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Elena Perino

attrice e doppiatrice italiana

Citazioni di Elena PerinoModifica

  • Molti, quando dico che ho venticinque anni e lavoro da venti, fanno molta fatica a crederci; alle elementari venivo persino sgridata, le maestre mi dicevano che dovevo lasciare il lavoro, che non era giusto lavorare a quell'età e che loro erano contrarie. Se gli avessi dato retta non avrei mai appreso la tecnica come solo i bambini fanno: per me è automatico. Chi incomincia tardi si distrae dalla recitazione per stare attento agli attacchi, alle lunghezze, alla cuffia, al copione o allo schermo.[1]
  • Oreste Rizzini mi ha particolarmente colpita visto che ci avevo lavorato tantissimo: io e Veronica Puccio avevamo fatto un'intera serie tv insieme a lui e ci aveva rinominate "Elena Pennichella" e "Veronica Nanna", ci chiamava così ogni volta che ci imbambolavamo a vedere un anello[2] o partivamo in ritardo.[1]
  • Penélope è adorabile: alla conferenza stampa, prima di iniziare a girare il film [Non ti muovere], mi si presentò davanti chiedendomi (in un italiano perfetto) se non sarei rimasta traumatizzata a tagliarmi i capelli [...] e rimasi senza fiato realizzando solo dopo qualche attimo che mi stava parlando. Ogni volta che mi vedeva mi abbracciava, era alla mano, simpatica, semplice, una vera diva ed una vera donna, che sa di essere quello che è, ma non ti fa neanche per un secondo sentire da meno.[1]
  • Per il film [Non ti muovere] Sergio mi prese dopo cinque provini [...] e, all'ultimo, mentre mi stavo mettendo la giacca per andare via, mi chiamò e mi presentò ad alcune persone dicendo che sarei stata Angela, sua figlia. Ebbi un mancamento, mi aveva presa, e lo sentii come un padre per tutto il film.[1]
  • [Parla del nonno Gianfranco Bellini] Quando doppiò HAL 9000[3] era una voce completamente diversa da quella originale, e mio nonno ricevette i complimenti proprio di Stanley Kubrick perché l'aveva reso ancora più reale di come l'aveva creato lui.[4]
  • Quando stai lì al leggio, se hai cinque anni o se ne hai sessanta stai comunque al pari. Io mi ricordo che i colleghi più grandi non si rapportavano a noi come se fossimo tanto più piccoli, eravamo dei colleghi alla pari, e quindi stessa responsbilità, stessa serietà. È stata tipo una scuola di arti marziali: ci ha dato una certa disciplina questa cosa.[4]
  • [Parla ancora del nonno] Sia io che mio fratello abbiamo lavorato con lui, ed era severo con noi più che con altri: è stato bellissimo lavorarci insieme e riceverne gli insegnamenti attraverso la sua calda e rassicurante voce. A lui dobbiamo l'aver imparato "la vecchia scuola" di questo mestiere; è stato un grande e mi dispiace che non venga ricordato abbastanza come tanti suoi vecchi colleghi.[1]
  • Un doppiatore deve assolutamente essere un bravo attore, perché un doppiatore che sa usare alla perfezione la tecnica [...] ma non sa recitare non ha futuro. Forse, il limite del doppiatore di fronte alla macchina da presa è il non sapersi muovere; noi dobbiamo trasmettere qualsiasi tipo di emozione solamente con la voce, cercando di non agitarci più di tanto con la gestualità, poiché anche ogni rumore diverso dalla voce viene captato dal microfono, ma sulla cosa si può lavorare e ci sono tantissimi doppiatori che di fronte alla macchina da presa sono riusciti a trasmettere anche l'espressività.[1]

NoteModifica

  1. a b c d e f Da Intervista a Elena Perino di Francesco Massaccesi, taxidrivers.it, 19 novembre 2010.
  2. Nel doppiaggio con questo termine si indica uno spezzone di pellicola chiuso ad anello e proiettabile a ripetizione.
  3. Il computer di bordo dell'astronave Discovery nel film 2001: Odissea nello spazio.
  4. a b Da Elena Perino (voce di Brenda Song in “The Social Network”), Davide Pigliacelli, DoppiatoriItaliani.com, 20 giugno 2012.

DoppiaggioModifica

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