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Jean Cau

scrittore e giornalista francese

Jean Cau (1925 – 1993), scrittore e giornalista francese.

Citazioni di Jean CauModifica

  • Ci sono mille modi di suicidarsi. Balzac scelse il caffè, Verlaine l'assenzio, Rimbaud l'Etiopia, l'Occidente la democrazia, e Guevara la giungla.[1]
  • La Juve è una donna, un'amante che torna all'innamorato dopo l'adulterio di una sconfitta.[2]
  • La Juventus è adorata dai tifosi che ne sono gelosi, la sorvegliano passo passo, ne conoscono tutti i pregi ma sono pronti a rimproverarle impietosamente i minimi difetti, la obbligano ad essere bella e sempre giovane malgrado gli ottant'anni e più, criticano appena delude ma cadono in ginocchio appena, dopo l'adulterio della sconfitta, ritorna verso di loro con la vittoria. Insomma la Juve è una donna, un'amante e una madre tutto assieme. È Venere che qualche volta ti mette le corna ed allo stesso tempo è la Madonna sempre vergine. Pagana e cattolica.[3]

Il Cavaliere, la Morte e il DiavoloModifica

  • Il cavaliere, non potete immaginarlo, senza ridere, preso in un qualsiasi dialogo. Possiede appena alcune parole e queste non potrebbero essere scambiate con un compagno come leggere palle colpite dalla racchetta. Lui dice, , o dice, no. Afferma o rifiuta senza attorcigliare di commenti quel che dice. Non si può discutere con lui, è troppo semplice. Le parole di lui pronunciano l'Universale e formulano il Tutto. Non sa cavillare, ma vivere nel vero e morire per testimoniarlo con la sua morte. Sa che gli avvocati non sono mai così loquaci come quando difendono cause abominevoli. Odia quella setta. Io anche. È vestita di nero. Il cavaliere monologa certezze nette. (p. 51)
  • Il bastardo è il cane del cavaliere, e questi è il cane del suo dio. Non è il dio dei papi, né dei teologi né dei chierici saputi che sfogliano libri ingialliti. Il suo dio è semplicissimo, composto dal Buon Dio dalla Madonna e da Nostro Signore Gesù Cristo. Non vi sono discussioni, non vi sono problemi. Dio esiste, categoricamente. Il Diavolo anche. Il Sole anche. Tutto è vero. (p. 42)
  • Ho avuto certi risvegli, la notte e ho saputo che l'importante non è Dio, ma la fede in lui. Nulla esiste. Tutto è l'affermazione di questo Niente. (p. 43)
  • In quell'altro mondo che ho abbandonato, v'erano troppe parole. Ero disperato nell'assistere a simile sperpero, perché mi ricordavo il linguaggio avaro di cui si servivano le mie antiche famiglie. Vi riflettevano cento e una volta prima di pronunciare le parole che sono grandi. Così, per esempio, i miei genitori mai mi hanno detto di amarmi, e se mio padre avesse avuto l'impudenza di dirmi «ti amo», credo che mi sarei sciolto dalla vergogna – per lui e per me – e sarei scappato. Sta male. Mi ha detto, ti amo. Quest'amore, se ha sentito il bisogno di confessarlo vuol dire che per lui non è più naturale. E che forse una bestia confessa di amare i suoi piccoli? Li lecca e li riscalda. O ho, non si dice agli esseri che si amano. Lo si pensa, furtivamente, a labbra serrate, infatti, per le anime gravi nell'ammissione di amare, v'è qualche cosa di un poco impudico. Credo sia molto difficile pronunciare certe parole. Credo che uno sguardo basi; o la mano che si posa sulla spalla. O il silenzio di due soldati che marciano al medesimo passo. O una pacca. Quando ero ragazzino, mio pare veniva a svegliarmi. Mi scuoteva. Diceva «avanti, vaillant» (diceva, vaillant in dialetto) «bisogna alzarsi» poi usciva dalla camera dove galleggiava l'odore sacro della sigaretta. Se mi avesse detto: «Avanti, amore…». No, impossibile. È ridicolo. Non si parla così mollemente a un uomo. Per lui ero «vaillant»: a scuola, in bicicletta, quando mi sforzavo di seguirlo, ovunque. Lode più grande non ne conosceva. Vaillant. Come a una bestia. (p. 49)
  • Credo a tutte queste cose. Che i vincoli più solidi non sono fatti da catene di rose ma da ruvide corde che si possono tirare. (p. 50)

NoteModifica

  1. Citato in Marcello Veneziani, Così il «Cavaliere» di Dürer diventò l'icona eroica della destra nobile e perduta, Il Giornale.it, 17 giugno 2013.
  2. Citato in Il tempo della Juve. Un secolo di ricordi, Repubblica.it, 25 ottobre 1997.
  3. Citato in Giovanni De Luna, La Juve delle passioni e le anime di Torino, La Stampa, 12 febbraio 1990, p. 17.

BibliografiaModifica

  • Jean Cau, Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo, Ciarrapico, Roma, 1985.

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