Prof. Trevi, ho preso troppo Jung. Mi dia un po’ di Freud!. Che altro posso dare a Francesco oltre a tutto quello che gli ho già dato? Giusto la profezia dello sciamano che ho scovato a Nuoro: Stai tranquillo, i soldi grossi verranno. E saranno tanti. Questo lavoro avrà sempre più successo col passare del tempo. Un bel tempo: a metà strada tra la bottega e l’eternità. [17]
  • La sua ombra, Fernanda non ha avuto il coraggio di rivelarla. Forse temeva che sfigurasse in confronto a quella di Ginsberg o persino di Erika Jong. Inquesto Fernanda è stata il contrario della Merini. Era troppo attaccata all’eleganza per narrare la sua pallida ombra. Come romanziere si vergognava del peggio di sé. Cioè del meglio. Abbiamo litigato per giorni sui suoi due romanzi scritti per sottrazioni emotive.[23]
  • Lei aveva un padre banchiere nel quale si era identificata: la Pivano ha creato il suo successo investendo il suo talento in personaggi di successo. Al tempo stesso però erano personaggi alternativi, che Riccardo Pivano non avrebbe mai avvicinato. Il Vero Sè erotico e sincero della Nanda era appaltato a loro. Lo nascondeva mettendolo in evidenza sulla scrivania come nel racconto La lettera rubata di Allan Poe.[23]
  • [Durante le prove di 'Fantasmi' con Leo Gullotta] Leo è un furbacchione, un affascinante incantatore di serpenti, un generoso donatore di gioia di vivere. E sarà divertente vederlo alle prese con finti psicodrammi pirandelliani e veri psicodrammi gullottiani.[25]
  • L'esistenzialismo di Moreno non è quello di Sartre per cui l'inferno sono gli altri, ma quello di Buber per cui l'Altro è Dio.[5]
  • Lo psicodramma non esiste, esistono solo gli psicodrammatisti.[26]
  • [Su Fernanda Pivano] Molti passaggi dei suoi Diari raccontano quello che ha fatto e dove, e come e quando, nei minimi dettagli. Ma non dicono con chi. Scrive: qualcuno mi portava al Parco Nazionale… Qualcuno mi faceva un film... Questi racconti alla Ionesco sono la sua fiction. Una fiction che crea desaparecidos, direbbe la Fallaci. Eppure in questa fiction Fernanda è sincera. La sua integrità (il valore di cui andava fiera) coesisteva con la dissociazione. Come figlia di Riccardo Pivano, lei non era integrale. Ogni tanto disintegrava ma era integra.[23]
  • [Su Harold Brodkey] Molto di questo rapporto con l'omosessualità si trova in un romanzo che lui scrisse per il "Consorzio Nuova Venezia", Amicizie profane, finora fuori commercio. Sono più di 400 pagine, il racconto di due amici. Nino e Onni, guarda caso un anagramma, due volti di una stessa personalità. Onni, l'italiano, è un attore divo delle scene, figlio d'una madre che lo prostituiva ai nazisti, votato al divismo. Nino è lo scrittore che crede nella ricerca interiore, nella sensualità riportata allo scavo in noi stessi [...] Quello che ha scritto in Amicizie profane spiega una cosa: che gli dà fastidio, nell'omosessualità, il rischio della fusione, della perdita di personalità. Brodkey tiene insieme gli opposti. [...] Una cosa è certa: qualunque cosa scriverà sarà un modo di sopravvivere e sarà un modo di sopravvivere attraverso la scrittura.[27]
  • [Su Fantasmi con Leo Gullotta] Morale: Un attore va in scena e si rappresenta. Un Pappafreud passa il tempo ad aiutare la gente che ha paura, ad uscire fuori dal sipario.[28]
  • [Su una disputa al secondo convegno mondiale di psichiatria] Moreno si mise davanti al paziente e cominciò a usare le sue tecniche di comunicazione attiva. Dopo pochi minuti, giocando col cappello e facendo smorfie e gesti comici, Moreno riuscì a stabilire un contatto e l'uomo che non parlava da quindici anni finalmente scoppiò a ridere. Gli psichiatri [di scuola biologico-kraepeliniana] presenti rimasero stupefatti ma più tardi cercarono ai ridurre tutto il discorso di Moreno alle sue capacità personali e all'istrionismo di un personaggio inimitabile. Come se la validità di una formula terapeutica dovesse, anzi potesse, prescindere dalla personalità del suo operatore.[5]
  • Nei Diari pubblicati da Bompani l’anno della sua morte, a novanta anni, scrive 'La farsa Roma-Barcellona' per dire che lei veniva a Roma giusto come risposta a Sottsass che andava dalla ragazza in Spagna. Solo che la storia di Sottsass durò pochi mesi mentre la nostra durò 30 anni. Quindi, più che un vaudeville di Feydeau, fu una serie di Netflix. In tre decenni, anzi quattro perché mi arrivarono lettere di Fernanda anche dopo la damnatio memoriae che fece di noi due, nei Diari. La sua, fu una vera scomparsa. La mia Nanda si negò. Lo so che sembra il titolo di una romanza di Verdi ma il mio trauma è durato tre anni. Uno per decennio.[29]
  • Nei primi due decenni fu tutto bellissimo. Nanda mi aiutava a un livello e io la aiutavo a un altro. Aiutante e aiutabile! È il massimo perché quello che tutti noi vorremmo dai nostri genitori non è solo ricevere ma anche dare qualcosa che li faccia felici. Se hai una madre ferita la cosa che più desideri al mondo è di restituirle il sorriso. Tutto questo era un sintomo o una terapia? Forse entrambe le cose.[23]
  • [Sul DVD Psychodrame di Rossellini e Moreno] Oggi l’incontro tra riprese video e psicodramma almeno dal punto di vista tecnico è più facile perché le nuove forme di tele-fonia e tele-camere permettono una produzione a costo zero. Credo che le recenti scoperte di Marco Greco, oltre a darci la gioia di vedere un Moreno inedito, ci saranno di esempio, di stimolo e di aiuto. Who shall survive? I Giganti della Montagna con la loro volgare tracotanza o la carretta di Pirandello e Moreno con la sua nuova, elegante agilità?[30]
  • Osvaldo Guerrieri esce dal ruolo di critico teatrale de La Stampa: muove lo scacco della Regina nel gioco previsto da Pirandello per la sua commedia più diabolica[31].
  • [Sulla legge Ossicini per l'albo degli psicologi] Quali sono state le conseguenze della legge? Per ora l'aumento dei prezzi dei corsi delle scuole riconosciute. La burocratizzazione delle strutture e l'emigrazione degli allievi meno eroici verso le scuole fornite di patente. Diversi gruppi di studi e di ricerca come il mio che la patente non l'hanno nemmeno cercata, sperano che il parere del Consiglio di Stato freni questa affannata caccia al timbro tondo.[32]
  • Quando facciamo vedere queste psico-scene, questi giochi di ruolo all'università, il talento con cui Rosalia Maggio poteva improvvisare i sogni e le fantasie dei pazienti era così straordinario che spesso gli studenti mi domandano: Scusi ma come si chiama quella grande psicoanalista?[33]
  • Pivano amava Sottsass immensamente. Forse perché, da architetto, designer e creatore di gioielli, Sottsass sapeva creare forme meravigliose nella materia. Forme che, a differenza di un testo, apparivano in un attimo come Apollo mentre la Pivano apparteneva a Minerva che ha tempi lunghi. Con Ettore, Fernanda era riuscita a creare qualcosa di più di un matrimonio: la fusione di due ideali creativi in uno. Era un nuovo archetipo sorprendente e dava gioia a chi lo vedeva.[23]
  • [Su Adriana Mulassano] Sa tutto della moda ma studia tante altre cose. Il suo humour british non ricorda quello di Wilde ma quello di George Bernard Shaw e di Bertrand Russell perché non ferirebbe mai nessuno per il gusto di un calembour. Senza Adriana come consulente e scout sarei impazzito durante la produzione de La Moda Proibita. E poi è una donna nobile, non mobile.[17]
  • Sottsass e Pivano erano un tipo di coppia mai visto prima, un esempio per il nostro paese e le nuove generazioni. Lontano dal matrimonio democristiano o comunista e agli antipodi di quello fascista che doveva generare soldati per la patria: Donna al fornello, uomo al bordello. Loro due generavano bellezza e cercavano formule nuove. Non per la guerra ma per la pace. Non per la patria ma per uscire dall’Italia. Non per i figli ma per i giovani. Con Ginsberg misero al mondo due numeri di una rivista che era un capolavoro. Si chiamava Pianeta Fresco. Freud direbbe che quei due numeri erano la sublimazione di due amanti giovani. Jung direbbe che erano il simbolo dei figli che non avevano messo al mondo. Comunque due opere d'arte.[23]
  • Speravo che il mio analista didatta (un filosofo di grande valore come filosofo) prima o poi si congratulasse con me per il risultato ma non diceva niente. Non una parola. Quando uscì su La Stampa una recensione di Laura Carassai che definiva il mio programma di Rai3 "Il successo teatral-televisivo dell'anno", ero al settimo cielo. Feci una fotocopia e me la misi in tasca per tirarla fuori durante la seduta e metterla sulla sua scrivania. Ma quando lo cercai nelle tasche "il successo teatral-televisivo" non c'era più! Sparito. Pensai di aver fatto un lapsus lasciandolo la recensione a casa ma restai zitto. Dopo la seduta, quando per strada cercai le chiavi della moto mi ritrovai il ritaglio della Stampa tra le dita. Mi diedi da solo tre o quattro interpretazioni, pensando al modello di Kohut e alla circolarità tra transfert e controtransfert. Tornai indietro nel portone e infilai la recensione nella buca delle lettere dell'analista. Ma lui non disse mai una parola. E nemmeno io. Oggi capisco che, da quel punto in poi l'analisi fu inutile. Anzi dannosa.[4]
  • Sull'onda del successo di Da Storia nasce Storia che avevo fatto con Rai3, Alessandro Cecchi Paone mi aveva proposto di realizzare insieme per Rai2 la rubrica Lo psicologo di Famiglia che sarebbe andata in onda dopo il telegiornale dunque in un'ora di punta. Pensai di farne la versione televisiva del Programma Radio di Divulgazione della Psicoanalisi curato da Françoise Dolto per la RTF in Francia negli anni Settanta. Era un'impresa coraggiosa per un contenitore pop come Mattino in famiglia a base di orchestrine, applausi comandati e scritte in caratteri panciuti e garruli che oggi ripugnerebbero anche alla Disney. Sembrava impossibile con un regista semplicista come Michele Guardì. Ma volevamo lavorarci. Alessandro era un giornalista colto e cazzuto che in seguito avrebbe fatto programmi di divulgazione scientifica come Amici Animali, La Macchina del Tempo, Appuntamento con la Storia. E che, nel seguito del seguito, avrebbe fatto il suo coming out e un grosso lavoro politico. Ma questa è un'altra storia.[12]
  • [Da La rinascita di don Romeo] Un luogo montuoso come Capestrano è percorso da Vene del Drago che contengono l’energia primordiale dell’universo. Ma esistono molte combinazioni dei cinque elementi come luoghi di potere. Anni fa un albergo, qui in California, fallì in pochi mesi perché fu costruito in un suolo della forma Leone che Ride al Cielo che era stato confuso con un suolo della forma Elefante che Agita un Lago. Le foto che Lei ha scattato dalla torre del castello non mi bastano. Mi occorrono delle fotografie aeree. [...] Se Lei agirà nel modo dovuto, nello yanghizzare l’eccesso di yin di questo spazio, la Sua aspirazione alla paternità potrebbe ancora realizzarsi. Eviti però di unirsi a una donna nata nell’anno della Tigre e non si accoppi mai in una stanza con la porta d’ingresso rivolta al Nord. Mi consulti per e-mail prima di qualunque impresa sessuale di rilievo. Quanto al nuovo custode del cimitero, sbaglio o il ragazzo è nato nell’anno del maiale? Controlli. (Il maestro di Feng Shui)[18]
  • Uno dei ricordi più cari dei miei venti anni è legato a Carotenuto. Ero un grumo di contraddizioni, speranze ed entusiasmi che nessun adulto era in grado di sciogliere e nemmeno di vedere. Soffrivo di asma, crisi epilettiche e fantasie schizoidi. Avevo fatto una sola seduta con la vedova di un maestro junghiano e poi stop per mancanza di soldi. Un giorno d'estate al Bar Tabacchi di una spiaggia romana vidi un rappresentante pieno di energia che convinceva l'esercente a tenere esposto accanto ai quotidiani e ai giornaletti una specie di libro con un elefante in copertina. Era il primo numero de La Rivista di Psicologia Analitica. Solo a leggere quegli articoli, il naso mi si sturava, gli occhi non bruciavano più e le fantasie schizoidi arretravano. Mai più avuta una crisi epilettica in vita mia. Telefonai al direttore con la voce impostata da basso e gli chiesi un'intervista. Tacqui che scrivevo per Ciao 2001, un giornalino di musica rock.[34]
  • [Su Generazioni d'amore] Uno psicodramma nel quale Nanda non è solo protagonista, ma anche trama. Basta starle accanto e le cose succedono. Come quando siamo andati a girare [il nostro film] a piazza Navona e alcuni ragazzi, dopo averla riconosciuta, le hanno coperto le spalle con una bandiera a stelle e strisce [...] Una donna unica per humor e generosità, infaticabile anche nel caldo torrido, nonostante abbia superato gli ottant'anni.[35]

Da Fantasmi (un sociodramma in dieci anni su Pirandello e Moreno con Leo Gullotta e PierLuigi Pirandello)

DVD didattico dell'Università e del Teatro Stabile di Catania con Cinecittà Holding e la Facoltà di Psicologia di Roma Sapienza, 2002-2012 Intro a Fantasmi

  • [Facendo yoga] È impossibile. Non hai visto che pancia ci aveva Moreno? Per fare un sociodramma in un teatro siciliano la pancia è indispensabile. Che faccio [col pubblico]? Gli faccio fare le bolle di sapone? Gli do le palline? No, no, Ezio, non si può fare, Non si può fare, [...] Di colpo salto fuori a fare lo psicologo in mezzo a uno spettacolo teatrale? Ma non esiste! Non esiste! E i pappagalli a chi li lascio? Li posso portare i pappagalli? (dal video Fantasmi n. 1 Ottavio, la pancia del dr. Moreno e i pappagalli)
  • [Alla sarta] Il problema è che io ho bisogno di una pancia che dà, non una pancia chiusa, che prende o che ha già preso. Non so... ha presente il Buddha cinese, il Buddha dei bambini, Papa Giovani XXIII? Sì! La pancia di Babbo Natale? Lei ha capito tutto! (dal video Fantasmi n. 2 Pirandello in sartoria)
  • [rivolto a un pappagallino che lo guarda dalla tasca] Io avevo due anni. Mia madre e mia nonna mi portavano in carrozzina al corso e a un certo punto mi accorgo che stanno parlando male di mio padre. E allora sai che faccio? Mi sto zitto. Chiudo gli occhi, fingo di dormire e le controllo. Questa faccenda va avanti una mezz'ora. Quando poi mia madre si ferma e guarda nella carrozzina se il pupo dorme, io faccio un leggero fischio come se stessi dormendo e lei ci crede. [Il pappagallino fischia] Mi dà un bacio, richiude la tenda e ricomincia a parlar male di mio padre. Morale: un attore va in scena e si rappresenta, un Pappafreud passa il tempo ad aiutare la gente che ha paura, ad uscire fuori dal sipario. (dal video Fantasmi n. 3 Ottavio, Rosalia e il sipario invisibile)
  • [Dietro le quinte, a una giovane attrice terrorizzata] Cioé? Gullotta, Pirandello lo fa e lo psicodramma no? Non improvvisa con il pubblico? Ho capito. Ti rendi conto di come mi sento io? No, scusa: ti rendi conto? No! Tu non ti puoi rendere conto! [dandole la gabbia] Adesso tu pigli questo uccello. Tu vai alla cabina di regia e gli dici che, quando nella scena io dico che sono venuto ad accoppiare il pappagallo ad una Grande Femmina, loro fanno partire, alla faccia di Leo Gullotta, il video di Rosalia Maggio. E ora ripeti. Cosa ti ha detto? [...] E tu e Alberto farete una scena in cui io faccio finta di fare lo psicodramma a voi che fate i personaggi in cerca d'autore! (dal video Fantasmi n. 4 L'improvvisata di Leo Gulotta)
  • Al teatro Valle un testimone eccezionale, l'avvocato Pier Luigi Pirandello, nipote di Luigi e figlio di Fausto Pirandello (uno dei più grandi pittori del Novecento italiano) racconta la storia della sua famiglia [...] Lo spazio e il tempo sono superati in una maniera molto semplice e cioè col gioco. Un gioco di improvvisazione che comincia in una città, prosegue in un'altra città e culmina in un'altra città ancora. Ogni volta coinvolgendo dei teatri stabili, (quello di Torino, quello di Roma, quello di Catania), diversi tipi di gruppi, diversi tipi di studenti del teatro, diversi aspetti dell'opera di Moreno e dell'opera di Pirandello. (dal video Fantasmi al Valle, 2012, n. 1 Introduzione

Da Uomini e pappagalli

in Amerio Croce, Animali esotici da compagnia, Poletto Editore, Vermezzo (Milano), 2007. ISBN 978-8895033129

  • Innanzi tutto, pur avendo pagato una certa somma di denaro a un allevamento di Ferrara per tenere con me [il cacatoa] Teto, come Ego Ausiliario della lunga terapia a 360 gradi di Fabio, rifiuto la qualifica di padrone e mi considero il suo custode, qualcosa tra un tutore e un albero vivente. A tutti gli effetti, Teto è mio come io sono suo. (p. 477)
  • Quando comparvero gabbie di scoiattoli in camera da letto, conigliesse d'angora nel terrazzo e sette pennuti furono liberi di volare per le scale di casa, ebbi l'impressione che il mio inconscio fosse preda di una grave "nevrosi da Arca". E quando, per pura sincronicità, mi ritrovai una targa della Vespa, con le lettere NOE sospettai una psicosi da diluvio universale. (p. 478)
  • Essendo in grado di alzare un'ampia cresta, il Cacatoa è, come direbbe Groddeck, l'uccello dell'Es, l'unico che può avere un'erezione in pubblico senza essere tacciato di oscenità ma, al contrario, suscitando in uomini e donne ammirazione festosa e grida di giubilo. [...] Tutto questo rese l'imago simbolica del pappagallo Teto, come emblema fallico, finalmente degna di fiducia e rispetto, liberando Fabio dalla paura di essere uomo e dalla colpa dei suoi oggetti interni persecutori (come la sorella) che lo vedevano e lo volevano castrato. (p. 483)

Da storia nasce storiaModifica

CitazioniModifica

  • L'incontro di psicodramma e televisione è altrettanto naturale e fisiologico di quello avvenuto, decenni or sono, tra romanzo e cinema. (p. 22)
  • Si tratta di storie vere? Da storia nasce Storia è costretto ad andare oltre il racconto, più o meno coinvolgente, di storie vere. È costretto a cercare la verità profonda delle storie perché lo psicodramma trasforma la storia attraverso l'azione. (p. 25)
  • Lo sbaglio dell'attore va visto ma non corretto perché in psicodramma l'attore non sbaglia mai. Quando sbaglia l'Io, parla l'inconscio. (p. 43)
  • La presenza delle telecamere permette di allargare il discorso del gruppo al pubblico televisivo e trasforma la catarsi del protagonista in una catarsi gruppale. (p. 83)
  • Pensavo a un programma televisivo popolare ma non populista un programma di frontiera di Rai3 rivolto a persone che potevano anche non aver mai letto niente ma avevano comunque una psiche più o meno attraversata da archetipi e complessi. Un programma interessante e commovente per tutti. (p. 299)
  • Il mio maestro Mario Trevi cominciava a sembrare colpito dalla mia richiesta di una valutazione [su Da Storia nasce Storia] e mi fece una confessione degna di un consulente editoriale giapponese: aveva immaginato che avrei sopravvalutato il suo parere perciò, sapendo che quel tipo di lavoro gli sarebbe riuscito estraneo, aveva preferito non guardare mai il mio programma in televisione [...] Desiderai di non aver cominciato quel discorso. Ma ormai il guaio era fatto. Il maestro aggiunse: "Mi creda: il mio è stato un eccesso di affetto paterno, non un segno di indifferenza". L'ora era più che scaduta e ci avviammo verso l'anticamera. Lì accadde qualcosa che non potrò mai dimenticare. Non dovevo avere un aspetto rassicurante e, forse preoccupato che scivolassi per le scale, il maestro volle darmi un ultimo sostegno. Mi strinse la mano e disse: "Glielo ripeto, caro Ottavio: non confonda la mia indifferenza per affetto paterno". [...] Egli chiuse la porta. Fermo sul pianerottolo me la aggiustai pensando che quello di Trevi non poteva essere un banale lapsus Freudiano: doveva essere un lapsus neojunghiano. (p. 302)

Citazioni su Da Storia Nasce StoriaModifica

  • C'era da aspettarselo: «Da storia nasce storia», il programma di Ottavio Rosati che ogni domenica sera mette in scena uno psicodramma, non poteva non incontrare robuste resistenze. [...] Lo psicodramma – lo dice il nome stesso e, ancor più del nome, il suo svolgersi – è, per sua essenza, rappresentazione. Nessuno ha portato in tv un paziente sul lettino. Lo psicodramma si basa naturalmente sull'apporto e sul riconoscimento di un gruppo che fa da pubblico. In questo ha una struttura perfettamente in linea col mezzo televisivo. (Dario Buzzolan)
  • Domenica sera su Raitre, in quella curiosa trasmissione-psicodramma che si intitola «Da storia nasce storia» l'attrice napoletana Rosalia Maggio ha raccontato di quando le venne la tentazione di prostituirsi, vent'anni fa. Non guadagnava una lira. Aveva due figlie da mantenere. Non è una storia che avrebbe interessato Balzac? Non è una storia che avrebbe ispirato De Sica? (Beniamino Placido)
  • Il programma di Ottavio Rosati mi sembra una faccenda complicata però lo psicodramma funziona in TV perché parla della vita della gente. (Angelo Guglielmi)
  • Più di un critico salutò queste storie come la nascita di un nuovo genere televisivo e lo scrittore Harold Brodkey, il "Proust americano", dopo aver capito il contenuto di alcune sequenze attraverso le sole immagini, parlò di "un miracolo possibile solo all'anima italiana [...] forse l'aspetto più clamoroso di questo programma non sta nelle puntate ma nel fatto che durante il lavoro i tecnici della troupe uscivano dai loro ruoli professionali abbandonando telecamere e microfoni per entrare nello psicodramma? (Fernanda Pivano)
  • Altro che tv verità. Facendo uscire dai laboratori la pratica dello psicodramma e presentandola su Raitre nel ciclo domenicale intitolato ”Da storia nasce storia”, Ottavio Rosati tenta addirittura di realizzare la tv segreta, la tv del profondo, la tv dell'inconfessabile. Chi non sa molto della funzione terapeutica dello psicodramma e si siede dinanzi al teleschermo, potrebbe pensare a una forzatura della fiction, a una furbesca esasperazione dei fatti di vita. E magari direbbe che i panni sporchi ognuno deve lavarseli in casa propria. Ma lo psicodramma non vuole la solitudine. Sia giusto o sbagliato, esige che il nero raggrumatosi in fondo al cuore venga non solo portato alla soglia della coscienza, ma sia esposto pubblicamente, "rappresentato", dibattuto con altri a scopo liberatorio e in tutte le possibili varianti. (Osvaldo Guerrieri)

Generazioni d'amore, Il Teatro del tempo di Fernanda PivanoModifica

  • Filmare significa omettere ma omettere troppo significa uccidere. L’ipertesto abbonda. Questo booklet omette. (p.3)
  • La mia scomparsa dal secondo volume dei Diari Pivano è il contrario di quella di Majorana da via Panisperna. Le vie del caos sono infinite ma quelle del Tao sono una di più. (p.3)
  • E invece trova otto pagine manoscritte, una per tema come quelle pubblicate sul libro I miei quadrifogli. I titoli sono: Presunzione, Maldicenza, Invidia, Ipocrisia, Rancore, Violenza, Ingiustizia. Più Dolcezza. (p.5)
  • 'Ti danno un premio al giorno. Ti vogliono fare Senatore a Vita. Sei sulle enciclopedie e sulle parole crociate. Io sono pazzo di te anche se in privato sei una skassakazzzzi. Ma in pubblico sei un Mito. Un Bene Culturale. Una bandiera! L’hai visto sul giornale, che hanno scritto di te?' (p.16)
  • 'Mi chiedo come potrei descrivere in un racconto quest’espressione che hai fatto ora. In un film saprei raccontarla. Ma a parole no.' (p.17)

Grandi feste con fuocoModifica

IncipitModifica

Con Ettore lei era riuscita a creare qualcosa di più di un matrimonio: la fusione di due ideali creativi in uno. Emisfero destro ed emisfero sinistro: un matrimonio di due talenti e due arti nel senso che Julian Jaynes illustra nel suo libro sulla mente bicamerale che regalai a Nanda nel 1980 pochi anni dopo la prima edizione in inglese. Perciò scrissi che la loro unione era un nuovo archetipo sorprendente e che dava gioia a chi lo vedeva. (Otto, atto I, scena I)

CitazioniModifica

  • TUTTE STRON-ZA-TE! L’empatia e il sentimento, con Anima non c’entrano niente. (Abbassa la voce e si regge la testa tra le mani) Anzi è il contrario dell’empatia. In questi casi le donne non hanno la minima idea di chi sia davvero un uomo. Anzi se ne fregano. Fernanda conosce l’arte di attivare la proiezione di Anima da parte degli uomini. Faceva Anima, sembrava Anima ma non era Anima. Se lei fosse stata Anima non avrebbe scritto. Avrebbe sognato, come sogna la Bovary o la povera Blanche di Un Tram che si Chiama Desiderio, oppure si tratta di Zoo di vetro? Non mi ricordo. Comunque sia, la definizione migliore di Anima è quella che diede Jung: Anima è ciò di cui gli altri ridono. Con lei c'era poco da ridere. (Otto, atto I, scena VI)
  • Lei, che è una collezionista di reliquie letterarie, ha comprato all'asta una lettera degli anni Novanta dove la Pivano scrive: Ti ho visto passare, silenzioso, amoroso, a aiutare anime stanche che parevano senza rimedio. Un rimedio l'hai trovato per tutte, sempre sornione, criptico in understatements un po' magici, un po' furbacchioni, sempre più generosi della realtà. Grazie per tutti, trickster antico, amico del Buddha e Buddha tu stesso. Va bene... (Fa un lungo respiro) E poi nell'indice dei Diari non ha trovato nemmeno il nome di questo Buddha. Strano! Nella Roma antica si chiamava Damnatio Memoriae: un omicidio storico. Ce ne abbastanza per far impazzire una persona. Mi scusi se alzo la voce... E ora, cara signora Iside, Lei vi viene a trovare diceci anni dopo la morte della Pivano e ci chiede di spiegarle il perché. Se lo faccio, cosa ci darà in cambio? Perché non lo finanzia Lei il Teatro del Tempo? (Il mentalista, atto II, scena X)

Intervista multistrato ad Aldo CarotenutoModifica

  • Qualcuno ti accusa di una produzione editoriale troppo ricca ed incalzante, forse pensando che il valore di un autore sia direttamente proporzionale alla quantità di idee che rimangono nel cassetto. Pensi anche tu, come Jacob Moreno, che se proprio dovessi morire preferiresti morire di diarrea piuttosto che di costipazione? (p. 15)
  • La clonazione più terrificante è quella delle idee. Non è forse clonazione della peggiore specie quella che avviene sulle menti costringendo centinaia, migliaia, o milioni di individui a vedere il mondo attraverso i dogmi di un catechismo, di un libretto rosso? (p. 23)
  • Non è vero, come direbbe un kleiniano ferreo, che il problema è solo l'invidia primaria del soggetto. Può essere influente anche l'invidia con cui l'ambiente guarda il soggetto. (p. 40)
  • In alcune produzioni televisive mi sono visto censurare non il riferimento a realtà sessuali (che anzi sono vivamente raccomandate) ma la citazione di un libro. (p. 41)

Il PappafreudModifica

  • Dal nostro ultimo viaggio a Vienna il mio amato Cacatoa si agita e parla nel sonno. Il veterinario Amerio, coltissimo omeopata, osserva che Teto parla il tedesco del primo Freud. Gli somministra dosi di Arnica C2 ma il disturbo continua, anzi peggiora. Sono assai preoccupato. Che fare? Novembre: salgo sulla trans-siberiana alla ricerca di uno sciamano specializzato in uccelli. Cerco e trovo il più caro: lui accetta il caso, prende Teto e se lo porta nella capanna del fumo. Passo la notte al freddo guardando la tenda da cui emergono tamburi, fuochi e vapori. All'alba il Medicine Man esce e fa una sconvolgente rivelazione: il mio pappagallo è invasato dallo spirito di un medico austriaco (fosse Freud?) fuggito in una grande città dove imperava una certa maga Melania con cui si comportò malissimo. Teto invasato da Freud? Come? Quando? Perché?
  • Teto grida, vola sul libro e lo lacera col becco. Poi si accende un sigaro. Miss e Titti pigolano. Callosciuro agita la coda. Nanda aggiunge due posti a tavola. Racconto subito la storia dello sciamano. Un monaco accarezza il coniglio, l'altro completa la rivelazione siberiana: Freud, in vita sua ha skarmato di brutto. Torna oggi in Teto per espiare il delitto di aver trasformato i suoi peggiori allievi in pappagalli. Di questo sacro uccello Ottavio è ora il tutore. In che senso? Domanda la Nanda. Nel senso di istruire il Pappafreud sulle nuove frontiere della psicoanalisi, a partire dalle formule della Klein relative a seno, latte e oralità varia. Terminato il training, dovrà portare in giro il Pappafreud per mercati, bar, ristoranti a rispondere alle domande della gente su cibo e bevande.
  • È stato tutto un sogno? Ho appena chiuso la porta che dalla libreria Miss e Titti tirano giù col becco Invidia e Gratitudine della Klein. Suona il telefono: è il mio amico Alfredo Antonaros che ci invita a cena a casa sua. Sul tavolo si materializza una Sacher Torte con un gambero rosso al centro. Rabbrividisco. Teto getta via il sigaro. Panza del Ventre rosicchia con gusto Gioco e Realtà di Winnicott. Sono preso da un accesso di singhiozzi. La Nanda impallidisce e indica una scritta di nuvole apparsa nel cielo: La Maga Melania Non Abita Più Qui.

La Moda Proibita (Roberto Capucci e il futuro dell'Alta Moda)Modifica

  • Una volta, non per follia ma per ragioni di lavoro, sono andato in giro a Roma vestito come Dickens con due Cacatoa Alba sul mantello, per un mese intero e ho visto come reagisce la gente in simili casi. Che voglio dire? La moda qualcuno la segue, qualcuno la vende, qualcuno la fa. Come il cinema, la moda (alta, media o nana, che sia) è una realtà visiva\immaginale, ma pure concreta e commerciale. È come il mudra nel quale l'indice, che indica la direzione va collegato alla potenza del pollice. Ma se la moda più o meno in voga è un riferimento inevitabile nel mondo dei non pazzi, l'Alta Moda è uno strumento per apparire straordinari nel mondo comune ed essere in regola nel mondo del privilegio. La moda è un mare che resta sempre al suo posto, fatto di onde che si avvicendano sempre uguali e sempre diverse. (p. 2)
  • Dalle onde della moda ogni tanto salta fuori un delfino che sorride, canta e muove la coda. Roberto Capucci, è entrato in scena da ragazzo clamoroso a Firenze nel 1950 grazie al Marchese Giorgini, è il delfino che salta più in alto di tutti perché (a differenza di Chanel, Dior, Yves Saint Laurent, Lagerfeld...) non ritorna in acqua ma nuota nell'aria. (p. 3)
  • Quando iniziammo a girare "La Moda Proibita" nel 2012 ci colpì il fatto che The Last Emperor, il film di Matt Tyrnauer su Valentino, era frutto di 250 ore di riprese (dal 2005 al 2007). Noi partimmo con le riprese in 3D anche se poi abbiamo montato il lavoro in 2D e siamo andati avanti fino al 2018 per un ammontare di ore ancora più alto del film su Valentino. Capucci era perplesso: Ma che stiamo facendo, la Bibbia? Però rinnovò il contratto tre volte. (p. 5)

Citazioni su La moda proibitaModifica

  • Devo subito dire che il Maestro ha avuto tante proposte anche da tanti nomi altisonanti. Ottavio Rosati è un bravo regista ma è un bravissimo psicoanalista, un bravissimo psicodrammatista. Per cui ci sono stati registi che fanno solo i registi che avevano già fatto questa proposta [...] tutti i grandi registi, di cui non faccio i nomi, sono rimasti dietro, però ne valeva la pena! (Alessandro Cecchi Paone)
  • Ci aveva due pappagalli [...] e io ho detto: Guarda quello li che divertente! Poi dico: Ma quello è Ottavio Rosati! Che l'avevo conosciuto ai tempi quando lui stava con Fernanda Pivano. E lui, carino, mi ha messo subito i pappagalli addosso. [...] E mi ha detto: Sai che voglio fare un documentario su di te? [...] E c'era l'accordo che non dovevano fare altri registi nessun film prima che finisse... Ci sono voluti sette anni... ma ne valeva la pena. Si, assolutamente. (Roberto Capucci)

La Moreno per Pirandello e Ciascuno a suo modoModifica

  • Stavamo caricando una bomba a orologeria, convinti di maneggiare un carillon. (p. 47)
  • Cominciai a prendere lezioni di tennis. Emerse subito che ero debole nel rovescio. (p. 48)
  • A. M. non aveva un gran seno ma la prese di petto e fece il suo colpetto di stato. (p. 49)
  • Fernanda qualche volta era triste ma non sopportava che lo fossi io. Quando arrivò la notizia che A.M. aveva fermato bloccato l'evento al Carignano mandai un telegramma: PERCHÉ INSCENARE UNO SCANDALO FALSO QUANDO SE NE PUÒ RAPPRESENTARE UNO VERO. E lei disse: "Senti. Conosco queste brave signore con le perle al collo. Firmalo: OTTAVIO ROSATI E FERNANDA PIVANO. Ti servirà". (p.50)
  • Io sono sempre per la politica dei cento fiori, disse Ugo Gregoretti per telefono, aprendoci il teatro che però restò mezzo chiuso per ferie. (p. 53)
  • Erminia – in te – sorella – e coppia... Una spiritessa? E questo che significa? mi chiesi [...] Uno spirito senza forma stava per parlare sul conflitto Vita/Forma: I tempi sono – schiaccianti – ma – dentro – il teatro – non avete nulla da inchiodare – tutto da imbastire – Buona Pace – Fratello! (p. 59)

Citazioni su La Moreno per Pirandello e Ciascuno a suo modoModifica

  • Cominciarono anche le regie teatrali di Rosati […] nel 1986, al Teatro Stabile di Torino con una memorabile messa in scena psicodrammatica di Ciascuno a suo modo in onore dell’anniversario di Pirandello. Ricordo che quando lo spettacolo-sociodramma, dopo un intero anno di lavoro rischiò di essere bloccato da intrighi e scandali assai simili a quelli immaginati nella commedia, Rosati precipitò in una disperazione insospettabile in uno psicoanalista e altrettanto sfrenata della sua spontaneità: una disperazione dalla quale lo vidi uscire non con l’analisi ma convocando un’intera banda di “pazzarielli” napoletani che rivelarono l’intrigo per le strade di una Torino sgomenta, in un Living Newspaper che legava il Teatro Carignano a Piazza Carignano e a mezza città. (Fernanda Pivano)
  • Magari avere sempre, tutto l'anno un pubblico come questo di Rosati per Moreno e Pirandello: aperto, ironico, disponibile... Questa sera lo dimostra: Torino ha pure un'anima allegra.(Ugo Gregoretti)
  • Eccola, la serata imprendibile, frammentata, scheggiata de La Moreno (che tutti sanno chi è) per Pirandello e Ciascuno a suo modo. Eccola la Grande Improvvisazione che culminerà negli esempi di psicodramma condotti da Zerka Moreno, vedova di Jacob Levi Moreno, inventore di questo discusso metodo psicoterapeutico. Ecco, infine, il folle giuoco, amministrato sapientemente da Ottavio Rosati e offerto a un pubblico numerosissimo, adescato da lusinghe un po' stregonesche, un po' scientifiche, un po' clownesche. [...] Su, nei palchi, alcuni sembrano impazzire, litigano a distanza, se la pigliano con Rosati che, travestito da usciere, fa il burattinaio e il buttafuori. Nell'atmosfera accesa, il fantasma delle serate futuriste occhieggia sornione. (Osvaldo Guerrieri)

La Scacchiera e il VideoplayModifica

  • Il 27 febbraio 1986 , dopo un incontro organizzato da Ubaldini e dal Teatro di Roma al Flaiano, Fernanda, alla Kasbah, ha l'idea di festeggiare il libro di Moreno invitando gli amici dello psicodramma intorno a una Torta Morena con creme ispirate al pensiero di Freud, Jung, Klein, Lacan e Winnicott. [...] Osservando la Torta Morena con l’alternanza di due colori, mi arrivò l'intuizione di una nuova tecnica psicodrammatica senza gruppo che avrei messo a punto nel corso di 30 anni e che dal 2005 sarebbe stata portata avanti dai primi allievi della scuola Ipod: La Scacchiera.
  • Il Videoplay è un'estensione della Scacchiera con varie funzioni analitiche e terapeutiche e, a grandi linee, avviene in vari atti. Uno: il paziente concretizza metafore dei suoi oggetti interni grazie ai modellini. Due: l'analista fa le sue interpretazioni. Tre: le amplifica e le concretizza con giochi di specchi e luci. Quattro: propone al paziente di fotografarli e/o inquadrarli realizzando dei piani sequenza col suo smart-phone.
  • Il Videoplay è un giocattolo terapeutico (ispirato alle teorie sulla 'funzione riflessiva' di Fonagy e Target) dove l'analista opera, come uno scenografo, attraverso una serie di piccole luci e puntatori laser su diverse quinte mobili fatte di specchi unidirezionali. [...] Il gioco delle luci aiuta il paziente a fare una serie di scoperte e insight. L'ho inventato nel 2016 ma in un certo senso direi che è emerso da solo come un logico sviluppo della scacchiera.

Quattro decenni di playsModifica

  • Come Rita Levi Montalcini, la von Franz era una donna totalmente incapace di seduzione femminile il che non le impediva di lasciare tutti incantati dalla sua intelligenza, dalla sua cultura, dalla sua saggezza. Era anche generosa, intuitiva e capace di humour. Era tra le dieci donne peggio vestite e pettinate d‘Europa ma, mentre la Montalcini ritirò il Nobel nel suntuoso abito con coda di Roberto Capucci ispirato a Caravaggio, non riesco a immaginare Marie-Louise nemmeno nel più sobrio tailleur di Chanel. In altre parole: il controtipo della Pivano. Ho incontrata la von Franz pochissimo: una volta in Italia e cinque volte in Svizzera ma in questo ipertesto è la star di una serie di immaginazioni attive dove mi salva la vita citando i suoi libri. Grazie a lei, anziché morire, ho girato La moda proibita.[36]
  • Fernanda dice sempre che la letteratura italiana era ed è "tutta una fanfaronata" di sogni e pensieri rispetto a quella pragmatista americana che invece parla della RE-AL-TÀ QUO-TI-DIA-NA!. Oggi, mentre la portavo in auto all'aeroporto, abbiamo litigato. Lei non tiene conto che in Italia non c'è solo la prosa lirica di D'annunzio ma anche il realismo di Pirandello, Verga, Tomasi Di Lampedusa, Rigoni Stern, Sciascia, per non parlare di Belli, Trilussa e Salvatore Di Giacomo. Nanda citava Fitzgerald: l'azione è personaggio e il personaggio è azione e ha detto: "L'azione! Capisci? L'azione! Non è per questo che tu preferisci lo psicodramma alla psicoanalisi?" (da primo decennio, 1973)
  • Ieri è stato il capodanno del 1973 e Fernanda mi ha regalato una foto bellissima del 1958 dove sorride sullo sfondo di una scala con la ringhiera identica a quella di via lungara. Mi ha chiesto: Secondo te, quanti anni ho in questa foto? Quando ho risposto: Sei un po' più grande di me, oggi. Diciamo una trentina? lei è scoppiata a ridere: Giusto, Trombolino: se me ne calo sette, siamo coetanei. E qualche volta sei tu più grande di me! (da primo decennio, 1973)
  • Lei scoppia a ridere e dice Sei l'unico che mi fa giocare. (da primo decennio, 1975)
  • A Torino intanto il Festival continua con Beat Film il documentario prodotto da Procacci, presentato da Fabio Fazio. Tutto sembra andare per il meglio. Ma non appena la Pivano mette piede sul red carpet tra applausi e fotografi si verifica uno strabiliante fenomeno di sincronicità che blocca la serata e ferma il Festival: il cinema ha preso fuoco. Tutti scappano. (da quarto decennio, 2001)
  • Finalmente il fantasma della von Franz prende voce nella corteccia della quercia e sussurra: So che la tua signora dopo l'incendio ha dichiarato: 'Mi pare una casualità troppo grossa, per essere davvero una coincidenza.' Ma cosa ne sa lei della differenza tra cause e coincidenze? E' come se io parlassi della differenza tra un beat e uno hippie. Ascoltami: l'incendio scoppiato al festival dopo il tuo film e prima dell'altro è una sincronicità. Ed è legato all'archetipo dell'amore proibito. L'Animus della Pivano legato al padre Riccardo, il banchiere, aveva tradito il vostro film, fatto a Roma con due soldi, con quello milanese costato 250 milioni. Ma poi la parte amorosa di Fernanda, la sua psiche nascosta ha costellato il fuoco di Eros per disobbedire al padre e salvare te e le vostre generazioni d'amore. Lei però questo non lo sa. (da quarto decennio, 2001)

Citazioni su Quattro decenni di plays per il Teatro del Tempo tra la Pivano e Marie Louise von FranzModifica

  • Con una damnatio memoriae, Nanda fa scomparire Ottavio, ragazzo amato, dai suoi diari. Ottavio invece fa scomparire la testa del mostro che di notte spaventa Nanda. Quindi Nanda fa scomparire persone amate. Ottavio fa scomparire l'orrore. Continua a farlo, Ottavio. È il tuo dono. Usalo bene! (Silvana Gandolfi)
  • Ho letto e riletto il tuo ipertesto con grande nutrimento artistico, metaforico, intellettuale. (Adriana Mulassano)

Questa sera si recita a soggetto: Pirandello, Moreno e lo psicodrammaModifica

  • Una sola volta nella sua vita Antonietta lesse una commedia del marito, restò offesa dalla descrizione di un personaggio da lei ispirato e decise di ignorare per sempre l'opera di Luigi. (da Incartare i fantasmi, p.143)
  • Negli stessi giorni in cui Pirandello decise di rinnovare il Teatro Odescalchi fondando il Teatro d'Arte stava anche costruendosi un villino con i suoi diritti d'autore. Le spese per il teatro avevano regolarmente la priorità su quelle per la casa, al punto che i muratori, esasperati, andavano spesso a strappare i soldi dalle mani dei cassieri al botteghino. (da Incartare i fantasmi, p.147)
  • La follia che in sua moglie [Antonietta Portulano] era stata noiosa e naturalmente ineluttabile, come la pioggia e la siccità, nel suo giocattolo dell'attrice amante [Marta Abba], Luigi la gestiva e la evocava tra mille meraviglie di immagini e concetti. Marta-attrice stava a fianco dell'Autore e giocava con lui. La sua vecchia condizione atroce, la condizione di quel povero marito-attore che vive accanto a chi gli fa rappresentare ciò che gli scomoda, Pirandello la girò con grazia a Marta Abba e la ringraziò facendone una diva. (da Incartare i fantasmi, p.148)

Pirandello e lo psicodramma in ItaliaModifica

  • Sono le opere dei drammaturghi che non conoscono la psiche attraverso i libri di analisi ad arricchire la competenza degli psicologi. (p. 64)
  • La formula pirandelliana del Teatro nel Teatro rappresenta un tentativo di smascherare la teatralità, dunque la falsità della condizione umana, facendo ricorso omeopaticamente al teatro per curare il teatro. (p. 66)
  • Il processo di sessuazione è infatti un processo interpersonale dipendente dallo sguardo alienante o strutturante di altri. Ciò significa riconoscere allo sguardo il potere di definire o smantellare o ridefinire l'adesione dell'altro alla sua sessualità. (p. 68)
  • Con un altro gioco Ciampa riporterà la sessuazione al punto in cui s'era fermata all'inizio della storia. Una soluzione di genio, un gran coup de théatre salverà la reputazione del protagonista. (p. 72)
  • La malattia di Enrico IV non sta nell'illudersi di essere il suo personaggio, ma nel non poter rinunziare al suo gioco. (p. 74)

Citazioni su Ottavio RosatiModifica

  • Caro Ottavio, ho visto l'inizio del tuo documentario Le Code Le Ali sulla mia mostra alla Venaria Reale. Sono rimasto entusiasta dell'energia che hai messo in questo lavoro. Svelto, giovane, veloce e interessante. Quanta fantasia e immaginazione! Andiamo avanti e mettiamo tutto questo nel film per il Luce! (Roberto Capucci)
  • L'idea è stata di Ottavio Rosati col quale ho fatto un'esperienza simile anche l'anno scorso, sempre alla Superga di Torino [...] Ottavio mi ha chiesto di raccontare il mio psicodramma, che è una tecnica utile per scaricare le brutte esperienze. Ottavio insisteva, anche la signora della Rai, la signora Lucia, tanto carina. Io avevo una storia da raccontare, una cosa che non sapeva nessuno, nascosta in fondo al mio cuore. Dissi di sì, però col patto che non l'avrebbero mandato in onda. Invece la Rai lo ha scelto. (Rosalia Maggio)
  • Oggi, entrando al Teatro Flaiano mi chiedevo perché il mio allievo Ottavio Rosati ha sposato in chiesa la psicologia se poi la tradisce sempre col mondo dello spettacolo. (Aldo Carotenuto)
  • Ottavio Rosati con la sua faccia da Actors Studio esercita per la prima volta psicoterapia di gruppo (globale), dove il gruppo è da intendersi come Audience... fa con queste storie esemplari edite e inedite un piccolo miracolo di fiducia nei media che oggi sarebbe impossibile nella nuova tv sempre più vecchia; stravolge le regole del "Villaggio globale" e ci chiama protagonisti uno per uno, sicuro che l'esperienza darà i suoi frutti. (Maurizio Porro)
  • Ottavio Rosati parla in diretta con i fiori. Gli oggetti o i ricordi smarriti. Con i bambini di cartapesta. Persino con le tette delle persone [...] entra o esce, partorisce o si trasferisce dentro e fuori della psiche altrui con tale passione e calore umano che può essere considerato senza ombra di dubbio il primo esempio esclusivo mondale di ragazzo-madro. [...] Drammi interiori per la rete diretta da Angelo Guglielmi. (Sergio Saviane)
  • Recitare i propri drammi in palcoscenico giova alla salute. Lo ha scoperto negli anni venti un allievo di Freud. E oggi lo ripropone Ottavio Rosati il giovane terapeuta junghiano, che insieme a Raitre cerca tanti personaggi da mandare in onda. L'invito sembra uscire dalla copertina ingiallita di Narrate uomini, la vostra storia. (Paolo Brogi)
  • Rosati ha "giocato" molto, con nonchalance, sull'alternanza del significato di "jouer" come recitare. La trovata non è nuova ma era recata con grazia ostentata. E l'animatore della serata, girandoci attorno con bacchette magiche e con fazzoletti colorati, cioè con un persistente senso dell'ironia, ha inizialmente tolto al tema psicodrammatico il suo sussiego. Ha fatto recitar attori e attrici come se fossero evocati Fantasmi da palcoscenico pirandelliano. (Tommaso Chiaretti)
  • Un tipo raccomandabile Rosati, con la sua maschera sorriso permanentemente stampata sul volto. Uno sul genere croce e delizia, come lo ha definito Fernanda Pivano. Un gran pescatore di storie che stana le persone e le trasforma in personaggi, in attori di se stessi. Racconti di vita. Illuminazioni sulla psiche. Spettacolo terapeutico. Psicoterapia di gruppo dove il teatro viene usato come una sorta di medicina omeopatica. Messa in scena di incubi, ansie, traumi, tormenti per liberarsene rappresentandoli fuori da sé. Miracoli di verità da sembrare incredibili. Non è da imbonitori scaltri chiedervi di vedere ciò che è stato fedelmente registrato e che vien trasmesso ancora per cinque settimane. Non vi permette di rimanere indifferenti: si versa qualche lacrima, magari ci si irrita, ci si spaventa addirittura. Sicuramente si discute e si prova una forte emozione. (Gian Luca Favetto)

Fernanda PivanoModifica

  • 50 anni! Non è possibile, per me ne avrai sempre 18 a spiegarmi cos'è il super io, a dirmi senza ridere che l'uomo è cacciatore, a chiedermi cosa vuol dire he took my cherry di Ginsberg. Quanti ricordi, quante birbonate, quanti petali dolcissimi della tua gentilezza. Quante speranze per il tuo futuro di intelligenza e bravura. Grazie Ottavio, Dio ti protegga sempre.
  • Aveva, ha, avrà sempre uno humour irresistibile, più dolce del sarcasmo romano, che usa soltanto quando proprio gli fanno perdere la pazienza. Ricordo che molti anni fa lo sperimentò anche un illustre analista, il professor Gerard Adler [...] venuto a Roma ospite del Congresso di Psicoanalisi junghiana organizzato da Aldo Carotenuto. Rosati doveva accompagnarlo in un albergo lontano dal centro e per fare più in fretta non rispettò nessuno dei sensi vietati. Il professore diventò sempre più silenzioso finché a una svolta spericolata disse: Ma dottore, qui è vietato passare. Rosati, con uno di quei suoi sorrisi contagiosi, rispose: È vietato, ma non impossibile. Il professore dopo un attimo di imbarazzo si lasciò conquistare dalla situazione e rise come un ragazzo.
  • Cominciarono anche le regie teatrali di Rosati […] nel 1986, al Teatro Stabile di Torino con una memorabile messa in scena psicodrammatica di Ciascuno a suo modo in onore dell’anniversario di Pirandello. Ricordo che quando lo spettacolo-sociodramma, dopo un intero anno di lavoro rischiò di essere bloccato da intrighi e scandali assai simili a quelli immaginati nella commedia, Rosati precipitò in una disperazione insospettabile in uno psicoanalista e altrettanto sfrenata della sua spontaneità: una disperazione dalla quale lo vidi uscire non con l’analisi ma convocando un’intera banda di “pazzarielli” napoletani che rivelarono l’intrigo per le strade di una Torino sgomenta, in un Living Newspaper che legava il Teatro Carignano a Piazza Carignano e a mezza città.
  • Ottavio Rosati, di cui conosco speranze | e sogni di luce, di cui conosco | malati guariti, | malati che guariranno | nei misteriosi sconquassi di inconsci crudeli, | malati che lo invocano durante la notte | protetta dal Buddha, malati che si aggrappano | alla sua forza, fino a lasciarlo sgomento. | Grazie eroe silenzioso di abnegazione a un'idea, | grazie, generosissimo uomo che conosce gli dei.
  • Ottavio Rosati mi è stato presentato nel 1973 per un'intervista, dall'editore che è rimasto il più caro della mia lunga serie: alludo a Raimondo Biffi, editore dell'Arcana che mi ha commissionato due libri rimasti nel mio cuore: C'era una volta un beat e Beat Hippie Yippie. Rosati che era molto giovane allora, palesemente molto più maturo della sua età, mi ha impressionato per la sua insolita genialità [...] La nostra lunga amicizia gli ha permesso di conoscermi bene, anche perché, da quando l'ho incontrato, so con quanta passione svolge la sua attività di regista. Sia in ambito clinico con i suoi psicodrammi, sia nella divulgazione della psicoanalisi, sia in campo puramente creativo [...] Di Ottavio mi diverte molto il suo humor che spesso è irresistibile sia quando gioca a canzonarmi, sia quando gioca a canzonare gli altri. Quello che di lui mi fa arrabbiare non riguarda nessuno
  • Ottavio Rosati protervo e ribaldo, sfacciato e aggressivo, cinico e irruente, si capiva dopo cinque minuti che questa messa in scena proteggeva una generosità patologica e una gentilezza di altri tempi. A 20 anni era davvero convinto, (e lo è tutt'ora che ne ha più di 40) che per vivere le esperienze accessibili attraverso i funghi allucinogeni o LSD, lo psicodramma sia più che sufficiente.
  • Un vero trickster. Ottavio mi commosse con regali sempre più raffinati, il primo nel 1978: un ciondolo di radice di agata che resta tra i miei ricordi più cari, una collana di murrine antiche che mi portò da Venezia nel 1980, una collana d'oro che comprò al museo di Bogotà, quando andò a tenere un seminario in Bolivia negli anni Novanta. In una conferenza che fece gratis (di nascosto) in un'altra città, Medellin, lo compensarono con una scheggia di smeraldo. Che mi accompagna sempre nella scatoletta di cinghiale dove conservo le mie mitiche spille di Gertrude Stein.

NoteModifica

  1. Citato in Chiara Beghelli, Roberto Capucci, l'anti-imprenditore della moda: un docufilm racconta la sua vita di abiti e arte, IlSole24Ore.com, 16 luglio 2018.
  2. Dall'intervista di Alessandro Cecchi Paone nel programma televisivo La macchina del Tempo, Retequattro, 2000. Video disponibile su Youtube.com.
  3. a b Intervista di Diana Botti presidente AiPSIM (Plays.it)
  4. a b c L'architrave e l'architetto intervista di Moreno Cerquetelli a Ottavio Rosati. Plays.it
  5. a b c d e da J. L. Moreno e gli action methods pref. a Manuale di psicodramma, n.1 - Il teatro come terapia, Ubaldini, Roma, 1985, p.26
  6. a b Per l'Uomo del magnetofono (Teatro Stabile di Roma)
  7. Citato in Generazioni d'amore – Le quattro Americhe di Fernanda, TorinoFilmFest.org.
  8. Dall'intervista di Enrico Santori, Dallo psicodramma allo psicoplay, Giornale Storico del Centro Studi Psicologia e Letteratura, Fioriti ed., 2007, vol. 5; riportato in Plays.it.
  9. Moreno regista della platea prefazione a Psychodrama, n.3, tr. it. Manuale di psicodramma, Ubaldini, Roma, 1987  riportata in Plays>
  10. Diario di un bibliodramma instabile ([1]
  11. Psychodrame al Torino Film Festival dal booklet Psychodrame, Istituto Luce, 2019, p.93.
  12. a b Un balcone per Iside(Articolo)
  13. Dal programma televisivo di Vittorio Gassman, Tutto il mondo è teatro, Rai uno, 17 gennaio 1991. Video disponibile su Youtube.com.
  14. Dall'intervista di Luciana Sica, Freud si è tolto il camice bianco, Paese Sera, 3 giugno 1980; riportata su Plays.it.
  15. Dal socioplay L'amore in piazza, Ordine degli psicologi, 2017. Video disponibile su Imdb.com.
  16. Da L'italiano non ride: intervista a Ennio Flaiano, Il Mondo (Rizzoli), 14 aprile 1972, pp. 16-17; riportata in Plays.it.
  17. a b c d e f Storia segreta della Moda Proibita Plays
  18. a b c Dal play 'La rinascita di don Romeo'Plays.it
  19. Citato in Noemi Penna, A Giugno l'home video del doc di Ottavio Rosati: La moda proibita, La Stampa, 4 maggio 2019.
  20. Dal programma televisivo Nikola Tesla, lo scienziato dimenticato, Voyager, Rai due, 29 novembre 2008. Video disponibile su Youtube.com.
  21. Citato in Gabriele Salari, Un pappagallo radar aiuta lo psicoanalista, l'Unità, 30 luglio, 1997; riportato in Profesnet.it
  22. In Dalla Dolto ai quiz all'americana in Plays.it
  23. a b c d e f g Dall'intervista di Enrico Santori, I soldi tra inconscio e realtà in Plays.it
  24. Psychodrame al Torino Film Festival dal booklet Psychodrame, Istituto Luce, 2019, p.93.
  25. Gaia Sciacca, Leo Gullotta prof. all’Universita, La Sicilia, 12 marzo, 2001, p.22
  26. Dall'intervista di Felice Perussia al Teatro di Psicodramma di Torino per la presentazione di Psychodrame di J. L. Moreno e R. Rossellini al Torino Cinema Festival, 24 novembre 2018. Video disponibile su Youtube.com.
  27. Citato in Marco Neirotti, Brodkey: l'Aids mi ha tradito, La Stampa, 16 giugno 1993.
  28. Dal monologo nel video di Fantasmi al Teatro Stabile di Catania, 2001. Video disponibile su Youtube.com, 2001.
  29. Dal play Grandi feste con fuoco
  30. Quale psicocinema? dal booklet Psychodrame, Istituto Luce, 2019, p.73.
  31. Da Quattro decenni di plays per la Pivano e Marie-Louise von Franz Plays
  32. Citato in Luciana Sica, Il mercato della psiche, la Repubblica, 22 febbraio 1995.
  33. Dall'intervista di Rosanna Cancellieri al programma televisivo Chi è di scena, Rai 3, 2 marzo 2006. Video disponibile su Youtube.com.
  34. Da Teorico del tradimento d'amore, Il Piccolo, 15 febbraio 2005.
  35. Citato in Com'è cinematografica la vita di Fernanda, Panorama, 7 settembre 2000, p. 147.
  36. Da Quattro decenni di plays per il Teatro del Tempo tra la Pivano e Marie-Louise von Franz.primo decennio, 1973

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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